Quando si parla di Metro non si può omettere Dmitrij Gluchovskij, l’ideatore del Bestseller che ha segnato la letteratura contemporanea russa e non solo. A conti fatti, ci troviamo di fronte ad un’opera scritta su cui i 4A Games si sono ispirati per la creazione dei loro videogiochi. Al giorno d’oggi è piuttosto raro vedere un videogioco nascere da un libro, solitamente accade il contrario e con pessimi risultati aggiungerei. In questo caso, invece, da un’eccellente base romanzata nasce un ottimo gioco! Con i tre capitoli usciti, la serie è riuscita a ritagliarsi una fetta di mercato non indifferente, avvicinandosi di molto ai titoli tripla A.
A differenza dei precedenti capitoli, Metro 2033 e Metro Last Light, i quali ripercorrevano in maniera abbastanza fedele le vicende dei romanzi, in Metro Exodus i creatori si sono spinti oltre, narrando una storia inedita ambientata un anno dopo la fine dell’ultimo libro pubblicato dallo scrittore russo.
Saranno riusciti i ragazzi di 4A Games a mantenere intatto lo spirito della serie? Senza distaccarsi dall’ambientazione claustrofobica cui eravamo abituati? Scopriamolo insieme nella nostra recensione!

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Metro Exodus (PS4) Metro Exodus (PS4) 24 Recensioni 57,62 EUR

Un viaggio di sola andata

Siamo nel 2036 in una Russia devastata dalle guerre nucleari, queste hanno costretto i sopravvissuti a doversi rifugiare nelle intricate reti metropolitane tanto care alla nazione. Noi vestiamo i panni di Artyom, un sopravvissuto entrato a far parte dei Ranger dell’Ordine, ovvero gli Spartani, a tutti gli effetti una sorta di guardia militare della capitale ormai decaduta. Ad accompagnarci nella nostra avventura troviamo altri personaggi chiave tra cui Anna, la moglie di Artyom, figlia del colonnello Miller capo militare dell’Ordine. Quest’ultimo svolgerà un ruolo chiave nella vita di Artyom e, senza fare spoiler, possiamo definirlo una sorta di guida per il nostro caro protagonista, un po’ come fece il vecchio Hunter nei precedenti titoli.

La disperata ricerca di nuovi luoghi abitabili portano Artyom a dover affrontare continue escursioni nella zona contaminata esterna, spesso anche all’insaputa dei suoi compagni d’arme. Tirando troppo la corda prima o poi si spezza, infatti l’introduzione ci pone d’innanzi ad un salvataggio in extremis del protagonista, rimasto troppo a lungo esposto alle radiazioni.
Presa ormai come missione di vita, Artyom insiste imperterrito nelle sue ricerche insieme alla moglie; ricerche che lo porteranno ad allontanarsi da Mosca insieme a tutta la squadra capitanata dal colonnello Miller.
Impossibilitati dal non poter tornare indietro, i nostri eroi sono costretti a proseguire il loro viaggio a bordo dell’Aurora, un treno di fortuna che farà da collante a tutto l’arco narrativo. Questo treno li porterà a visitare luoghi in cui nessuno si sarebbe mai aspettato trovare forme di vita. Un viaggio di sola andata, le cui uniche parole chiave saranno sopravvivenza e speranza in una vita migliore di quella passata nel buio dei sotterranei.
Nonostante l’evoluzione generale si percepisca eccome, specialmente nelle ambientazioni, la trama di Exodus è stata comunque supervisionata dallo scrittore russo, mantenendo uno spirito che non lascerà di certo delusi i fan della serie.
Chiudendo questo paragrafo, è possibile notare diverse sfaccettature interessanti in base al vostro comportamento. Ad ogni fine livello, infatti, alcuni personaggi secondari potrebbero lasciare definitivamente il gruppo, aprendo quindi il gioco a finali differenti.
È importante, quindi, mantenere un “karma” positivo con le persone non ostili del luogo in cui ci troviamo, cercando di giungere al finale con tutta la banda al completo.
La mancanza di contenuti extra o sbloccabili azzera, o quasi, la rigiocabilità del titolo, a meno ché non vogliate sperimentare le difficoltà più alte o raggiungere, appunto, un finale differente.
Metro Exodus è stato pensato proprio per questo. Vivere un’avventura unica, mai banale o noiosa. Devo proprio ammettere che le novità di questo capitolo hanno aiutato non poco in questa impresa!

Dalla Russia con Furore

Metro Exodus ricalca appieno la tipologia della serie, uno sparatutto in prima persona, completamente in single player, con componenti fortemente stealth. Il sistema di gioco premia decisamente il ragionamento, sia nel movimento che nelle azioni da svolgere per raggiungere l’obiettivo. Tutto questo viene accentuato ancor di più nelle difficoltà avanzate, nelle quali i nemici vi uccideranno con pochi colpi costringendovi quindi ad agire nel buio di nascosto. Per sopravvivere è necessario sfruttare sia l’ambientazione che gli oggetti del nostro equipaggiamento, con un sistema di crafting di tutto rispetto sia per efficienza che per praticità. Questo viene applicato in un contesto semi-open world, se così possiamo definirlo, anche se non troppo esteso.
Il gioco ci propone fondamentalmente tre macro aree che, sebbene la prima riprenda la classica tundra siberiana, variano completamente per ambientazione, clima e fauna. In ciascuna di esse è possibile spostarsi in modo piuttosto rapido, sfruttando particolari veicoli di fortuna che non stiamo qui a spoilerare.
Ogni zona è disegnata su una mappa che Artyom può visualizzare in qualsiasi momento, con la semplice pressione del touch pad, all’interno di una scheda dettagliata con riferimenti agli obiettivi e ai punti d’interesse. La più grande novità che Exodus porta nella serie risiede principalmente in questo fattore di libertà nell’esplorazione. Ogni mappa è, infatti, liberamente esplorabile in ogni sua zona, a differenza dei precedenti capitoli in cui si procedeva praticamente su binari. L’andamento complessivo è comunque lineare ma scandito in tappe, ognuna delle quali è ampiamente condita da bunker, avamposti ed edifici ricchi di risorse oltre che da nemici. Con il termine semi-open world, abbiamo voluto sottolineare l’impossibilità di poter tornare indietro una volta completato un livello.
L’Aurora è il nostro HUB, con funzioni narrative e di trasporto da una zona di trama alla successiva. Al suo interno sono infatti presenti vari personaggi disposti ad aiutare e fornire supporto ad Artyom.
L’equipaggiamento di Artyom è una parte fondamentale del gameplay.
Abbiamo a disposizione molti gadget, alcuni opzionali, che ci aiutano nell’esplorazione dei livelli. Partendo dalla bussola, dal contatore geiger e dal metal detector, potremo scegliere quale equipaggiare in base alle nostre preferenze.
Non poteva mancare l’iconica maschera anti-gas, nella quale possiamo applicare filtri creati direttamente dal menù oppure trovati in giro per la mappa.
Il menù che abbiamo a disposizione non è nient’altro che un pratico zaino militare. Ci viene fornito ad inizio gioco e lo potremo utilizzare in qualunque momento per creare munizioni, armi secondarie come molotov o granate, medicine ed altro.
Il sistema di crafting è parte integrante e fondamentale del gioco. Il menu ci permette di modificare interamente le armi a nostra disposizione, potendo scegliere tra una gamma di modifiche così vasta da poter cambiare addirittura la tipologia stessa dell’arma. Ad esempio: impugnature, mirini, canne, silenziatori e caricatori possono essere personalizzati talmente tanto da trasformare un revolver in un mini cannone portatile, oppure una pistola in fucile a due o tre canne. Insomma, ce n’è per tutti i gusti!
Anche la tuta e la maschera possono essere rafforzate, con potenziamenti da trovare ed applicare, migliorando il consumo dei filtri o la resistenza dell’elmetto in base alle nostre preferenze.
Dovremo prestare attenzione alle condizioni delle nostre armi, infatti queste richiedono una costante cura e pulizia per evitare malfunzionamenti durante le sparatorie. Qui entra in gioco il tempo atmosferico. Ebbene, ogni ambientazione ha un tempo atmosferico variabile, dalla semplice pioggia alle tempeste di sabbia, il quale può sporcare le armi. Ve ne renderete conto già dalla resa a schermo, vedendo una strato di sporcizia che si accumulerà tra gli interstizi delle vostre armi. Una mancata manutenzione causerà l’inceppamento dell’arma, la quale richiederà un’immediata pulizia presso uno dei tanti banchi da lavoro disponibili.
I banchi da lavoro hanno più o meno le stesse funzioni dello zaino militare, con giusto qualcosina di più peculiare come, appunto, il poter pulire l’equipaggiamento.
Potrete trovare questi banchi da lavoro nei punti di ristoro. Questi faciliteranno lo spostamento da una zona all’altra della mappa senza dover tornare ogni volta all’Aurora, inoltre potrete riposare su un lettino per curarvi e far passare le ore dal giorno alla notte o viceversa.
L’orario, oltre ad influire sulla visibilità, incide anche sul comportamento dei nemici. Di notte, infatti, potrete trovarne in minor numero o addirittura coglierli in flagrante a dormire.
Una piccola nota va spesa sul binocolo che vi viene fornito nella parte iniziale della campagna. Osservando la zona attorno a voi con esso sbloccherete dei punti d’interesse. Spesso vi troverete avamposti o interi edifici da esplorare, ricchi di risorse e materiali fondamentali per la vostra economia di crafting.

Per quanto riguarda il sistema di combattimento, la varietà dei nemici ci mette di fronte, il più delle volte, ad un approccio stealth. I nemici umani possono essere aggirati ed attaccati alle spalle, potendoli stordire o uccidere con un coltello. È comunque possibile attaccarli dalla distanza con le armi a nostra disposizione, stando molto attenti sia al rumore che le stesse producono che ai flash luminosi ampiamente visibili da lontano.
D’altro canto i nemici non umani, guidati più dall’istinto che dall’intelligenza, come gli infetti e le varie creature (notturne e non), sono dotate di sensi più acuti e sarete spesso costretti a fuggire o ad affrontarli a viso aperto.

 

Comparto Tecnico

Premetto di aver completato Metro Exodus su PS4 PRO, di conseguenza i dettagli qui di seguito si riferiscono esclusivamente a questa versione della console Sony.
Metro Exodus vanta diversi alti e bassi in più frangenti.
Abbiamo un impatto visivo generale di eccellente fattura, con texture e poligoni veramente ben fatti anche sulla lunga distanza. Rare le eccezioni in cui mi è capitato di notare qualche texture leggermente sottotono.
Il frame-rate è abbastanza stabile sui 30 fps, con qualche rallentamento giusto nelle zone cariche di particellari come fumi, fuochi ecc. Nulla di grave.
Le animazioni e caratterizzazioni dei personaggi sono ottimi, anche se rimane il fatto che Artyom sia praticamente muto, lasciando la propria caratterizzazione ai semplici movimenti.
La fisicità dei movimenti si nota molto bene, sia durante il gioco che nei filmati. La pesantezza ed il realismo nella fatica del personaggio si percepisce. Un elogio quindi su questo punto di vista ed anche sul feedback dei colpi sparati e subiti, che per certi versi si può paragonare all’ultimo Wolfenstein II di casa Bethesda.
Il sistema di illuminazione dinamico è stupefacente, sia al chiuso che all’esterno. Segno dell’enorme impegno di 4A Games nella realizzazione del gioco.
Il principale difetto di questo Metro è, purtroppo, l’intelligenza artificiale dei nemici, specie in quelli umani, che spesso sfocia in movimenti senza senso o a trovarveli immobili di fronte. Si intuisce quindi che affrontare il gioco in modo stealth sia la via migliore per godersi il gioco in termini di realismo.
Anche i caricamenti sono una nota dolente del titolo. All’avvio dei livelli aperti potreste dover aspettare anche 3-4 minuti prima di iniziare a giocare! Va detto che questo è l’unico caricamento che dovrete attendere, però questo fattore potrebbe impattare sul vostro stile di gioco, in quanto una morte inaspettata, in zone molto dense, potrebbe rivelarsi frustrante nel dover ripetere la schermata di caricamento.
Il doppiaggio non è eccezionale, specie quello italiano, il quale, oltre a essere desincronizzato, non rispecchia l’enfasi del momento. Consigliamo di giocarlo in lingua inglese o addirittura in russo; entrambi garantiscono un’immersione decisamente più profonda rispetto alla versione nostrana.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8.3
La sua passione per i videogame inizia da bambino su PC, per poi passare definitivamente alle console Sony con l'arrivo della PS1. Ha un debole per la Nintendo ma solo ed esclusivamente per le console portatili, fin dall'uscita del Game Boy. Padroneggia molto bene quasi ogni genere, sportivi esclusi da cui è sempre stato alla larga, ma i suoi preferiti rimangono i Survival gli Stealth e gli RPG. Monster Hunter é uno dei suoi titoli preferiti anche se l'apice raggiunto é stata grazie alla serie di Metal Gear Solid che diverrà per lui una vera opera di culto, seguendo negli anni a venire Hideo Kojima per tutte le sue avventure. Con l'idea che "il meglio deve ancora venire" vive speranzoso l'evoluzione videoludica.

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