inFamous: Second Son – Recensione

InFamous Second Son è insomma un prodotto che propone alti e di bassi, sicuramente un titolo valido ma non quel capolavoro che tutti si aspettavano. Sicuramente il passo avanti dal punto di vista grafico è stato fatto, ma manca una struttura solida dal punto i vista del gameplay. A far storcere parecchio il naso però è la ripetitività che si fa sentire dopo non molto e che fa rallentare abbastanza il ritmo di gioco. Il titolo Sucker Punch merita di essere giocato ma dovete mettere in conto alcune piccole cose che non lo rendono il titolo perfetto.

PlayStation 4 ha avuto successo nelle vendite sin dall’inizio, superando senza troppi problemi la concorrenza delle altre case videoludiche. Fino ad ora mancava però un qualcosa, un titolo capace di far sentire il giocatore veramente nella next-gen. Tra i titoli di lancio c’era Killzone: Shadow Fall che aveva il compito di portare avanti la bandiera, ma il risultato ottenuto non è stato quello previsto.
Mancava quindi un’esclusiva degna per dare un senso di completezza alla nuova console di casa Sony, e inFamous Second Son è senza ombra di dubbio il titolo che tutti attendevano per vedere se era arrivato finalmente il momento di dare il via ad una nuova era videoludica. Finalmente abbiamo avuto la possibilità di provarlo nella sua versione completa e possiamo dirvi con questa recensione se è stato centrato il risultato tanto atteso.

Nuovo protagonista in una nuova avventura
Dopo ben due capitoli della serie dedicati al protagonista Cole, Sucker Punch ha deciso di cambiare strada e di dedicarsi ad un nuovo protagonista. In inFamous: Second Son infatti prenderemo le redini di Delsin, un personaggio decisamente diverso sia dal punto di vista estetico che caratteriale e che si troverà sin da subito immischiato in un’avventura che mai si sarebbe aspettato.
La trama di questo nuovo episodio inizia sette anni dopo le vicende di inFamous 2 e troviamo ancora la presenza delle forze speciali DUP alla caccia dei Conduit, persone dotate di poteri speciali di diverso tipo il cui triste destino sarà quello di essere rinchiusi all’interno di piccole celle. Il nostro nuovo protagonista non ha nulla a che vedere con questi poteri, almeno inizialmente, in quanto è un semplice ragazzo scapestrato dalle origini indiane e che sente un legame molto stretto con la sua tribù di origine. Questo legame è poi ancor più forte con il fratello, un ragazzo poliziotto dai sani principi e sempre ligio al dovere.
Presto però Delsin si imbatte in un convoglio che sta trasportando dei prigionieri Conduit e che si schianta nelle vicinanze della sua abitazione. Avendo assistito all’accaduto decide così di soccorrere i malcapitati ma è proprio qui che succede l’imprevisto: aiutando (e quindi toccando) uno dei fuggitivi il nostro protagonista acquisisce i suoi poteri diventando anche lui un Conduit.
Inizialmente persiste in lui uno stato di confusione in quanto non riesce a capire cosa gli sta succedendo, ma pian piano riesce a prendere confidenza con i suoi nuovi poteri fino a sfociare in una piena sicurezza e spavalderia che lo porteranno ad affrontare mille insidie. Da qui inizia quindi un’evoluzione vera e propria del carattere di Delsin, che lo porterà a prendere decisioni che cambieranno le sorti dell’avventura e che ci permetteranno di poter assistere a due finali differenti.

La scelta che segna il finale
Continuando a parlare di decisioni, quelle che prenderemo non avranno un riscontro solamente ai fini narrativi ma andranno a modificare anche l’indole di Delsin. Aiutando le persone innocenti dal DUP aumentarà infatti il nostro essere buoni, mentre se decidiamo di picchiare senza motivo un passante o un manifestante sarà il nostro karma negativo ad aumentare.
L’inclinazione del nostro stato da una parte piuttosto che dall’altra determinerà anche i potenziamente che andremo a sbloccare; se il nostro karma andrà verso il lato dell’infame avremo a nostra disposizione potenziamenti sempre più distruttivi, mentre se il nostro intento è quello di non provocare vittime avremo man mano poteri che andranno a colpire prettamente le unità DUP, senza interagire troppo con i passanti che ci circondano.
La possibilità di poter decidere l’allinamento caratteriale di Delsin aumenta notevolmente la longevità del titolo (12 ore circa per la campagna principale) in quanto è possibile (e consigliabile) rigiocare il titolo una seconda volta per cambiare totalmente le carte in regola e per passare da buono a cattivo, o viceversa. La rigiocabilità mostra però il fianco ad un gameplay alla lunga ripetitivo in quanto le meccaniche di combattimento, una volta sbloccate tutte, risultano essere monotone e vi ritroverete ad usare sempre le stesse.

L’evoluzione di Delsin
Come sa chi ha già giocato i primi due titoli di questa serie il nostro protagonista si fa strada tra i nemici grazie a dei poteri che acquisisce man mano. Il primo a nostra disposizione è quello del fumo che, come attacco base, ci da la possibilità di usare una catena “infuocata” come se fosse una frusta a corto raggio. Andando avanti si avrà poi la possibilità di lanciare proiettili esplosivi più o meno dannosi (alcuni più indicati contro i veicoli e le strutture del DUP) o di lanciare delle specie di bombe che catturano o confondono gli avversari di una determinata area per poi permetterci di neutralizzarli con facilità. Tutto questo sarebbe molto bello se non fosse che qualsiasi tipo di potere scegliamo di utilizzare (fumo, neon o gli altri che sblocchiamo più avanti) saranno caratterizzati tutti da questo tipo di attacchi, costringendoci ad usare sempre gli stessi e a cambiare potere più per una mera scelta estetica che per i loro effetti.
Poco pratico anche il modo in cui è possibile cambiare potere: la cosa non avviene infatti in tempo reale, bensì Delsin deve fermarsi per qualche istante accanto alla fonte da cui intende assorbire il potere per poi poter continuare gli attacchi, tutto questo rallentando notevolmente le sequenze di combattimento. Sarebbe stata decisamente più stimolante la possibilità di poter cambiare con un semplice tasto i poteri per inanellare combo devastanti e per rendere ogni scontro più veloce e frenetico.
Insomma, le meccaniche di gioco non ci hanno convinto fino in fondo e la ripetitività si avverte dopo non troppo tempo, sia per quanto riguarda le azioni disponibili che per quanto riguarda le missioni che ci vengono proposte. Sicuramente il gameplay non è il punto clou di questo titolo.

Next Gen visiva
A proposito di aspetti clou del titolo, il lato tecnico è senza ombra di dubbio quello che più eccelle in inFamous Second Son. Seattle, la città in cui è ambientato il titolo, è stata ricostruita perfettamente con le sue insegne al neon dai colori accesi, con i suoi panorami mozzafiato soprattutto al calare del Sole e con il suo essere cupa quando scende la pioggia, il tutto per riproporre per filo e per segno ogni palazzo della reale cittadina degli States e per farci immergere nella sua atmosfera. Il nostro Delsin può scalare tutte le strutture presenti nella città, ma nonostante questo l’interattività e la distruttibilità degli oggetti scenici sono ridotte all’osso in quanto poche cose possono essere distrutte o spostate, per lo più le strutture del DUP.
Da lodare a pieni voti la skin di Delsin per la quale sono stati usati ben 60 mila pixel, che si vanno ad unire per creare un’immagine dalla definizione altissima che si muove con fluidità. Molto sceniche anche le mosse finali di ogni potere che si possono attivare dopo aver effettuato sei uccisioni di seguito e che vanno a spazzare via tutto ciò che si trova nelle vicinanze.
Infine vogliamo spendere due parole sull’IA dei nemici, non proprio brillante. Una volta che veniamo riconosciuti inizieranno a spararci contro dalle loro postazioni, senza preoccuparsi di trovare un valido riparo e rimanendo in attesa dei nostri attacchi che non tarderanno ad arrivare.

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Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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