Guacamelee! Super Turbo Championship Edition – Recensione

Guacamelee! Super Turbo Championship Edition (era troppo difficile scegliere un titolo più corto?) risulta ancora, a distanza di un anno, un titolo fresco, divertente e piacevole da vedere. Visto il prezzo a cui è venduto e a causa del fatto che Sony lo ha già offerto tramite PlayStation Plus, avremmo preferito una mole più consistente di contenuti bonus. Se non lo avete già giocato in precedenza, aggiungete serenamente mezzo punto in più alla valutazione finale.

Dopo il successo ottenuto nell’uscita originale su PS3, PSVita e poi anche su PC, Guacamelee! è disponibile anche sulle nostre PlayStation 4, in questa versione completa dei costumi e DLC rilasciati successivamente. Vediamo insieme se questa nuova versione merita l’acquisto nella nostra recensione di Guacamelee! Super Turbo Championship Edition.

Juan, el luchador de la muerte!
Per chi non avesse giocato al titolo originale, Guacamelee! è essenzialmente un titolo sulla falsa riga dei vecchi Castlevania e Metroid in due dimensioni, in grado quindi di fondere elementi di esplorazione, combattimento e platform.
Noi controlliamo Juan, un contadino messicano ucciso durante un attacco compiuto al proprio villaggio da parte del cattivo di turno, Carlos Calaca. Dopo questo intenso inizio, Juan riceve una maschera in grado di trasformarlo in un potente luchador, riportandolo in vita. Il suo compito sarà quindi di sconfiggere la nuova minaccia e di salvare la figlia di El Presidente.
La trama non è nulla di speciale ma va lodato come gli sviluppatori siano riusciti a cogliere fino in fondo lo spirito messicano, curato sotto ogni aspetto. L’avventura è completabile in 7-8 ore a livello di difficoltà normale, durata che può anche raddoppiare nel caso in cui vogliate esplorare per bene il mondo di gioco o testare le modalità più difficili.

Metroidvania in salsa messicana!
Come accennato poco fa, Guacamelee! unisce in modo ottimale una serie di elementi presi di sana pianta dal genere definito come “Metroidvania”.
Troviamo quindi una vasta mappa da esplorare e piena di segreti, un buon numero di incarichi secondari affidatici dagli NPC, fasi platform e un combat system semplice e profondo allo stesso tempo. Come ogni titolo del genere che si rispetti, abbiamo anche una serie di potenziamenti da sbloccare utili ad esplorare parti di mappa non accessibili in precedenza, nel nome di un backtracking frequente ma mai fastidioso. Ecco, c’è da dire che tali potenziamenti vengono spesso elargiti troppo in fretta, tanto quasi da non darci il tempo di prendere abbastanza confidenza con quello sbloccato precedentemente. Non mancano dei negozi dove potenziare Juan e nei quali comprare nuovi costumi, ognuno con le proprie caratteristiche sia funzionali che estetiche.
Le fasi platform sono divertenti ed impegnative
, grazie alla possibilità di modificare il mondo di gioco passando dal mondo dei vivi a quello dei morti. Questa funzione sarà inizialmente demandata a degli appositi vortici presenti sulla mappa, ma successivamente ci sarà possibile farlo tramite la pressione di un tasto. Queste fasi sono, in alcuni casi, parecchio frustranti: ci troveremo infatti spesso a doverle superare coordinando la pressione di 4 o 5 tasti in modo consecutivo o anche contemporaneamente, facendoci perdere la pazienza più di una volta.

Ciò in cui il titolo eccelle in modo particolare è però il combat system che, come già detto, è semplice e profondo allo stesso tempo. Gli attacchi principali sono attribuiti al tasto quadrato, mentre con triangolo possiamo afferrare e lanciare i nemici, una volta indeboliti. Una grande importanza è data al tasto cerchio che permette dei colpi differenti se premuto assieme ad una particolare direzione. Il tutto risulta importante in quanto vi sono dei nemici che sono vulnerabili solo ad uno specifico attacco, facili da individuare grazie alla loro colorazione. Non solo, alcuni nemici vanno schivati con la levetta destra prima di essere colpiti, altri si possono ferire solo se passiamo al mondo dei vivi o dei morti e, in caso contrario, quest’ultimi risultano essere delle ombre che possono colpirci ma che non possiamo sconfiggere.
In definitiva, abbiamo un gameplay fresco che però strizza l’occhio a quei giochi che abbiamo tanto amato a fine anni ’80, sia nelle meccaniche che nel buon livello di difficoltà offerto. Il tutto è impreziosito della possibilità di giocare con un amico sia in locale che online, aumentando quindi il tasso di rigiocabilità in modo piuttosto consistente.
Le aggiunte rispetto alla prima versione sono abbastanza corpose anche se, a nostro vedere, non giustificano comunque il fatto di aver riproposto il titolo al prezzo originale. Trattasi essenzialmente di due livelli aggiuntivi, un nuovo potere, nuovi nemici, boss, NPC e costumi. Insomma, avremmo preferito un prezzo più appetibile, considerando inoltre che il titolo era stato offerto qualche mese fa come parte del programma PlayStation Plus, sia per PS3 che per PSVita.

Stile messicano
Tecnicamente parlando, il titolo è tale e quale rispetto all’uscita originale avvenuta circa un anno fa, non abbiamo notato infatti differenze di sorta. Nonostante ciò, la grafica bidimensionale risulta ancora pulita, ben definita e piacevole da vedere, merito dello stile messicano adottato dagli sviluppatori.
I personaggi sono ben caratterizzati e gli ambienti di gioco sono pieni di stile e ben animati, grazie anche al sapiente uso del parallax scrolling sui fondali 2D. I più attenti di voi coglieranno inoltre un altissimo numero di citazioni prese da altrettanti videogiochi usciti nel corso degli ultimi 20 anni. Non vogliamo svelarvele e lasciarvi il piacere di scoprirle da soli, altrimenti, che persone cattive saremmo?
Ottima anche la parte audio
, grazie ad una riuscitissima colonna sonora ed effetti sonori, sempre in pieno stile sudamericano.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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