Correva l’anno 1999 ed uno studios, noto allora come Black Isle, si prodigava nella produzione di uno degli RPG occidentali più articolati, profondi e maturi che il mondo videoludico abbia mai avuto modo di apprezzare. Stiamo parlandi di Planescape Torment, un titolo da cui Torment : Tides of Numenera ha ereditato diverse cose, tra cui anche alcuni ex membri del team originario. Buon sangue non mente?

Old….But so good…
Molto probabilmente il pubblico più giovane e che non ha mai seguito il mondo del gaming su PC ignora bellamente cosa sia stato Planescape Torment all’epoca della sua uscita e, probabilmente, non si sa spiegare come un progetto come Torment : Tides of Numenera (T:ToN d’ora in poi), passando da kickstarter e chiedendo una modica cifra (900.000$), sia riuscito ad interessare un numero tale di utenti da far si che il budget per il titolo arrivasse a sfiorare i quattro milioni di dollari. Un merito sicuramente dovuto al fatto che gli appassionati del genere si trovano a combattere con titoli del genere ruolistico sicuramente ottimi, profondi ed apprezzabili, ma che hanno visto una deriva sempre più marcata verso l’accessibilità e le dinamiche action. T:ToN si distacca dal filone moderno in toto, a partire dall’aspetto visivo, riproponendo una visuale isometrica che accomunava tutti i titoli Black Isle, in cui i nostri eroi si muovono in tempo reale durante l’esplorazione ed a turni durante le fasi di combattimento. Questa scelta si allinea ad una moltitudine di altre scelte che il team di sviluppo ha intrapreso durante la creazione di questo piccolo capolavoro fuori dal tempo, optando per un sistema di sviluppo complesso, una dinamica di gioco arcaica, una difficoltà ben calibrata ma ad alti livelli, se paragonata alle produzioni attuali, ed ad una vastità e complessità narrativa che di rado incontriamo, ormai, nel nostro amato media. T:ToN non vuole essere accessibile, e lo dimostra da subito, ponendoci nei panni di un signor nessuno e proponendoci una fase tutorial che si dilunga con dialoghi dettagliatissimi e scritti divinamente, che si prodigano per far si che l’immedesimazione sia la stessa che si potrebbe ottenere seduti ad un tavolo con un Master a gestire il destino del più classico Party di Dungeon’s & Dragon.

L’arte del design
L’aspetto che immediatamente fa capolino una volta avviato il gioco è l’ormai inusuale utilizzo della prospettiva isometrica per i titoli ruolistici, che ha innumerevoli vantaggi rispetto alla oramai classica terza persona. Perdendo leggermente in immedesimazione, avremo sempre sott’occhio tutto quanto ci circonda e riusciremo sempre ad analizzare completamente l’ambiente e le possibilità che lo stesso ci riserva. Questo non è solo merito della prospettiva scelta, ma anche di un accurato lavoro di game design fatto dallo sviluppatore, che si è prodigato nel realizzare location evocative, che fondono sapientemente gli stilemi del fantasy al genere steampunk con strutture tecnologiche “retrò”, cristalli che fungono da fonti energetiche e chi più ne ha più ne metta. Il quadro d’insieme ricrea un mondo surreale, dove natura, magia e tecnologia si susseguono senza soluzione di continuità e ci regala panorami e fondali da incorniciare, nonostante si noti che il motore non spreme assolutamente le potenzialità degli hardware moderni.
Pecca non da poco risultano essere i leggeri cali di framerate che affliggono la produzione.
Ottimo il comparto sonoro del titolo, che presenta ottime musiche, ben contestualizzate agli ambienti ed alle situazioni in cui ci troviamo. Ottima anche l’effettistica generale, sia per quanto concerne il comparto audio che video, con un’ottima riproduzione sia di rumori, impatti, esplosioni ecc.. che per la riproduzione degli effetti speciali a video. Il doppiaggio è, invece, senza infamia ne lode, essendo relegato a parti relativamente contenute, soppiantanto da una quantità di righe di testo che scoraggeranno la maggior parte degli utenti moderni, vista la necessità di conoscere in modo piuttosto approfondito l’inglese. Ottimi i menù e l’inventario, chiaro e di facile lettura, sia per quanto riguarda la personalizzazione del nostro equipaggiamento, sia per quanto concerne lo sviluppo del personaggio e del party.

Role Playing Game
Arriviamo al piatto forte del titolo, ossia il gameplay. T:ToN si presenta, come anticipavamo, come un titolo vechia scuola sotto praticamente tutti i punti di vista. Le fasi esplorative ci permettono di controllare il nostro avatar in location ben delineate dove potremo interagire con un numero limitato di oggetti ed elementi dello scenario. Ad accompagnarci avremo, spesso e volentieri, altri personaggi, che saranno ben visibili durante l’esplorazione. Le fasi di combattimento sono invece gestiste a turni, dove noi controlleremo un puntatore che cambierà di funzione a seconda di dove lo indirizzeremo (quindi facendoci muovere, attaccare o interagire a seconda delle situazioni).
Per ogni nostra azione potremo spendere dei punti attributo, che si rigenerano nel tempo, per aumentare le possibilità di successo dell’azione in oggetto o aumentarne l’efficacia. Il sistema di sviluppo si basa sull’apprendimento di determinate abilità, che ci permettono l’accesso ad equipaggiamenti e ad azioni specifiche sia in fase esplorativa che in combattimento.
In aggiunta, oltre all’ovvio equipaggiamento che si deteriora nel tempo e che può avere caratteristiche speciali, avremo la possibilità di trasportare con noi alcune reliquie che ci garantiranno vantaggi permanenti, come un aumento delle nostre statistiche, resistenze particolari, efficacia verso determinati nemici ecc.. ma che saremo costretti a valutare in maniera approfondita, visto e considerato che, se ne trasporteremo troppi e troppo potenti, ci causeranno anche ingenti effetti collaterali.

NOTA: Abbiamo volutamente sorvolato sulla trama del titolo per evitare spoiler e soprese, presenti anche nelle battute iniziali del titolo. Le uniche cose che possiamo dire è che pur partendo da presupposti più che interessanti, non risulta ritmata come dovrebbe, non motivandoci ad avanzare come avremmo voluto.

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO
8.9
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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