Loud on Planet X – Recensione

Morale della favola, Loud on Planet X è un titolo che consideriamo più adatto ai dispositivi mobili. Questo, se da un lato va correttamente incontro al fatto che effettivamente sia disponibile per dispositivi iOS ed Android, cozza invece dall'altro che lo vede essere distribuito solo su Steam e PS4 piuttosto che su PlayStation Vita (versione che a quanto pare è stata rimandata). Molto probabilmente infatti, feature e controlli della piccola di casa Sony, avrebbero giovato molto al risultato finale, che anche se non disastroso, non fa salire comunque il titolo ai livelli dei guru dei rhythm games. Ottimo per passare il tempo in attesa di "musiche" migliori, ma anche abbastanza incline a farvi desiderare di nuclearizzare la vostra console. Se amate il genere di musica che propone e conoscete gli artisti coinvolti, non avrete che da fiondarvi a testa bassa sullo store, ma se non siete avvezzi al genere dei giochi musicali, vi consigliamo di procedere per altre vie.

Il mercato degli indie si sta evolvendo, si espande di continuo e cerca di raggiungere anche generi non proprio diffusissimi o con un parco di titoli limitato a pochi brand importanti. Uno di questi è quello legato al genere musicale, a cui appartengono (o si tende solo a ricordare) i più famosi e blasonati Guitar Hero e Rock Band. Loud on Planet X è indubbiamente un buon esperimento, che mixa i due titoli sopra citati con i vecchi shoot’em up bidimensionali, ed il risultato finale è…

…una mare di bestemmie, tanto che il titolo potrebbe perfettamente essere stato sviluppato da From Software con il supporto di Miyazaki in persona per quanto vi farà dannare l’anima.
Loud on Planet X, è uno di quei titoli che ha tentato la fortuna su KickStarter, ed è riuscito a ricevere abbastanza finanziamenti da poter diventare realtà. Una sfida che non sempre tutti riescono a vincere, e che non è solo un semplice traguardo finanziario, ma un gesto di fiducia che molti utenti decidono di fare perché, come l’ideatore, pensano che la cosa possa essere una buona idea. Le buone idee di solito albergano nelle cose semplici, e per quel che riguarda trama e gameplay c’è da dire che Loud on Planet X non è nulla di complicato.
Gli alieni hanno deciso di invadere la Terra, e la migliore idea che hanno avuto è stata quella di prendere di mira i concerti. In quei luoghi avrebbero di sicuro trovato molti umani da sottomettere, ma non avevano ancora fatto i conti con i musicisti, gli unici a quanto pare ad essere in grado di metterli fuori gioco. Gli scontri infatti si svolgono su dei campi di battaglia piuttosto atipici, e cioè le piste da ballo o le sale dei locali che fanno musica dal vivo…

LOUD_1

Come si può vedere quindi, non ci sono intricati complotti o segretissime macchinazioni, è la storia più vecchia del mondo, un popolo vuole conquistarne un altro, e vuole farlo con la forza. Nemmeno il gameplay è di conseguenza eccessivamente complicato, almeno a parole, perché della pratica ne parleremo dopo…
Se nella vostra carriera di gamer c’è un paragrafo dedicato al primo Plants vs Zombies, avrete un non so che di familiare in come il piano di gioco funzioni. Similarmente al titolo di PopCap Games infatti, i nemici arriveranno da delle corsie prestabilite, quattro per l’esattezza, che sarà possibile difendere tramite gli altoparlanti posizionati sul lato sinistro del piano, adiacenti al palco dove sta suonando il gruppo di turno. Ogni altoparlante è “comandato” da un apposito tasto, che se premuto a tempo di musica (quando questo sobbalza), emetterà un raggio in grado di colpire e danneggiare gli alieni. Gli alieni non sono proprio quelli che abbiamo visto in telefilm come Roswell, sono leggermente più vicini alla classica rappresentazione in stile massa gelatinosa con tanti occhi sopra, occhi che in realtà hanno anche un altro scopo. Il numero di bulbi oculari posseduti da un alieno, è infatti anche il numero di colpi necessari per eliminarlo.

LOUD_2

Questi visitatori astrali diversamente amichevoli, sono ovviamente di vario genere. Di conseguenza alcuni sono più resistenti, altri più veloci, e per questo si dovrà scegliere con attenzione quali di loro eliminare per primi, evitando quindi che raggiungano il palco. Fallire in questo risultato equivale alla progressiva rottura degli altoparlanti, ed alla fine della partita se vengono distrutti ed anche un solo alieno raggiunge gli artisti. È possibile ovviamente ripararli, ma ciò necessita di una tempistica che in fasi concitate del gioco è un po’ complicata da gestire.
E qui arriviamo al punto critico. La difficoltà di gioco è un po’ ballerina, ed alterna fasi mediamente semplici a passaggi che definire impossibili è un eufemismo. Vuoi forse per la configurazione dei tasti non proprio ottimale (e non modificabile), o semplicemente per scelte tecniche discutibili, vi ritroverete presto o tardi a voler gettare via il pad urlando e sbattendo i piedi. Nemmeno i bonus a caricamento random che vedrete comparire in alto a destra sono risolutivi nei momenti critici, ma si limitano solo a piccoli aiuti che non salveranno la giornata. Leggermente meglio invece la resa del colpo speciale, ne vedrete diversi in base al gruppo in azione in quel momento, e sarà sicuramente utile per togliervi un po’ di pigne dal fuoco.

LOUD_3

Ma puntiamo un attimo lo sguardo su la parte principale di un titolo musicale, ovvero la colonna sonora. Dalle due sorelle gemelle Tegan and Sara ed il loro indie rock, al synthpop degli scozzesi CHVRCHES, da Lights ai Metric, dal noise rock dei METZ al punk dei F*cked Up, dagli HEALTH ai Purity Ring, dai Little Dragon agli Austra, ed ancora Shad, Cadence Weapon, July Talk, Monomyth… Insomma, un numero non indifferente di artisti indie, che avrete il piacere di ascoltare mentre atomizzerete in giro un po’ di alieni brutti e cattivi. Per ogni artista avrete la possibilità di ascoltare/giocare due canzoni, per un totale quindi di ben 28 tracce. Tra queste ed il tutorial, avrete quindi circa trenta livelli da affrontare, che alla fine dei non sono per niente pochi.
Graficamente il titolo è visibilmente in 2D, piuttosto semplice e senza fronzoli particolarmente vistosi. Come localizzazione, è da segnalare che il titolo è completamente in inglese, ma poco importa visto la totale assenza di dialoghi.

GUIDE TROFEI

Little Big Workshop – Recensione

Da amante di strategici e simulativi, ho sempre apprezzato la complessità del proporre sfide organizzative ai giocatori. Passando tra moltissimi esponenti del genere, da...

Space Crew – Recensione

Siamo in un periodo decisamente impegnativo in qualità di videogiocatori. Il mese di ottobre è solito mettere sul piatto una miriade di videogiochi, le...

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome