Outlast – Recensione

Outlast ha praticamente tutti i crismi necessari per essere decretato un buon titolo horror, a partire dall'atmosfera e dai momenti topici, in grado di tenerci costantemente sotto tensione. Nonostante i difetti segnalati ci sentiamo quindi di consigliarlo a tutti, a parte alle persone deboli di cuore o a chi non ha mai amato il genere. Sottolineiamo ancora come Sony sia stata coraggiosa a proporre questo ed altri titoli di nicchia sul PlayStation Plus, specialmente per l'ottima qualità degli stessi.

Un po’ rischiando, Sony ha deciso di includere Outlast come titolo gratuito PlayStation 4 di febbraio per gli abbonati al PlayStation Plus. Riteniamo la mossa davvero molto coraggiosa, visti i contenuti forti e non adatti a tutti del videogioco sviluppato da Red Barrels. Vediamo assieme se ha superato la nostra prova del nove, nella recensione a seguire.

Benvenuti nel manicomio!
Il titolo narra le vicende di Miles Upshur, un giornalista che è stato informato in modo anonimo di alcuni avvenimenti accaduti al manicomio di Mount Massive. Già dalle prime battute capiremo che c’è qualcosa di strano, tra strane presenze e pazienti visibilmente fuori di testa. Sarà nostro compito indagare sulla faccenda e capire cosa sta succedendo, in una storia malata al punto giusto, tra esperimenti, cospirazioni governative e un tocco paranormale che non guasta mai…
È giusto dire già ora che il gioco riesce nel suo intento più importante, ossia creare la giusta tensione e far saltare il giocatore dalla sedia, complici tutta usa serie di fattori che spiegheremo poi nel dettaglio. La prima partita a difficoltà normale ci ha tenuti incollati per circa 6-7 ore, peccato per il basso tasso di rigiocabilità, vista la linearità del titolo stesso. È possibile però rigiocare la storia per raccogliere gli appunti e le note mancanti, oltre che per tentare i livelli di difficoltà più alti.

Paura in prima persona?
Come probabilmente saprete, l’inquadratura scelta dagli sviluppatori è la sempreverde visuale in soggettiva. Il gameplay è quanto di più semplice possiate trovare, almeno sulla carta. Passeremo infatti la maggior parte del tempo a raccogliere chiavi ed oggetti utili al proseguimento della storia, armati soltanto di una videocamera in alta definizione. Nonostante la già citata linearità di fondo, ci troveremo spesso e volentieri a non capire dove andare, grazie al fatto che la via di uscita non è sempre la più scontata.
Non sarà ovviamente l’ambiente l’unico problema da affrontare, bensì numerose presenze ed avversari che non potremo mai affrontare direttamente. Sarà infatti indispensabile usare l’astuzia o nasconderci sfruttando armadietti, letti ed altre coperture. In queste sezioni è ben visibile un difetto della produzione, ossia l’IA un po’ altalenante. Passeremo infatti dal non essere visti a pochi metri di distanza, all’essere avvistati anche quando ben nascosti dietro coperture apparentemente sicure. Il livello di sfida è comunque discreto, vista anche l’alta mortalità del nostro alter ego ed il fatto di sentirci realmente braccati in certe situazioni.
Molto importante è la già citata videocamera, utile sia a far sì che il protagonista prenda appunti che per illuminare l’ambiente circostante. È infatti utile la modalità notturna della videocamera, funzione alimentata dalle batterie stilo da trovare nel manicomio. Dobbiamo però segnalare che, almeno in difficoltà normale, non siamo mai stati a corto di batterie, anche se la sensazione di rimanere a secco ci ha toccati più volte.
Dobbiamo segnalare anche l’ottimo uso del DualShock 4, quasi ai livelli di Killzone Shadow Fall. Il led si illumina infatti in base allo stato di salute del protagonista e per segnalarci se la batteria è scarica, mentre il touchpad può essere usato per regolare lo zoom della videocamera.

Per fare un buon horror…
Oltre che per i fattori citati precedentemente, anche l’aspetto audiovisivo è stato utile ad aumentare l’immersività e la tensione nel titolo. Lo ammettiamo, a livello puramente grafico non ci troviamo di fronte ad un vero titolo nextgen, visto che la stessa versione PC è ancora superiore in praticamente ogni aspetto.
La scelta cromatica, l’uso dell’effetto granulato e l’azzeccato stile artistico aiutano però ad immedesimarci meglio nell’atmosfera del gioco.
Non solo, anche il FOV volutamente ristretto aiuta ad aumentare il senso di claustrofobia, anche se potrebbe essere fastidioso alla lunga. La fluidità è garantita grazie ai 60 fotogrammi al secondo, sempre costanti a parte in una manciata di situazioni. Molto buono come il protagonista interagisca con l’ambiente quando sbirciamo dagli angoli: lo vedremo infatti appoggiare le mani ed avvicinarsi al muro, sempre per far immedesimare meglio il giocatore.
Ad alzare l’asticella del voto ci pensa però la parte audio, tra musiche sempre azzeccate, effetti sonori coerenti ed al momento giusto, oltre che il discreto doppiaggio (in inglese) degno di un film horror. Il nostro consiglio è di giocarci di sera/notte usando delle cuffie di qualità o semplicemente collegando degli auricolari stereo al pad. Vi assicuriamo che l’effetto è garantito!

GUIDE TROFEI

Nioh 2 – Recensione

A distanza di 3 anni dalla release del primo capitolo, Team Ninja è finalmente pronta a rilasciare sul mercato Nioh 2! Questo souls-like atipico...

Paper Beast – Recensione

Quando arriva un videogioco da recensire, bene o male, si sa a cosa si sta andando incontro. Sparatutto, giochi di ruolo, strategici e avventure,...

Bloodroots – Recensione

Nel panorama indie troviamo tante piccole gemme, esperimenti non del tutto riusciti ed altri ancora che non riescono a convincere. Abbiamo inoltre visto come...
Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome