NieR: Automata – Recensione

NieR: Automata si è rivelato un ottimo titolo sia per quanto riguarda la trama che per la longevità ed il gameplay, vario, divertente e mai noioso che ci ha tenuti impegnati volentieri per molteplici ore. L'unico motivo per cui il titolo non è riuscito a fare il salto di qualità in grado di elevarlo a capolavoro è l'aspetto grafico. Nonostante il fatto che la grafica conti fino un certo punto, non possiamo infatti accettare, nel 2017, le limitazioni tecniche presenti in NieR: Automata, limitazioni che non impediscono al gioco di entrare di diritto nella lista dei possibili GOTY 2017.

Il primo NieR fu un titolo incompreso e ingiustamente criticato dalla stampa all’epoca della sua uscita. Nato come spin-off della serie Drakengard, il gioco partorito da Yoko Taro riuscì però a ritagliarsi nel tempo una certa fama tra i fan. Questo vero e proprio sequel sarà riuscito a mettere d’accordo giocatori e critica? Vediamolo nella nostra recensione!

NieR: AutomataL’infinita guerra tra umani e macchine

Ambientato in un futuro molto remoto, NieR: Automata vuole raccontare la guerra che imperversa tra le macchine e i pochi umani rimasti. O meglio, di chi ne fa le veci. A rappresentare l’umanità vi sono infatti gli YoRHa, ossia degli androidi. I veri e pochi esseri umani sopravvissuti sono infatti scappati sulla luna.
Questo è il setting di base di NieR: Automata che, pur sembrando banale, possiamo garantirvi che ci ha stupiti in positivo. Il gioco ci ha riservato infatti numerosi colpi di scena, continuando a ribaltare eventi dati per veritieri da noi e dalle protagoniste. Senza entrare troppo del dettaglio, sappiate solo che dopo quello che avevamo ritenuto il finale, abbiamo scoperto di aver raschiato soltanto la superficie.
NieR: Automata ha infatti un numero di finali equivalenti alle lettere dell’alfabeto inglese: ventisei, di cui 5 sono ottenibili in maniera consecutiva svelando il vero epilogo. Gli altri, invece, sono dei finali “scherzo” inseriti da quel pazzo di Yoko Taro e compagnia bella, basati su paradossi temporali e altre assurdità. Ma non temete, ad avventura terminata è possibile ripetere ogni porzione di gioco per sbloccare tutti i finali citati.
Per portare a conclusione il titolo ci sono volute circa 30 ore a difficoltà normale, sbloccando una decina di finali e svolgendo una piccola parte delle molte missioni secondarie presenti. Insomma, a livello contenutistico, questo seguito di NieR ci è parso più che buono.

NieR: AutomataLa varietà è servita!

NieR: Automata è un titolo assurdo, lo diciamo subito. E sottolineamolo, in senso buono. Se infatti ad una prima impressione sembra che il team di sviluppo abbia inserito troppa carne al fuoco, ben presto abbiamo scoperto che il tutto è stato amalgamato quasi alla perfezione. Il gioco passa infatti da un genere all’altro in maniera naturale e decisamente convincente.
NieR: Automata è di base un titolo action, visto anche lo studio responsabile dello sviluppo. Per avere un minimo di paragone potremmo prendere Devil May Cry e Bayonetta come esempi, anche se in questo NieR non arriviamo ai livelli di tecnicismo maniacale presente nei due titoli citati. Abbiamo infatti passato la maggior parte del tempo di gioco combattendo contro le macchine come in un titolo di azione in terza persona ma, in alcune situazioni specifiche, è capitato anche di passare alla visuale laterale.
È presente anche la componente open world, anche se in modo particolare. Il mondo di gioco è piuttosto vasto e colmo di incarichi secondari, ma ci ha dato l’idea di essere una sottospecie di open world “guidato”. Una soluzione tutto sommato azzeccata, scelta per non distogliere il giocatore dall’ottima trama del titolo.
Ma NieR: Automata è anche un RPG, viste le molteplici possibilità di personalizzazione dei nostri androidi. Potremo infatti personalizzare i chip e i Pod, ossia i piccoli robot che ci accompagnano durante l’avventura. I chip sono presenti in quantità industriale, permettendoci di creare un numero potenzialmente infinito di combinazioni.
Come abbiamo avuto modo di vedere dall’ottima demo pubblicata prima dell’uscita, il titolo riesce ad essere, oltre a Action e RPG, anche un vero e proprio sparatutto. Ma è troppo riduttivo definirlo così. NieR: Automata passa dall’essere uno sparatutto a scorrimento verticale o orizzontale ad un dual stick shooter. E, ripetiamo, senza mai annoiare e in maniera assurdamente naturale. A tal proposito, abbiamo trovato azzeccato il mini-gioco di hacking, che trasforma il titolo in un retrogame con musiche 8-bit.
Vi sono un altro paio di elementi e meccaniche che vorremmo citare, ma andremmo a rovinare l’esperienza a molti utenti che ne rimarrebbero positivamente sorpresi nello scoprirle durante le fasi di gioco.
Riguardo ai difetti riscontrati da noi in fase di test non abbiamo rilevato nulla di così grave, se non un bilanciamento non perfetto della difficoltà. Alcuni punti ci sono parsi infatti troppo semplici o troppo difficili, con una curva nel livello di difficoltà non proprio ben impostata.

NieR: AutomataTecnicamente all’avanguardia?

A fronte di un gameplay praticamente esente da difetti, è la componente grafica ad averci creato qualche grattacapo nella scelta del voto. NieR: Automata risulta piacevole da vedere nel complesso anche sulla versione “base” di PlayStation 4, questo è vero. Ma, onestamente parlando, il livello grafico del titolo ci ha fatto pensare inizialmente di essere su PlayStation 3. Ed è un peccato, vista la qualità generale del prodotto.
Il titolo presenta infatti modelli poligonali non al passo coi tempi e texture sicuramente non degne di un titolo per PlayStation 4. Di contro, abbiamo invece apprezzato gli effetti di luce e l’acqua, davvero ben realizzati. Pur abituandocisi, abbiamo ritenuto piuttosto fastidiosi i muri invisibili, poco mascherati e che rendono poco “open” il mondo di gioco.
Riguardo alla fluidità, NieR: Automata gira nella quasi totalità del tempo a 60 fotogrammi al secondo, perdendo qualche colpo nelle fasi più concitate. Ed è un peccato, vista la non complessità grafica del prodotto.
Se invece c’è un aspetto incriticabile del titolo è quello sonoro. Il doppiaggio in giapponese ed inglese ci è parso di buon livello, mentre abbiamo trovato praticamente perfetta la colonna sonora.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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