The Suicide of Rachel Foster – Recensione

The Suicide of Rachel Foster è una storia che scava nel passato di Nicole, attraverso una ricostruzione minuziosa, alcuni risvolti gradevoli e altri piuttosto forzati. L'ottima caratterizzazione dei personaggi coinvolti permette al giocatore di farsi trascinare fino alla fine, in un'investigazione attenta capace di non lasciare nulla al caso. Seppur il gameplay sia ridotto all'osso, la breve esperienza di gioco ci immedesima all'interno di un albergo tanto desolato quanto affascinante e, soprattutto, curato nei minimi dettagli. Se siete alla ricerca di un thriller investigativo, il prodotto di One-O-One Games farà sicuramente al caso vostro.

Da qualche anno a questa parte, il panorama indie ci ha abituati a nuove concezioni ludiche, scardinando quei canoni di gameplay destinati a soddisfare il palato del pubblico medio, sempre più abituato a produzioni che tendono a ripetersi nelle meccaniche di gioco. Specie negli ultimi anni, abbiamo visto una maggiore diffusione di produzioni orientate a mettere in primo piano la narrazione, anche se ciò dovesse significare mettere da parte il gameplay che, ricordiamo, è la prima caratteristica a convincere un utente se acquistare o meno tale prodotto. Death Stranding (QUI per la nostra recensione), per esempio, ha sacrificato buona parte dell’azione per offrire un’esperienza ludica capace di amalgamarsi all’aspetto narrativo, seppur la main quest si basi praticamente su una sequela di fetch quest.

Dunque, questa tipologia di produzioni che “sacrificano il gameplay per raccontare una storia”, spesso e volentieri vengono nominate – in maniera pressapochista – walking simulator. Eppure, esse nascono con l’intento di immedesimare il giocatore all’interno di un racconto. Spiccano titoli come Everybody’s Gone to the Rapture, Virginia e Drowning, esperienze che durano quanto una pellicola cinematografica, ma capaci di trasmettere sensazioni vivide in poche ore di gioco. Tra queste fila, troviamo anche The Suicide of Rachel Foster, sviluppato dal team italiano di One-O-One Games, il quale approda finalmente anche su PlayStation 4 dopo la pubblicazione avvenuta su Steam. Dopo averlo giocato e completato, ve ne vogliamo parlare in questa nostra nuova recensione.

The Suicide of Rachel Foster, a volte è impossibile lasciarsi il passato alle spalle.

The Suicide of Rachel Foster si apre con le parole della ormai defunta madre di Nicole, la protagonista, la quale ci fornisce un incipit piuttosto sfizioso. La ragazza, ormai rimasta l’unica della famiglia, ha l’obbligo di presentarsi nell’hotel della stessa, il Timberline, situato nel Montana. È giunto il momento di vendere l’immobile ereditato e, per farlo, dovrà incontrarsi con l’avvocato per siglare l’accordo. Sullo sfondo di tale inizio, sfocia il passato della ragazza, coinvolta assieme alla propria famiglia nel suicidio di Rachel Foster. Un avvenimento che lascerà un segno indelebile sulla sua vita e su quelle di tutte le persone le quali hanno vissuto tale evento. In attesa, dunque, di mettere una parola fine a tutta questa storia, sia dell’albergo che il lasciarsi alle spalle il passato, Nicole rimarrà bloccata in albergo a causa di una tormenta piuttosto violenta, con la neve che le renderà impossibile il ritorno a casa. Sola dunque, in un immobile che, seppur abbandonato, si presenta in buone condizioni. La protagonista sarà accompagnata via radio da Irving, il quale aiuterà la ragazza nella risoluzione di alcuni problemi legati all’albergo. Seppur parta con un cliché bello e buono, la narrazione di The Suicide of Rachel Foster ci porta in un thriller il cui focus è quello di ricostruire il passato della donna e di tutto ciò che è stato coinvolto nell’evento che ha sancito la morte di Rachel Foster. Il tutto scavando tra indizi, prove e ricordi per completare un mosaico caduto a pezzi.

Si tratta, dunque, di una narrazione investigativa, corredata dalle conversazioni estremamente umane che avvengono tra Nicole e Irving, maturando una caratterizzazione dei due personaggi affine, seppur penalizzata da qualche cliché di troppo. Ricostruire gli eventi del passato attraverso temi scottanti, come l’adulterio (argomento che condizionerà lo svolgersi delle indagini), risulta come un’attività principale gradevole, seppur intaccata da qualche forma di ripetitività che avviene nell’esplorazione dell’immobile ormai fatiscente. Il Timberline, per certi versi, ci ha ricordato l’Overlook Hotel di Shining, come se qualcosa spingesse le persone che vi soggiornano a rimanerne intrappolati. Nicole si presenta come una donna schietta, talvolta anche arrogante, ma la sua fragilità arriva nei momenti in cui vengono alla luce nuove prove sul suicidio di Rachel Foster, un evento che, come già ribadito più volte, ha segnato la sua vita e quella delle famiglie coinvolte.

Un mosaico sempre più chiaro e completo

Quello imbastito da One-O-One Games è un gameplay tutto sommato privo di particolari azioni, limitando il giocatore a poche interazioni. Ci riferiamo soprattutto ai cosiddetti “Walking Simulator”, i quali basano la loro esperienza di gioco unicamente su fattori narrativi in una struttura estremamente lineare. In The Suicide of Rachel Foster troviamo un gameplay incapace di valorizzare l’ambientazione che, di per sé, risulta piuttosto affascinante e curata nei minimi dettagli. Avremo però la possibilità di raccogliere diversi oggetti, con i quali potremo interagire nel gameplay attraverso azioni che risultano essere fine a sé stesse. Ciò nonostante, la libertà esplorativa, man mano che avanzerete nella storia, si amplierà e il Timberline sarà a vostra completa disposizione. A tal punto da poter ignorare per un attimo la trama e visitare l’affascinante immobile tramite gli occhi di Nicole. Dopotutto, la trama segue ritmi ben precisi e non vi terrà nulla nascosto, poiché risulta essere fin troppo guidato nel suo aspetto ludico.

Una piccola nota di merito va all’albergo stesso, il quale è capace di provocare una certa suggestione al giocatore mentre si sposta da una stanza all’altra della struttura. Talvolta sembra come se ci sia una presenza a noi invisibile, la quale ci osserva con occhi indiscreti. Non a caso si scoprirà, più avanti nella storia, che il Timberline è stato addirittura protagonista di un episodio di quelle serie televisive di ghost haunting. Ed è proprio qui che la suggestione si fa preponderante nelle fasi avanzate della narrazione. Il credere che vi sia addirittura un fantasma e che dovremo fuggire da esso, impensierirà notevolmente la giovane Nicole. Il titolo però è poco longevo, infatti sarà possibile addirittura ottenere il suo trofeo di platino (o i consueti 1000G) in poco più di due ore di gioco, concludendo addirittura il titolo.

Un lavoro davvero notevole!

Nonostante la caratura della produzione, un titolo indipendente fortemente improntato a raccontare una storia, l’aspetto grafico del titolo ci ha stupiti. Questo perché One-O-One Games è stata capace di realizzare degli ambienti realistici e dettagliati, attraverso un comparto grafico capace di trasmetterci la fatiscenza del Timberline e la solitudine che vivrà Nicole in quei giorni di permanenza. L’illuminazione, la cura dei dettagli riservati agli oggetti di scena, le minuzie riservate ad alcune stanze e il disordine caratterizzato dalla ristrutturazione dell’immobile sono tutti elementi che rendono ancor più realistico l’albergo in cui è ambientata la storia di The Suicide of Rachel Foster. Infine, troviamo una buona recitazione dei personaggi col doppiaggio inglese, il tutto accompagnato dai sottotitoli in italiano, immancabili soprattutto in questo caso.

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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