Kingdom Come: Deliverance – Recensione

Kingdom Come: Deliverance è un gioco di ruolo come non ne giocavo da tempo. La sua impronta realistica si nota fin dal principio aumentando l'immersione nel titolo e la voglia di approfondire tutto ciò che ci è concesso fare. Nonostante qualche problema sul versante tecnico, che verrà sicuramente sistemato con i prossimi aggiornamenti, non fatevi scappare la possibilità di giocarlo. Cavalieri, donzelle in pericolo e intrighi da svelare. Cosa potete volere di più?

Warhorse Studio nasce a Praga, in Repubblica Ceca, fondata da Daniel Vávra (ex game designer per 2K Repubblica Ceca) e Martin Klíma (ex producer di Altar Games) il 31 Agosto 2011. Questo gruppo di persone aveva un sogno, un progetto, che col passare del tempo ha preso il nome di Kingdom Come: Deliverance. Dopo le difficoltà economiche iniziali, Warhorse trovò un investitore col quale riusci a creare il primo prototipo del titolo che, ahimè, non ottenne immediatamente il consenso della massa. A questo punto il team decise di tentare aprendo una campagna di crowdfunding su Kickstarter, con l’obiettivo di raggiungere le 300mila sterline. La campagna fu un successo ed ha superato le 2 milioni di sterline raccolte che ha permesso di portare, tramite un accordo di distribuzione con Deep Silver, Kingdom Come: Deliverance sulle nostre amate Play Station 4.
Cos’è quindi Kingdom Come: Deliverance? E’ un gioco di ruolo puro, con statistiche, potenziamenti ed equipaggiamenti vari, ambientato nel Regno di Boemia, uno stato imperiale del Sacro Romano Impero, nell’anno 1403. Il nostro protagonista è Henry, figlio del fabbro del villaggio minerario di Skalitz, il quale si ritroverà, suo malgrado, a dover sopravvivere in un periodo storico pieno di guerre, razzie e banditi.

La particolarità che vogliamo sottolineare fin da subito in questo titolo è la collaborazione di veri e propri rievocatori storici nella creazione del gioco. Il titolo ha quindi seguito delle precise indicazioni nel ricreare il mondo di gioco, dal modo di vestirsi al tipo di armature indossate, passando addirittura dai materiali realmente utilizzati all’epoca. Non essendo io un esperto in tutto ciò mi sono consultato con Lorenzo Tonini, esperto storico (e mio caro amico) dell’associazione di rievocazione medioevale Gli Sparvieri, che mi ha dato qualche delucidazione su quanto sia “storico”, scusate la ripetizione, ciò che possiamo vedere all’interno di Kingdom Come.
Per quanto riguarda l’ambientazione, edifici, strade e colpo d’occhio generale, il titolo rispecchia a pieno ciò a cui una persona avrebbe potuto assistere all’epoca. Non mancano però imprecisioni sia nell’abbigliamento che nelle armi utilizzate. Nonostante i popolani siano pressapoco realistici, i nobili sono inspiegabilmente vestiti di fantasia, con alcuni richiami ad epoche successive o totalmente inventati. Parlando invece del combattimento, la scherma storica proposta è abbastanza “scolastica” probabilmente perché renderla autentica al 100% avrebbe reso ancora più complicato ed inaccessibile il gioco stesso. Le armature, infine, hanno parecchie imprecisioni, sicuramente più dei vestiti, che probabilmente sono date dal fatto che i rievocatori consultati dagli sviluppatori siano “più sportivi” che “rievocatori” della vita del tempo. Il tutto comunque è apprezzabile, ed è sicuramente la miglior produzione che sia mai stata così accurata in questo genere.
Che dire, dopo questa doverosa premessa, cominciamo!

La nostra recensione di Kingdom Come: Deliverance

Kingdom Come: Deliverance è un titolo dalla longevità enorme. Preparatevi a passare ben più di 40 ore con armatura e spada al vostro fianco. Se invece vorrete completare ogni missione secondaria ed attività arriverete sicuramente ad un totale di 100 ore o più.
Come già detto in apertura, il nostro protagonista, Henry, vive in un periodo storico piuttosto tumultuoso. La trama, infatti, è costellata di intrighi, battaglie, indagini e scoperte tutt’altro che scontate. Posso solo anticiparvi che ben presto la vita di Henry verrà totalmente stravolta, introducendolo a situazioni nelle quali il nostro povero fabbro non avrebbe mai pensato di potersi trovare.
Personalmente, ho trovato quest’aspetto il più riuscito di tutto il titolo. La trama coinvolge, stupisce e riesce decisamente ad immergere in questo mondo credibile dall’inizio alla fine.
Il proseguimento della trama è piuttosto guidato. Nonostante il gioco ci lasci a delle scelte, sia di dialogo che di “progresso” nelle missioni, in realtà non ho trovato chissà quali differenze nell’avanzare tra una scelta e l’altra durante l’avanzamento. La trama è una, un inizio ed una fine. Però non preoccupatevi, se siete appassionati di medioevo, cavalieri e combattimenti all’arma bianca Kingdom Come non vi deluderà, con una storia ricca di colpi di scena e sempre fedele a se stessa.
Ultima nota, nonostante il gioco ci renda completamente liberi di esplorare l’intera mappa sin dalle prime fasi di gioco, è consigliabile non lasciare mai perdere la trama principale, specialmente per determinati aiuti che vi faciliteranno il progresso, ma anche perché gli altri comprimari non mancheranno di darvi dei fannulloni per l’eventuale ritardo.

Spade, grimaldelli ed infusi

Il gameplay di Kingdom Come: Deliverance è molto articolato, semplice e complesso allo stesso tempo. Henry è il figlio di un fabbro e, nonostante il padre gli abbia insegnato qualcosina del mestiere, non sa fare granché. All’epoca molte cose che oggi diamo per scontate erano conoscenze per pochi. Immaginate di essere nel Medioevo, la stragrande maggioranza delle persone è analfabeta, non sa né leggere né scrivere. Nessuno sapeva brandire una spada né tanto meno utilizzarla in combattimento. Nuotare? Men che meno. Henry è povero, giovane ed inesperto. Il gameplay inizia tutto da qui.
Per imparare a fare ogni cosa dovrete andare per tentativi oppure, sborsando qualche Groschen (la moneta utilizzata all’epoca), farvi insegnare da qualcuno più in gamba di voi. Questo vale per ogni cosa, dal combattimento al leggere, dal ricucirvi gli abiti all’arraffare qualche moneta borseggiando nell’ombra un cittadino. Per ognuna di queste operazioni è previsto un vero e proprio minigioco da completare (con successo) per riuscire nel vostro intento. Lo scassinamento è basato sull’utilizzo delle levette analogiche per muovere grimaldello e serratura fino ad aprire il lucchetto che vi blocca la strada (o il baule). Il borseggio è tutto basato sulla velocità nella pressione dei tasti. Affilare una spada può sembrare semplice in principio, ma dovrete piegare la spada, mentre girate la ruota della mola, per farle il filo senza rovinarne la lama. L’alchimia sarà invece strettamente legata alla lettura: per prima cosa dovrete essere in grado di leggere la ricetta della pozione, poi doverete farla man mano con calderone, ingredienti e tempistiche piuttosto rigide. Ogni vostra abilità sarà quindi gestita tramite statistiche consultabili nel menù principale. All’inizio sarete impacciati in qualunque cosa proverete a fare, ma con perseveranza, e qualche insegnamento mai troppo apprezzato, diventerete dei maestri in qualunque arte che il videogioco offre.
Il combattimento è basato su di una croce direzionale al centro dello schermo con la quale deciderete in che posizione tenere la spada e da che direzione attaccare. Ogni arma avrà a disposizione le proprio combo (sequenze di colpi) e il proprio stile di combattimento che dovrete sviluppare con la pratica (ed apposite abilità sbloccabili con l’esperienza accumulata). Non credete di poter far fuori chiunque solo perché avete un’arma, il vostro avversario potrebbe non prenderla bene.
Il livello di sfida è quindi legato a come vorrete affrontare l’avventura.  Se deciderete di menare le mani, vi ritroverete a combattere molto spesso, a volte anche contro avversari decisamente fuori la vostra portata. Se invece svilupperete la vostra arte oratoria, potrete uscire dagli impicci semplicemente parlando. Il tutto verrà lasciato a voi e al vostro stile di gioco.
Il vostro personaggio avrà un limite massimo di peso trasportabile, il quale aumenterà di pari passo allo svilupparsi della vostra forza. Per quanto riguarda l’equipaggiamento, avrete un totale di 20 slot, di cui 16 solo per l’abbigliamento e 4 per le armi.

Tecnicamente parlando, Kingdom Come: Deliverance si difende piuttosto bene. Quando non ci sono problemi, il colpo d’occhio delle ambientazioni ed il dettaglio di edifici ed abiti è davvero immersivo e piacevole. Guardare il sole tramontare in lontananza, attraverso le fronde degli alberi, mentre andate a cavallo, vi farà innamorare di quest’ambientazione curata in ogni sua parte. Però, come ho detto prima, “quando tutto va bene”.
Come anche per qualche imprecisione nei comandi e nel gameplay in generale, il titolo è ancora pesantemente “work in progress”, per così dire. Il pop up è assurdo, case che appaiono a poca distanza dal personaggio, persone che passeggiano per le strade senza testa, un intero castello invisibile che ci ha messo una decina di secondi prima di apparire, sono solo piccoli esempi di quanto debba ancora essere sistemato il gioco; tra l’altro abbiamo provato il titolo su PS4 Pro e sono stati riscontrati dei cali di frame ad appesantire il tutto, soprattutto nelle fasi più concitate.
I caricamenti sono un altro tasto dolente dell’intero videogioco. Il titolo si apre con un’interessante video narrativo che vi immerge nell’ambientazione storica in cui viene ambientato il gioco. Il problema è che non è possibile saltarlo e siamo costretti a “sorbirci” minuti di caricamento ogni volta che facciamo partire il gioco; per non parlare del viaggio rapido, che ci mostra il nostro personaggio muoversi per la mappa di gioco senza possibilità di arrivare dritti al punto o di fermarci a metà strada.
Il doppiaggio è completamente in inglese con sottotitoli in italiano. Le musiche, infine, sono veramente ispirate e si lasciano ascoltare piacevolmente sia durante le vostre esplorazioni che durante i combattimenti.

GUIDE TROFEI

Sid Meier’s Civilization 6 – Recensione

Uscito originariamente su PC nel 2016, il sesto capitolo della saga di Civilization è approdato anche su PlayStation 4 proprio il 22 Novembre di...

Shenmue 3 – Recensione

Shenmue, Yu Suzuki e FREE, tre nomi che hanno rivoluzionato l'industria videoludica. La serie di Shenmue, rimasta orfana di un seguito per 18 lunghi...

Narcos: Rise of the Cartels – Recensione

Quanti di voi hanno giocato, almeno una volta, ad un Tie-in? In quanti ne siete rimasti soddisfatti? Con l'approssimarsi della nona generazione di console,...

Blacksad: Under the Skin – Recensione

Ricordo abbastanza bene il teaser di annuncio di Blacksad: Under the Skin. Parliamo del 2018 e, per quanto non conoscessi le origini del brand,...
Mirco Neri
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome