The Flame in the Flood – Recensione

La versione completa e rifinita di The Flame in the Flood fa capolino sulle nostre PlayStation 4, dopo le imperfette versioni per PC e Xbox One. Un gioco che ha subìto parecchie migliorie nel tempo e che si presenta meglio bilanciato sulla console Sony. Un buon survival con un'ottima atmosfera e colonna sonora, che soffre però di alcuni problemi tecnici e di gameplay. Come in tanti altri casi, non possiamo parlare di un titolo per tutti, ma gli amanti del genere lo apprezzeranno sicuramente.

In passato abbiamo avuto modo di recensire Don’t Starve, un titolo che abbiamo deciso di premiare per il coraggio posto in essere dal team di sviluppo. Se vi state chiedendo cosa c’entri il titolo appena citato con The Flame in the Flood, avete tutte le ragioni del mondo di farmi questa domanda ma questo paragone calza a pennello in quanto il titolo che andremo ad analizzare ci ha ricordato uno dei primi titoli che Sony ha reso disponibile gratuitamente su PlayStation Plus e ci è sembrato giusto citarlo. Vediamo inseme i motivi di questo accostamento, nella nostra recensione!

La sopravvivenza prima di tutto
The Flame in the Flood è essenzialmente un titolo survival basato sull’esplorazione e il crafting, ambientato in un inondato mondo post-apocalittico. Abbiamo il controllo di una ragazzina indifesa che dovrà sopravvivere in questo mondo ostile, muovendosi apparentemente senza meta di isola in isola. E sì, la morte è permanente, proprio come tanti titoli simili.
ll nostro scopo è appunto quello di non morire e per farlo dobbiamo tener d’occhio una serie di indicatori, ossia sete, fame, calore e sonno. Inutile spiegarvi nel dettaglio come non far calare tali valore, se non ovviamente che dovremo procurarci risorse, fuoco e un riparo al fine di sopravvivere. Come si può intuire, il crafting è di primaria importanza per questo fine: raccogliere risorse, combinarle tra loro e costruire è la chiave per rimanere in vita.
Oltre a pericoli di varia natura, la difficoltà di The Flame in the Flood è da ricercare nella generazione casuale di questi pericoli e degli elementi che compongono la mappa di gioco. Una mappa che si rivela più complessa di quello che sembra all’apparenza, a causa dell’inondazione presente e intuibile già dal nome del gioco. Un’inondazione che non comporta una serie di isole in un contesto statico, ma bensì in un corso d’acqua monodirezionale.
Ebbene sì, la zattera che utilizziamo per spostarci nel mondo di gioco non ci permette di tornare sui nostri passi, costringendoci a esplorare ogni angolo delle isole prima di passare alla successiva. A proposito della citata zattera, capiamo l’esigenza di dare un maggior senso di precarietà ma il suo sistema di controllo è veramente fastidioso.
Oltre a ciò, cogliamo l’occasione per descrivere un altro problema che impedisce a The Flame in the Flood di rasentare l’eccellenza. La gestione dell’inventario è troppo macchinosa, perfino per un genere in cui la legnosità di fondo è considerata la norma. Capiamo anche in questo caso il bisogno di darci un senso di immersione e debolezza più amplificato, ma avremmo preferito dedicare la nostra attenzione ad altri aspetti, piuttosto che perdere troppo tempo in questo senso.

Un mondo angosciante!
L’aspetto tecnico di The Flame in the Flood è, seppur interamente poligonale, piuttosto minimale. Questo comporta un numero di poligoni non di certo in linea con le produzioni più blasonate, ma che fa il suo discreto dovere.
Gli evidenti limiti tecnici passano però in secondo piano grazie all’atmosfera che permea il mondo di gioco e ci aiuta a immedesimarci. Gli ambienti di gioco sono verosimili, cupi e angoscianti e la scelta cromatica adottata e lo stile grafico in generale ci sono sembrati azzeccati.
Certo, già dopo i primi minuti di gioco non ci faremo più caso, ma la cura riposta in questo aspetto rende The Flame in the Flood un piccolo gioiello a livello d’atmosfera. Non abbiamo da segnalare particolari problemi tecnici, se non qualche sporadico bug riscontrato durante il nostro test.
Meravigliosa la colonna sonora, che ha contribuito anch’essa a farci coinvolgere dal titolo.

GUIDE TROFEI

Little Big Workshop – Recensione

Da amante di strategici e simulativi, ho sempre apprezzato la complessità del proporre sfide organizzative ai giocatori. Passando tra moltissimi esponenti del genere, da...

Space Crew – Recensione

Siamo in un periodo decisamente impegnativo in qualità di videogiocatori. Il mese di ottobre è solito mettere sul piatto una miriade di videogiochi, le...
Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome