Just Cause 3 – Recensione

Just Cause 3, esattamente come il predecessore, rimane un titolo divertente ed immenso se preso nella giusta maniera. Il titolo regala tante ore di gameplay all'insegna dell'ignoranza pura, ma soffre della stessa ripetitività del secondo capitolo. Come dicevamo, se preso nel modo giusto potrebbe riservarvi un divertimento pressoché infinito, ma è facile che la troppa vastità della mappa unita alla già citata monotonia ed ai difetti tecnici segnalati potrebbero farvi andare in odio il titolo dopo poche ore. Abbiamo quasi l'impressione che l'idea di far uscire a breve distanza Just Cause 3 e Mad Max sia stata pessima ed abbia reso qualitativamente inferiori ambedue i giochi rispetto alle promesse degli sviluppatori. Insomma, ve lo consigliamo solo come passatempo qualora vogliate un titolo poco impegnato su cui sfogare nervosismi vari o semplicemente staccare il cervello.

Sono passati quasi 6 anni dall’uscita di Just Cause 2 sulle ormai vecchie console ed a molti mancava parecchio creare caos e distruzione nei panni del buon Rico Rodriguez. A distanza di pochi mesi dal discreto Mad Max (sempre dallo stesso sviluppatore), Just Cause 3 è finalmente disponibile su PlayStation 4. Vediamo insieme se il nuovo titolo di Avalanche Studios merita o no l’acquisto, nella nostra recensione.

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JUST CAUSE 3 – LA NOSTRA RECENSIONE

Un altro dittatore da spodestare!
Le vicende di Just Cause 3 si svolgono nell’arcipelago di Medici, un’ambientazione ispirata alle isole mediterranee italiane e greche. Rico Rodriguez è chiamato in causa per mettere fuori gioco il dittatore di turno, ossia il generale Di Ravello. I richiami all’Italia sono ben marcati anche nella caratterizzazione del nemico principale, essendo lo stesso ispirato a Mussolini, oltre che ad altri ben noti dittatori del secolo scorso. Il tutto è condito dai classici e scontati personaggi tipici di un gioco “ignorante” come questo, tra cui non manca Mario Frigo, basato sugli stereotipi dell’italiano medio visto dagli stranieri. Per il resto, personaggi e dialoghi sono piuttosto piacevoli e le situazioni che si creano risultano abbastanza divertenti. A dire il vero non c’è molto altro da dire, visto che fin dall’introduzione avremo ben chiaro il nostro scopo e che verremo buttati nella mischia fin dai primi istanti di gioco.
L’ambientazione è immensa, anche se l’esplorazione della stessa è poco incentivata e vi sono pochi scorci caratteristici, belli da vedere e nulla più. Diciamo che ci troviamo di fronte all’esatto opposto di un Fallout o di un The Witcher a caso, nei quali il girovagare per la mappa ha un’utilità ben più marcata rispetto a Just Cause 3. L’unico motivo per esplorare gli ambienti di gioco è legato alla progressione della trama, visto che per poter sbloccare alcune missioni ci verrà richiesto di liberare alcuni avamposti nemici. Già da queste ultime righe avrete sicuramente capito che la progressione, unita alle generose dimensioni della mappa, crea una ripetitività di fondo ben marcata. E non abbiamo ancora parlato del gameplay vero e proprio.

1Noiosa devastazione?
Il gameplay di Just Cause 3 si basa sulla totale libertà di esplorazione e distruzione che ci è concessa fin dal primo avvio del titolo. Questo è, in base al proprio punto di vista, il miglior pregio o il peggior difetto della produzione Avalanche Studios. Infatti, se ad una prima impressione il tutto funziona a meraviglia, bisogna scontrarsi già dopo poche ore con una monotonia di fondo dovuta alla poca varietà delle missioni primarie e secondarie, oltre che al già citato senso di progressione, pressoché nullo. Ci viene infatti subito data la possibilità di girovagare per tutta la mappa di gioco e ci vengono forniti dall’inizio tutti gli strumenti che ci porteremo fino ai titoli di coda, ossia rampino, paracadute e tuta alare. Dobbiamo ammettere che l’unione di questi tre gadget funziona a meraviglia, facendoci percorrere distanze siderali in disinvoltura e con un discreto tasso di adrenalina e divertimento.
Questi strumenti ci permettono di approcciare ogni missione in modo differente, lasciandoci la libertà di atterrare a sorpresa nei pressi di un avamposto nemico, ma nulla ci vieta di guidare veicoli di terra, mare ed aria di vario genere. Nel momento in cui approcciamo il nemico, possiamo affidarci alle armi da fuoco oppure usare il leggendario rampino per creare situazioni fuori dal comune, come agganciare nemici e veicoli ad esplosivi per creare il panico, e via di questo passo.
Come accennato poco fa, la varietà delle missioni non è delle più esaltanti, rendendo il tutto riassumibile nell’andare dal punto A al punto B per uccidere/distruggere/conquistare. Tutto qui? Purtroppo sì e la stessa trama, per quanto discretamente godibile e farcita di personaggi e dialoghi divertenti, non riesce da sola a mantenere viva la voglia di proseguire, se non solo per il gusto di creare caos a non finire.
A ravvivare almeno un po’ la fiamma della varietà, ci pensa il sistema di potenziamento del personaggio, legato a doppio filo alle sfide classificate con gli altri giocatori. Si parla di sfide con punteggio a bordo di veicoli vari, voli con paracadute e tuta alare, distruzione e via andare. Il completamento di questi incarichi sblocca un numero di ingranaggi che aumenta in base alla qualità dei nostri risultati e che ci permette di assegnare dei punti abilità utili a potenziare le caratteristiche di Rico in base alle nostre esigenze. Il sistema funziona piuttosto bene, pur costringendoci a rimanere perennemente connessi alla rete per usufruirne.

3E… la grafica?
Sull’aspetto tecnico di Just Cause 3, se dobbiamo dirla tutta, non vi sono molte cose da dire, sia nel bene che nel male. L’impatto complessivo iniziale è piuttosto impressionante anche se, come in tutti i giochi di questo tipo, analizzando i dettagli non è tutto oro quello che luccica. I modelli dei personaggi sono piuttosto ben realizzati, mentre le strutture finiscono per essere ripetitive e, in alcuni casi, piuttosto spigolose. Inoltre vi è una forte contrapposizione tra l’immensità del mondo di gioco e la scarsa presenza di persone e veicoli a video, rendendolo quindi un titolo “pieno di niente” anche sotto questo punto di vista.
Semplicemente favolosa l’effettistica a video, comprese esplosioni, riflessi e via dicendo. Lo scotto da pagare per tutte queste meraviglie sono alcuni perdonabilissimi rallentamenti durante le fasi più concitate con decine di esplosioni a video. La più grossa pecca tecnica del titolo rimangono i tempi di caricamento, non stiamo però parlando di quello iniziale, bensì delle attese lunghe fino ad un minuto presenti ogni volta che Rico perde la vita. Dopo la recente patch la situazione sembra fortunatamente migliorata, almeno da questo punto di vista.
La parte audio fa il proprio lavoro più che dignitosamente, grazie a musiche ed effetti sonori buoni e ad un doppiaggio in italiano nella norma, anche se non ai livelli delle produzioni Sony.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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