Killing Floor 2 – Recensione

Killing Floor 2 risulta essere un ottimo titolo riempitivo, da giocare rigorosamente in compagnia di una combricola sgangherata, graziato da un aspetto tecnico tutto sommato più che piacevole e farcito da un'ottima colonna sonora. Il grande numero di classi, mappe e mezzi di morte cozza un po' con la presenza di sole due modalità di gioco e l'assenza di una campagna, anche se abbozzata, si fa sentire parecchio. Per le sessioni di gioco spensierate, ma neanche tanto, in compagnia degli amici, non possiamo far altro che consigliarvelo, forti anche di un prezzo più che competitivo rapportato ai valori produttivi, ma statene letteralmente alla larga se amate le trame fitte o le esperienze single player.

Gli amanti degli FPS non possono certo lamentarsi in questo periodo dell’anno, dove si concentrano quasi tutte le più grosse uscite di questo genere. Tra un Battlefield 1, un CoD: Infinite Warfare e un Titanfall 2 fa capolino anche Killing Floor 2, forte di un prezzo concorrenziale e di una struttura che non ha nulla a che spartire con l’attuale concorrenza. Ma andiamo con ordine.

Epidemia, che novità…
Killing Floor nasce inizialmente come Mod del conosciutissimo Unreal, nella fattispecie della versione 2004, per poi approdare come titolo a se stante solo diversi anni dopo. Nel primo capitolo noi impersoniamo alcuni agenti governativi che stanno cercando di arginare quella che sembra un’epidemia su larga scala, che ci porta ad affrontare orde ed orde di mostruosità varie. Questi esseri, però, altro non sono che dei cloni difettosi, generati dalla solita megacorporazione, che sfuggono ad ogni controllo ed imperversano per le strade, costringendo il governo a mettere tutta la città in quarantena. Qualcosa deve essere andato storto e qui entra in gioco Killing Floor 2, dove saremo chiamati a fronteggiare le suddette ondate ma che questa volta imperversano per tutta l’Europa, costringendo all’intervento sia gli Stati che non sono caduti sotto i colpi di questo miasma che le corporazioni che hanno finanziato gli esperimenti. Definire “trama” e “narrazione” di Killing Floor quello che abbiamo appena accennato è già ben più di un complimento, visto che si tratta di un mero pretesto per gettarci nella mischia a sfalciare quante più mostruosità potremo in una struttura ad arena, suddivisa in ondate senza una reale progressione della storia.

Ondata dopo ondata.
Bene, dopo avervi enunciato le grandi doti narrative del titolo, torniamo seri e parliamo di cosa è in realtà Killing Floor 2. Sostanzialmente e come vi abbiamo accennato, KF2 risulta essere uno shooter ad arena dove affronteremo diverse ondate di nemici, a difficoltà crescente, che ci porteranno a combattere, infine, contro un boss specifico per la mappa selezionata. Sarà possibile affrontare il titolo sia in solitaria (cosa che vi sconsigliamo caldamente vista la difficoltà ben sopra la media), sia in cooperativa, creando una Lobby dove potremo scegliere mappa, numero di ondate (da un minim di 4 ad un massimo di 10) e la classe del nostro personaggio, tra un roaster variegato e piuttosto differenziato. Fatto questo, ci troveremo catapultati nella mappa di gioco ed inizieremo a massacrare nemici a iosa senza un attimo di respiro e, almeno inizialmente, armati solo di un’arma ed un coltello.
Al termine di ogni ondata avremo accesso ad un negozio che ci permetterà di acquistare nuove bocche da fuoco, che spaziano da fucili a mitra, passando anche per alcune armi non convenzionali (come una pala!?). Ogni classe ha una familiarità ben definita con le armi da fuoco, ed alcune solo ad esclusivo uso di determinate classi, quindi la scelta del nostro avatar dipenderà anche da quale arma vorremo impugnare, oltre che dalle abilità che si guadagneranno combattendo ed incrementando il nostro livello. Ognuna delle 10 classi è dotata di un parco unico di abilità piuttosto differenziate tra loro, che spaziano dalle classiche cure e rifornimenti a boost per i danni o alla resistenza; la cooperazione si rivela ben presto fondamentale, sopratutto se si deciderà di affrontare la modalità competitiva, che aggiunge giocatori umani alle ondate nemiche.

Unreal Engine 3? Ancora?
L’aspetto tecnico ed artistico di Killing Floor 2 non lascia a desiderare, anche se utilizza una versione ormai obsoleta del fin troppo abusato Unreal Engine 3. L’impatto complessivo si rivela ottimo nel complesso e restituisce scenari d’impatto ed ottimi modelli dei nemici e dei compagni, il tutto coadiuvato da un buon comparto di animazioni. Effetti di luce, esplosioni, fumo e sangue guarniscono un quadro complessivo tutt’altro che spiacevole alla vista e che non cede un frame nemmeno con un considerevole numero di nemici a video, in sei giocatori online e con una linea tutt’altro che performante.
Il design delle armi si rivela piuttosto verosimile ed il feeling delle stesse è ben riproposto pad alla mano, così come l’impatto dei colpi sui nemici, che perdono arti e pezzi, grondando un quantitativo di sangue che non potrebbero mai contenere. Il comparto texture si difende piuttosto bene, ma ad influire maggiormente sul quadro complessivo è l’ottimo design di mappe ed ambienti, labirintici, con giochi di luci e ombre, fiamme, riflessi, neve, nebbia e qualunque altra cosa vi venga in mente.
La componente audio risulta incalzante e piacevole, con brani Metal orecchiabili anche per chi non ama questo genere musicale e che incitano ancor più al massacro. Ottimi i rumori e gli effetti delle armi, ed altrettanto buoni i versi dei nemici, che li rendono facilmente riconoscibili già dai suoni che emettono.

GUIDE TROFEI

Little Big Workshop – Recensione

Da amante di strategici e simulativi, ho sempre apprezzato la complessità del proporre sfide organizzative ai giocatori. Passando tra moltissimi esponenti del genere, da...

Space Crew – Recensione

Siamo in un periodo decisamente impegnativo in qualità di videogiocatori. Il mese di ottobre è solito mettere sul piatto una miriade di videogiochi, le...
Loris
Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome