Sono passati vent’anni da quando PaRappa the Rapper ha fatto capolino per la prima volta sull’ormai leggendaria PlayStation. Nato dal genio di Masaya Matsuura, l’atipico rhythm game con protagonista un simpatico cane antropomorfo viene ricordato ancora oggi da molti fan di vecchia data. Con il probabile scopo di sondare il terreno per un eventuale seguito, Sony ha quindi deciso di riproporre lo storico primo capitolo con protagonista il mitico PaRappa. Scopriamo assieme se il titolo merita ancora oggi come nel secolo scorso, nella nostra recensione di questa riedizione su PlayStation 4.

Divertimento assicurato?

Abbiamo definito PaRappa the Rapper un gioco musicale atipico per l’epoca e che ancora oggi rimane unico nel suo genere. La tipologia di gioco prevede normalmente la necessità di premere al ritmo giusto dei tasti mostrati a video. Questo avviene anche nel titolo che stiamo analizzando, ma con alcune particolarità da non sottovalutare. Innanzitutto il nostro scopo è ripetere le azioni fatte dal maestro di turno, rappresentate da parole.
Azioni che vanno concatenate con logica, non sempre dobbiamo premere il tasto richiesto quando il cursore lo attraversa, anzi. Alcune parole sono infatti più lunghe di altre e verrà richiesto di ritardare la successiva per non interromperla e creare un flusso (scusate il gioco di parole) fluido. Difficile da spiegare meglio di così, sappiate soltanto che la formula funziona ancora oggi e che rimane ancora affascinante ed unica.
Veniamo ora ai problemi che abbiamo riscontrato durante il nostro test. Abbiamo sfortunatamente notato che la sincronizzazione non è sempre perfetta. Ce la ricordavamo infatti realizzata meglio, sia parlando della versione originale che di quella per PlayStation Portable. Un vero peccato, considerando che risulta ora quasi impossibile raggiungere i punteggi più alti a causa di questo difetto.
Se all’epoca i contenuti presenti nel gioco potevano essere ritenuti soddisfacenti, oggi non possiamo dire lo stesso. La presenza di una sola modalità con soltanto due livelli di difficoltà non è tollerabile in termini di longevità. Se poi aggiungiamo il fatto che le canzoni presenti sono soltanto sei, dobbiamo considerare insufficiente la durata dell’esperienza. Insomma, avremmo preferito qualche contenuto aggiuntivo o qualche variante della modalità storia.

Una remastered… fatta a metà!

Anche l’aspetto tecnico di questa riedizione di PaRappa the Rapper presenta sia luci che ombre, queste ultime preponderanti rispetto alle prime, purtroppo. Lo stile grafico allora scelto per le fasi giocate è ancora piacevole ai giorni nostri e lo possiamo definire tutto sommato soddisfacente in 1080p. Lo stile cartoon risulta infatti azzeccato e coerente con tutto il resto ed è accompagnato da animazioni semplici ma fluide e convincenti.
Non possiamo però tollerare in alcun modo il fatto che le sequenze di intermezzo non siano state per nulla rimesse a lucido. Per carità, capiamo benissimo che rifare da zero i filmati avrebbe richiesto tempi e budget maggiori ma non possiamo far finta di nulla di tronte a tali video riproposti in formato “francobollo” alla risoluzione originale e racchiusi in una poco elegante cornice.
Lo stesso discorso vale per i menu, identici all’epoca (e quindi un po’ confusi), seppur riadattati in alta definizione. Non crediamo che un loro rifacimento avrebbe richiesto troppo tempo, pertanto non possiamo tollerare la poca cura riposta da parte del team di sviluppo in questo frangente.
Esente da difetti è invece l’audio che, grazie all’ottima qualità delle voci e della colonna sonora, ha permesso a questa remastered di salvarsi dall’insufficienza.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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