Homefront – The Revolution – Recensione

Homefront The Revolution soffre lo sviluppo protrattosi per troppi anni e passato in mano a troppi sviluppatori, andando a creare un'accozzaglia di idee che alla fine non si amalgama in maniera ottimale. Le buone idee ci sono, le basi narrative anche e l'idea di fondo di dividere il titolo in fasi aggressive ed in fasi di fomentazione della rivolta, sulla carta, funziona ala grande. Peccato che concretamente lo sviluppo e la progressione delle vicende, unite ad alcune forzature durante la progressione che ci impongono il reiterare le stesse azioni all'infinito, facciano presto perdere interesse per il titolo, andando a renderlo ripetitivo e noioso. Avremmo preferito un titolo più breve, ma intenso come il primo capitolo o un Call of Duty. Anche la finestra di lancio fa presupporre che nemmeno Deep Silver ci abbia voluto credere, visto che si piazza tra due pesi massimi come Doom e Overwatch. Un vero peccato.

Dopo il fallimento di THQ e lo scarso successo del capitolo pilota, il brand Homefront è passato di mano in mano nel corso degli ultimi anni giungendo infine sugli scaffali con uno sviluppo piuttosto travagliato alle spalle. L’ampio arco di tempo trascorso dal primo capitolo avrà giovato alla produzione o il continuo cambio di sviluppatore lo avrà penalizzato? Scopriamolo.

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Viva la Revolutìon
Durante gli anni settanta, la Korea si trovava ad essere la nazione tecnologicamente più avanzata, producendo ogni sorta di dispositivo elettronico e tecnologico per il resto del mondo. Il mondo, e gli Stati Uniti, non hanno saputo resistere ed hanno iniziato ad importare qualunque cosa, armi e mezzi da guerra inclusi. Ma la crisi economica impervia e ben presto l’America si trova sull’orlo del precipizio, con il dollaro che crolla vertiginosamente ed il debito pubblico che si impenna. E’ allora che i Koreani decidono di inabilitare ogni singolo dispositivo venduto agli Stati Uniti e, sotto le spoglie di Apex Industries, si prodigano per portare rifornimenti ed aiuti umanitari alla popolazione ormai in ginocchio. Ben presto si fa chiaro che l’intento della Apex è ben diverso ed iniziano presto i sopprusi sulla popolazione e l’instaurazione di un’occupazione forzosa del territorio. Qui entrano in gioco il nostro personaggio ed alcuni comprimari, in diretto contrasto con le forze Apex e pronti a fomentare un’insurrezione verso gli “invasori”.
Noi interpreteremo un novellino, appena unitosi alle unità ribelli, e dopo un’introduzione che ci vedrà catapultati nel bel mezzo della situazione ci troveremo a dover spalleggiare ed apprendere dai nostri superiori e dai nostri commilitoni come fomentare la rivolta e come indebolire le forze Apex nella città teatro delle nostre vicessitudini (Philadelphia). La trama, che sulle prime riesce a cogliere l’interesse del giocatore, presto perde di mordente a causa di una caratterizzazione dei personaggi e dei comprimari piuttosto stereotipata, scialba e priva di mordente, unita ad una progressione che raramente propone qualche guizzo creativo, sia a causa di un ritmo non entusiasmante, sia a causa di alcune scelte di gameplay non propriamente felici.

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Un lungo sviluppo…
Come dicevamo, Homefront è passato di mano in mano dal fallimento di THQ, passando nelle mani di Crytech ed infine nelle mani di Deep Silver. Questo continuo cambio di team si rispecchia anche nel titolo che, purtroppo, tecnicamente e tecnologicamente rimane arretrato rispetto ai competitor più aggressivi attualmente sul mercato. L’impatto iniziale con il titolo è più che accettabile, presentando un’ottima modellazione e un discreto utilizzo sia delle fonti di luce che dei particellari, pur non eccellendo nel comparto texture. Immediatamente dopo ci troviamo invece davanti a personaggi meravigliosamente dettagliati ed animati, con texture fotorealistiche ed animazioni che rivaleggiano con Crysis e con i titoli di punta della generazione corrente. L’altalena tecnica continua ininterrotamente durante tutto l’arco della durata del titolo, continuando a proporre una realizzazione ottima ad una grossolana senza soluzione di continuità, andando a creare un’accozzaglia che non rende giustizia a quanto di buono il predecessore aveva imbastito. Anche il design non si dimostra ai vertici, risultando piuttosto scialbo e scontato, ad eccezzione delle truppe Apex, ben realizzate e con guizzi creativi riservati ad alcuni armamenti e mezzi in loro possesso ed ai droni di guardia che ci troveremo ad affrontare durante le nostre peregrinazioni per i quartieri della città. Anche il framerate non risulta essere dei migliori, presentando dei fastidiosi cali durante le fasi più concitate, probabilmente a causa di un cambio di rotta verso l’open world effettuato in fase avanzata di sviluppo e che difficilmente potrà essere rattoppato con una corposa Patch. Ottimo invece il comparto sonoro, con un buon doppiaggio ed un’ottima effettistica, mentre discrete si rivelano essere le poche musiche di accompagnamento.

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Shooter old school open world?!
Arriviamo infine a parlare del succo del videogioco, ossia il Gameplay. Homefront presenta un gameplay piuttosto articolato pur rimanendo ancorato alle basi del genere di appartenenza. Il mondo di gioco, uno pseudo open world, risulta progressivamente esplorabile e suddiviso in quartieri che vengono identificati dai personaggi come zone rosse o gialle; le zone gialle sono quelle dove dovremo fomentare la rivolta del popolo, mediante azioni mirate e meno invasive, violando ripetitori ed antenne o danneggiando in maniera non palese le forze di Apex. Le zone rosse invece risultano essere quelle dove dovremo affrontare il nemico a viso aperto ed armi in pugno, per respingere gli oppressori e proteggere la popolazione.
La dinamica shooting del titolo risulta quanto di più basilare possa esistere, dove l’unico guizzo creativo ed effettivamente innovativo consiste nella modifica “al volo” delle armi del nostro arsenale, previo lo sblocco dei componenti necessari. Potremo trasformare una semplice pistola in un mitra leggero, un fucile a pompa in lanciagranate e quant’altro, potenziandoli ulteriormente con calci, impugnature, smorzatori di fiamma e altro, il tutto con la semplice pressione di R1 e tutto con estrema velocità e semplicità. Purtroppo però abbiamo notato una dispersione ed una gestione dei colpi grossolana e fin troppo precisa sulla distanza, sia per noi che per i nemici, che va a rendere praticamente inutili le armi a lunghissima gittata e fa si che difficilmente vi butterete a capofitto in uno scontro.
Girovagando per le mappe troveremo anche diversi materiali che ci permetteranno di creare accessori più o meno sofisticati, come molotov o EMP artigianali, in grado di darci un attimo di sospiro quando ci troviamo accerchiati o in brutte situazioni. L’inserimento di qualche mezzo utilizzabile in prima persona non varia in maniera significativa l’esperienza di gioco e risulta comunque piuttosto marginale.

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Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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