Monkey King: Hero is Back – Recensione

Monkey King: Hero is Back non ci ha convinto. Da una parte troviamo un'intelligenza artificiale che influisce negativamente sul combat system, mentre dall'altra troviamo un'esposizione della trama poco invitante, la quale non riesce ad attirare il giocatore nel proprio mondo fatto di leggende. Al netto di un comparto artistico interessante, il titolo necessitava di una maggiore cura, presentandosi, in conclusione, come un prodotto ancora troppo grezzo.

Avete mai sentito parlare del PlayStation China Hero Project? Si tratta di un’iniziativa avviata dalla divisione cinese di Sony PlayStation, con lo scopo di dare maggiore visibilità e supporto ai talentuosi sviluppatori cinesi. Poco a poco, i videogiochi di questa etichetta stanno emergendo sul mercato e, progressivamente, stanno catturando l’attenzione di una buona fetta di pubblico. Vuoi per un concept curioso, un gameplay interessante o idee abbastanza originali da sorprendere. Ad ogni modo, vi sono massimi esponenti di questa grande iniziativa di Sony: Lost Soul Aside di Ultizero Games, un mix tra Final Fantasy XV e Devil May Cry, e Boundary di Surgical Scalpels, uno sparatutto fantascientifico ambientato nello spazio. Ne esistono ovviamente tanti altri, come ANNO: Mutantionem, un titolo in pieno stile cyberpunk, o AI-LIMIT, action-rpg che ricorda vagamente NieR: Automata.
Insomma, parliamo di un gran numero di titoli promettenti, distribuiti a prezzo budget, le cui potenzialità non mancano. Anzi, sinora tutto ciò che è stato mostrato ai vari ChinaJoy fa ben sperare e non vediamo l’ora di mettere mano a ciò che ne verrà fuori. D’altronde, possiamo vederla come una rivalsa del mercato videoludico cinese in oriente, che vede come suo maggiore esponente il Giappone.

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Monkey King: Hero is Back Monkey King: Hero is Back 1 Recensioni 29,07 EUR

Tra tutti questi sviluppatori emergenti del PlayStation China Hero Project, oggi portiamo in sede di recensione “Monkey King: Hero is Back”, videogioco tie-in, ispirato all’omonima produzione cinematografica. Titolo sviluppato da Oasis Games (in collaborazione con Sony Interactive Entertainment) e distribuito in Europa da THQ Nordic.
Per scoprire com’è andata, non ci resta che proseguire!

Monkey King: Hero is Back Recensione, dal grande schermo arriva finalmente su PlayStation 4!

Monkey King: Hero is Back è un tie-in in piena regola sviluppato da Oasis Games ed Hexa Drive, in collaborazione con Sony. Per coloro che non hanno ancora visto la pellicola cinematografica, il videogioco permette di immedesimarci in Dasheng, un guerriero leggendario dalle sembianze di una scimmia, il cui potere sconfinato mise a soqquadro la Cina. Questo fino a quando Dasheng viene imprigionato da un male superiore per ben cinquecento anni. Dopo tutto quel tempo, il nostro eroe viene risvegliato da un ragazzino, interrompendo la sua interminabile prigionia e facendolo ritornare in azione. Apprendiamo quindi, sin dalle prime battute, che Dasheng rappresenti una minaccia per la pace del territorio cinese e che vada, di conseguenza, fermato a tutti i costi. A quanto pare, tutti meritano una seconda occasione ed ecco che anche al re delle scimmie viene concesso di riscattarsi. Salvare il mondo anziché attaccarlo, salvando degli innocenti bambini da una minaccia ancor più grande.
Il cammino del nostro guerriero, tramutato in eroe, procede verso il riottenimento dei suoi temibili poteri. I quali, man mano, torneranno in suo possesso ad ogni boss sconfitto nei vari livelli di gioco. Il tutto giunge ad un punto di svolta, il quale costringe Dasheng a tornare nel proprio campo di allenamento per diventare ciò per cui era temuto. Questo fino a giungere ad uno scontro con sé stesso, poiché egli è lo scoglio da superare per conseguire il proprio obiettivo.

Lasciando da parte la trama, che rispecchia quanto mostrato sul grande schermo, il titolo propone dei filmati con animazioni stop and motion poco appetibili. Allo stesso livello del doppiaggio in italiano piuttosto scarno, ove pause e periodi delle frasi (sia nel parlato che nello scritto) risultano totalmente sbagliati. Infatti, uno dei principali problemi ad intaccare la godibilità della storia risiede nei dialoghi, privi di qualsivoglia espressione. Trasformando quella che sarebbe potuta essere una storia interessante, per un pubblico più giovane, in un qualcosa che non invoglia a comprendere ciò che sta accadendo.

Poco combat, molto system

Il combat system è piuttosto semplice. Un attacco leggero ed uno pesante, che trova una strada evolutiva nell’aggiunta di incantesimi ed oggetti di scena con cui colpire i nemici. Purtroppo, il titolo non lascia chissà quali grandi spunti sul fronte ludico. Aldilà di un combattimento normale, a colpi di kung fu, si aggiungono due meccaniche: lo scontro uno contro uno e il colpo “Epurazione”. Nella prima, dopo aver effettuato un contrattacco con tempismo perfetto, è possibile avviare uno scontro tra Dasheng ed uno o più mostri, nel quale si può rispondere ai colpi dell’avversario, fino a stenderlo, premendo ripetutamente un tasto. L’Epurazione, invece, è un colpo secco che elimina istantaneamente i nemici (a questo corrisponde un altro input eseguito con il giusto tempismo). Anche l‘utilizzo degli oggetti, menzionati poc’anzi, permette di utilizzare uno stile di combattimento più pesante, lento e letale ma soprattutto limitato, poiché le armi improvvisate hanno una loro durabilità.
Gli incantesimi, invece, danno accesso a degli attacchi extra e ad abilità utili all’esplorazione, così da offrire anche qualche variabile in un gameplay spartano ed essenziale.

La progressione è rilegata all’acquisizione – e potenziamento – della manciata di incantesimi del protagonista. Ad ogni level-up di quest’ultimi si ottiene, ovviamente, una maggiore potenza da essi. Per migliorare parametri vitali, magici e forza d’attacco si è costretti a catturare delle creature chiamate Tudinshen. Esse sono nascoste nei posti più disparati dello spezzettato mondo di gioco e consegnandole al monaco, presso i checkpoint, è possibile potenziare Dasheng.
Il mondo di Monkey King: Hero is Back è strutturato in dungeon, con mappe spezzettate in segmenti intervallati da un brevissimo caricamento. Tanto breve quanto insopportabile, andando ad intaccare la genuinità del ritmo di gameplay. Sinceramente, non troviamo spiegazione ad una scelta simile. Alcune aree sono palesemente collegate tra loro, costringendo forzatamente il giocatore a superare una sorta di barriera da cui effettuare il “viaggio”, fosse essa costituita anche da una semplice porta aperta.
A seguito di quanto detto, è possibile ritornare nell’area precedente senza dover necessariamente passare dal caricamento (sfruttando la conformazione del terreno). Ci chiediamo, dunque, se è possibile passare normalmente al ritorno, perché inserire un blocco con tanto di caricamento all’andata? Non ci è dato saperlo, ma tale scelta di design ci ha lasciati negativamente di stucco. L’esplorazione lineare, seppur a tratti intrighi, viene martoriata dalla massiccia presenza di queste micro-aree, le quali appesantiscono la godibilità del gioco.

Viaggio tra i monti cinesi

Nonostante il level design del titolo non ci abbia propriamente colpito, il mondo di gioco vanta di un comparto artistico interessante. Anzi, in alcuni frangenti offre scorci affascinanti, anche considerando il livello di dettaglio non proprio fenomenale. Questo soprattutto nelle fasi iniziali ricche di vegetazione, la quale rende l’esplorazione meno pesante di quanto non sembri. La vera aggravante è l’assenza di una reale corsa, la cui mancanza – seppur vi sia un’abilità che permette di correre per un breve lasso di tempo – appesantisce una papabile caccia ai collezionabili. Anche le animazioni sminuiscono l’ideale intensità dei combattimenti, la quale va a braccetto con una scarsa efficienza dell’intelligenza artificiale. La risposta alle vostre azioni si verifica nel giro di un buon ammontare di secondi, dandovi ampia libertà di azione senza alcun tipo di disturbo.

Lasciandoci alle spalle un’IA che azzera la difficoltà, troviamo un doppiaggio italiano che non ci ha affatto entusiasmati. A partire dalla mancanza di espressività, la pronuncia di alcune frasi ci ha lasciati basiti, non tanto per la voce dei personaggi ma per la mancanza di mordente. Aggravato da pause che non rispettano alcun tipo di punteggiatura.
Detto ciò, la colonna sonora ci è apparsa piuttosto buona, sopratutto quella che accompagna i titoli di coda, mentre il comparto sonoro risulta piuttosto standard.

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Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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