Tearaway: Avventure di Carta – Recensione

Sarebbe superficiale categorizzare come mero porting questa riedizione per PlayStation 4 di Tearaway, quando invece sono state fatte parecchie modifiche al titolo originale. Oltre a nuove ambientazioni e modifiche a quelle già esistenti, gli sviluppatori hanno aggirato in modo intelligente (anche se non sempre efficace) la mancanza del touchscreen e del touchpad di PS Vita grazie al DualShock 4 e alla PlayStation Camera, quest'ultima fortunatamente opzionale. Consigliamo Tearaway: Avventure di Carta principalmente a chi non lo ha giocato nel 2013, in caso contrario valutate l'acquisto come titolo "riempitivo" in mancanza di esclusive di rilievo su PlayStation 4.

Dopo averci deliziato sulla quasi dimenticata PS Vita, l’ottimo Tearaway è finalmente disponibile per PlayStation 4 in una riedizione dedicata a chi non possiede la console portatile Sony. Per chi non avesse letto la recensione originale, qui è presente l’articolo relativo alla versione portatile, tutto il resto lo troverete a seguire.

tearaway_unfolded-ps4-screenshot-17Per chi se lo fosse perso…
Tearaway narra le gesta del Messaggero, chiamato Iota o Atoi in base al sesso scelto all’inizio dell’avventura. Prevedibilmente, il suo compito è quello di consegnare un messaggio al giocatore, chiamato Tu. Tra noi e il personaggio si creerà un particolare rapporto sia a livello di trama (per quanto sia semplice e lineare) che a livello di gameplay vero e proprio.
Il titolo è stato ben accolto all’epoca dai possessori di PS Vita grazie ad un gameplay semplice, accompagnato da un ottimo uso delle caratteristiche della console portatile Sony, tra cui le due fotocamere, il touch screen e il touch pad posteriore. Pur avendo una difficoltà quasi inesistente, Tearaway è stato in grado di incollare il sottoscritto e tanti altri allo schermo facendo forza sui pregi appena citati, sull’azzecatissimo stile grafico e sulla simpatia del protagonista e degli altri personaggi presenti.
Nella recensione della versione portatile abbiamo segnalato una longevità di base non elevatissima di 5-6 ore, rimasta praticamente invariata nella riedizione PlayStation 4. Allora come oggi non lo citiamo come difetto, visto che allungare il brodo in maniera artificiosa avrebbe soltanto portato alla noia la maggior parte degli utenti.

tearaway-unfolded-screen-01-ps4-us-15jun15Cosa c’è di nuovo?
Esattamente come su PS Vita, il nostro compito in Tearaway è quello di farci strada nello splendido mondo di carta creato da Media Molecule e sconfiggere la minaccia delle Cartacce. Parliamo ora delle differenze tra la versione originale e questa riproposizione per PlayStation 4.
L’aspetto che più ci preoccupava era sicuramente quello relativo al sistema di controllo, vista la necessità di ovviare alla mancanza del touchscreen e delle due fotocamere della console portatile Sony. Per carità, collegando PlayStation Camera alla PS4 il nostro volto sarà visualizzato a video come nella prima versione del gioco, ma si tratta di una funzione facoltativa e che non influenza il comportamento del sensore di movimento del DualShock 4 di cui parleremo a breve.
Se su PS Vita potevamo stordire i nemici utilizzando il touch screen, in questa riedizione sarà necessario abbagliare le Cartacce muovendo il pad e puntando virtualmente il led dello stesso. Come detto poco sopra, vi possiamo garantire che il tutto funziona piuttosto bene anche senza PS Camera, quindi non abbiate timori nel caso in cui non la possediate. Scorrere le dita sul touchpad è invece necessario per disegnare e per interagire con l’ambiente, ad esempio per direzionare il vento e via di questo passo. Cliccare sullo stesso touchpad aziona, per esempio, le pedane elastiche e tamburi che nella versione originale erano gestibili tramite il non sempre comodo touchpad posteriore.
A parte qualche piccola imprecisione, il nuovo sistema di controllo si sposa perfettamente con questa rimasterizzazione, quindi possiamo ritenerci piuttosto soddisfatti del lavoro svolto.
A livello tecnico, laddove il conteggio poligonale non è sempre sufficiente, è la realizzazione artistica a controbilanciare il tutto. Il mondo di carta che ospita le nostre avventure lascia più di una volta a bocca aperta, grazie a colori sgargianti e azzeccati, oltre che animazioni realizzate in modo semplicemente divino. La fluidità è quasi impeccabile, tranne che per alcuni scatti durante il passaggio da un’ambientazione all’altra. Ottima anche la parte audio, grazie ad una valida colonna sonora ed al buon doppiaggio in italiano.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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