Dopo circa un anno dall’uscita su Nintendo Switch e Steam, arriva finalmente sulle nostre PlayStation 4 Smoke and Sacrifice! Sviluppato dallo studio indipendente Solar Sail Games e distribuito da Curve Digital, ci troviamo di fronte ad un Gioco di ruolo survival completamente in 2D.
Nonostante il genere survival non sia proprio nelle mie corde, devo ammettere di aver ricevuto parecchia soddisfazione giocando a Smoke and Sacrifice!
Ecco a voi la mia recensione!

La nostra recensione di Smoke and Sacrifice

Nonostante contenga molte dinamiche survival, il titolo presenta come colonna portante dell’avventura una trama lineare veramente particolare.
In Smoke and Sacrifice veniamo immersi nel personaggio di Sachi, una semplice abitante del “presunto” unico villaggio che ancora sopravvive al “gelo”, una tempesta glaciale che impedisce ad ogni forma di vita di sopravvivere. L’unica cosa in grado di tenere al sicuro Sachi e gli altri abitanti è l’Albero del Sole, un albero dall’aspetto “meccanico” dai cui rami splendono luci in grado di riscaldare l’ambiente. Per “compiacere” l’Albero, considerato al pari di una divinità, gli abitanti del villaggio devono offrire in sacrificio i loro primogeniti, che verranno portati nel tempio del sole (gestito dal culto locale) e, appunto, “sacrificati” sull’altare. Il gioco ha inizio con Sachi, neo-mamma, intenta a offrire, tra le lacrime, il suo primogenito all’Albero del Sole. Anni dopo il sacrificio, per un’anomalia dell’Albero, Sachi corre nel tempio del sole in cerca d’aiuto, ritrovandosi nell’UnderWorld e dando così inizio ad una serie inimmaginabile di eventi.
Non mi dilungo oltre per non ricadere in fastidiosi spoiler, ma devo ammettere di essere stato abbastanza colpito dalla trama. Nulla di trascendentale, nulla di completamente originale, ma comunque un ottimo incipit su cui viene costruita un’avventura, della durata di 10-15 ore, ricca di colpi di scena.
Personalmente la trama mi è piaciuta. Un grande impatto iniziale e diversi avvenimenti inaspettati, non fanno altro che mantenere alto l’interesse. Quasi spingendomi a progredire speditamente al fine di sapere cosa sarebbe successo. Ben fatto!

Mondo Sotterraneo

La quasi totalità dell’avventura è ambientata nell’UnderWorld. Questo open-world è caratterizzato da diversi biomi, ognuno dei quali contraddistinto da nemici e materiali diversi. Si passa dalle pianure erbose alle piane congelate, città ed altro ancora.
Ogni bioma richiede uno speciale equipaggiamento per poter essere esplorato e il giocatore dovrà prenderne atto e soddisfare i requisiti richiesti. È presente, inoltre, una sorta di ciclo giorno/notte, anche se non mi addentro nei dettagli per ragioni di trama.
Nonostante Smoke and Sacrifice sia completamente in 2D, ho trovato veramente ispirato l’ambiente nel quale ci troviamo, sia per i biomi che per le creature che incontreremo nell’UnderWorld. Certo, alla lunga noterete una notevole ripetitività nelle texture e nelle ambientazioni, ma considerando il lavoro svolto da questo team indipendente non posso che essere soddisfatto.
Oltre alla trama principale, il gioco è pieno di missioni secondarie. Tutte molto simili tra loro, dovendo portare quando richiesto all’NPC. Se non altro ho trovato le richieste ben inserite nell’ambientazione e coerenti con quanto il mondo ha da offrire. Mi sono, infatti, ritrovato ad averle completate, quasi, tutte senza rendermene conto!

Crafting!

Eccoci dunque arrivati alle famigerate meccaniche survival.
Parto col rassicurare i meno avvezzi: nel gioco non è presente né la sete né la fame. Dovrete solamente preoccuparvi della “vita” e della “luce”, quest’ultima utile durante la “notte”, dato che in caso di morte verrete rispediti all’ultimo vostro salvataggio manuale. Esatto, nessun checkpoint. Ricordatevi di salvare!
Oltre a cibo e bevande utili alla vostra sopravvivenza, potrete creare armi, armature, trappole e marchingegni di vario genere. Ogni oggetto ha effetti e utilizzi differenti, garantendo una notevole varietà nella ricerca degli stessi.
Imparerete le ricette di creazione trovandole in giro per l’ambientazione e completando le missioni secondarie.
Come detto in apertura, il survival non è esattamente il genere che preferisco. Però devo ammettere che il sistema di progressione garantito dal crafting di Smoke and Sacrifice è riuscito a regalarmi non poche soddisfazioni, soprattutto sul finale!

Il combattimento in 2D non è esattamente perfetto. Colpi e schivate, sempre uguali indipendentemente dall’equipaggiamento, a ripetizione fino alla sconfitta del nemico. L’unica cosa a cui dovrete prestare attenzione sono i boss, sviluppati su più fasi con attacchi differenti, e le schivate, vostra ancora di salvezza (e di fuga) quando rischierete di essere sopraffatti.

La tecnica dietro al videogame

Eccoci infine giunti all’aspetto tecnico del titolo, il quale si esprime al meglio più nella direzione artistica che nel resto.
Nonostante la visione d’insieme sia piacevole, soprattutto nella qualità dei disegni di cui è composta l’ambientazione e nel design dei personaggi, gli ambienti risultano veramente ripetitivi invogliando il giocatore a correre tra le aree più che a esplorarle.
La musica riesce a trasmettere l’atmosfera che permea nell’UnderWorld
, ciò che invece potrebbe infastidire il giocatore è la completa assenza di doppiaggio e la sola presenza della lingue inglese (dialoghi e menù), costringendo un qualunque giocatore non avvezzo alla lingua a utilizzare mezzi esterni per poterne usufruire.
Caricamenti instantanei.
All’avvio del gioco verremo direttamente catapultati in partita, senza passare da alcun menù, rendendo allo stesso tempo immediato e confusionario l’approccio al titolo. Difatti, mettendo Smoke and Sacrifice in pausa (tramite il tasto “Options”) potremo solo continuare, iniziare una nuova partita (in mezzo e sempre col rischio di perdere i progressi!!!) o ricaricare l’ultimo salvataggio.
Giusto un accenno al frame-rate, stabile per quasi tutta la durata dell’avventura, anche se qualche leggero calo (totalmente a caso, anche in aree “vuote”) si è fatto notare.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.0
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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