RiME – Recensione

Ci rendiamo conto di aver analizzato RiME in modo quasi freddo e distaccato, ma ci è sembrata la scelta migliore. La bellezza del titolo è principalmente data dal piacere della scoperta e dalle emozioni provate, che vanno assolutamente vissute in prima persona. Emozioni che vanno a braccetto con la genialità degli enigmi e la bellezza artistica di RiME. Se passate sopra ai difetti segnalati e se avete amato tutte o parte delle opere citate nell'articolo, fate vostro quanto prima il titolo di Tequila Works. Non ve ne pentirete.

RiME è un titolo che si è fatto parecchio attendere, è giusto dirlo. Tra rinvii, cambi di piattaforma, esclusività varie, il titolo è ora finalmente disponibile. Ecco quindi la nostra recensione, naturalmente della versione PlayStation 4. Buona lettura!

RiME

Nei panni di un ragazzino, ci troveremo in una misteriosa quanto affascinante isola, senza sapere nulla. Faremo subito amicizia con un’altrettanto misteriosa volpe, che ci accompagnerà durante il corso dell’avventura. Tra enigmi e quant’altro, sarà nostro compito risolvere il mistero che si cela dietro l’isola stessa.
Se l’incipit di RiME sembra banale, non possiamo dire lo stesso dello svolgimento e, soprattutto, del finale, ending che abbiamo raggiunto dopo circa 7-8 ore di gioco e che ci ha emozionati come poche altre cose al mondo. Ed è bene dirlo che lo ha fatto senza la benché minima riga di dialogo, sulla falsariga di un Ico a caso.
Ci sentiamo di consigliarvi di ripetere l’avventura una seconda volta o comunque di allungare il primo giro, questo in virtù del fatto che RiME contiene un gran numero di collezionabili ingegnosamente nascosti in grado di aumentare longevità e livello di sfida.

RiMEDopo la delusione avuta con The Last Guardian, aspettavamo con trepidazione RiME. Abbiamo citato l’ultimo gioco di Fumito Ueda perché il titolo che stiamo analizzando ha quel tocco di magia che abbiamo visto nei primi due giochi del designer giapponese. Tanti di voi si ricorderanno di Ico e Shadow of the Colossus e RiME ha preso palesemente ispirazione dal primo dei due. Tutto ciò senza disdegnare The Legend of Zelda: The Wind Waker, uno dei migliori giochi per il compianto GameCube di Nintendo.
RiME si pone in una piacevole via di mezzo tra la linearità di Ico e la libertà dell’appena citato Zelda. Perché sì, lo svolgimento dell’avventura è decisamente sui binari e a senso unico, ma solo l’esplorazione ci permette di scoprire dettagli e collezionabili vari. Le due azioni che svolgeremo principalmente durante il corso della storia sono la risoluzione di enigmi e il platforming.
Pur non avendo una difficoltà degna di nota, abbiamo letteralmente amato la parte enigmistica del titolo sviluppato da Tequila Works. Difficile non citare giochi come The Witness e The Talos Principle, ma è necessario per comprendere quanto, nella loro semplicità, siamo rimasti colpiti dagli indovinelli svolti in RiME. Ed è ancora più difficile descriverli senza fare spoiler. Sappiate soltanto che le soluzioni introdotte dal team di sviluppo hanno permesso al titolo di rimanere fresco dall’inizio alla fine.
La principale “arma” a nostra disposizione è la voce del piccolo protagonista. Il tasto triangolo ci permette infatti di accendere a comando fiaccole, rompere vasi e via dicendo. Per il resto, la risoluzione degli enigmi è affidata allo spostamento di blocchi e oggetti. Nel titolo sono sì presenti dei nemici ma, oltre alla già citata voce da usare in alcuni casi, sarà quasi sempre necessario scappare.
La parte platform è in tutta sincerità l’anello debole della produzione. I comandi di salto e arrampicata non sono sempre reattivi, specialmente quando ci troviamo costretti a saltare da un appiglio all’altro. Abbiamo infatti avuto modo di notare che in queste situazioni il nostro personaggio non si posiziona nella direzione da noi impartita. Nulla di così grave come nel già nominato The Last Guardian, ma ci è sembrato giusto parlarne.

RiMEGraficamente parlando RiME si difende piuttosto bene, nonostante la propria natura da titolo indie. Il non eccelso conteggio poligonale è ben mascherato dallo stile in cel shading scelto per texturizzare il mondo di gioco. E se nei dettagli il titolo non raggiunge la perfezione, nel complesso ci troviamo di fronte a un lavoro coi fiocchi.
Un plauso va in particolare agli effetti di luce e ai colori, in grado di donare un tocco artistico che ci ha piacevolmente ricordato i già citati Ico e Wind Waker. Se dovessimo definire in una sola parola il lato grafico di RiME, diremmo che è particolarmente ispirato.
Ciò che ci ha dato fastidio è la scarsa ottimizzazione del motore di gioco da parte del team di sviluppo. Il titolo perde colpi senza motivo, dando luogo a fastidiosi fenomeni di stuttering dell’immagine, oltre che al sporadico tearing. Il nostro test è avvenuto sul modello base di PlayStation 4, non abbiamo idea delle performance sulla versione Pro della console.
Semplicemente meravigliosa è la colonna sonora, in grado di toccare nel profondo anche il più freddo dei giocatori. Il comparto audio di RiME è infatti il più grande pregio del gioco, in grado di rivaleggiare ad armi pari con un Journey a caso.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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