Going Under – Recensione

In sintesi, Going Under è un roguelike dungeon crawler capace di colpire il giocatore attraverso una vena satirica sul mondo del lavoro. Nei panni della stagista Jacqueline, dovremo farci strada tra i mille incarichi insensati affidati dal datore di lavoro, il quale, un po' all'italiana, approfitta della presunta inesperienza lavorativa della ragazza. Con un gameplay ben architettato che mostra una discreta profondità, il comparto tecnico risulta ben confezionato, con un tocco artistico alquanto originale seppur minimale.

Il ruolo dello stagista, come ormai risaputo, ricade spesso in mansioni che richiedono tutt’altre competenze. Le aziende, in special modo, spremono questa figura in cambio di un posto di lavoro che non arriverà mai e, solitamente, per una retribuzione irrisoria. Che si tratti della consueta alternanza scuola/lavoro o di una semplice prova, lo stagista è quella figura chiave in certe realtà su cui ripiegare in caso di necessità. Un esempio lampante e puramente rappresentativo del nostro paese lo ritroviamo proprio nella serie Tv “Boris”.

Non è una novità, dopotutto si tratta di un tema che va a braccetto con la disoccupazione dei giovani. Troviamo tutto questo in Going Under di Aggro Crab e Team 17, il quale ci introduce nel mondo delle Start up e degli stagisti, con un titolo capace di ironizzare su una realtà piuttosto concreta. Lo abbiamo giocato in questi giorni, completandolo anche al cento per cento. Dopo averlo esplorato in maniera approfondita, siamo pronti per parlarvene in sede di recensione.

Going Under, fortunatamente non dobbiamo portare il caffè al capo.

Going Under ci cala nei panni di Jacqueline, la nuova stagista dell’azienda Fizzle, specializzata nella realizzazione di bevande capaci di sostituirsi ai pasti, merito soprattutto delle caratteristiche organolettiche la quali soddisfano l’appetito. L’azienda arriva direttamente da quello strato industriale da cui fuoriescono le Start up, piccole aziende che presentano progetti innovativi alla ricerca di un supporto economico delle major, le quali in questo caso vengono rappresentate dalla Cubicle. La situazione che ci viene presentata è uno spaccato digitale della nostra realtà economica, trasposta su schermo con un racconto satirico della gestione aziendale, capace soprattutto di agitare il coltello nella piaga per sottolineare quelli che sono i problemi di un’azienda. La figura della stagista, infatti, viene ritratta come un’eroina tutto fare, capace addirittura di eliminare i mostri che popolano l’immaginario imbastito da Aggro Crab. Come ci viene anticipato da Marvin, l’amministratore della Frizzle, i mostri raffigurano il fallimento delle aziende, cadute in disgrazia dopo che hanno perso profitti e popolarità, divenendo delle creature che terrorizzano il mondo del lavoro.

All’interno dell’azienda per cui Jacqueline intraprenderà il suo tirocinio troviamo diverse figure, tra cui il proprietario Ray, il quale si presenta come un personaggio decisamente pieno di sé e piuttosto spendaccione, oppure Tappi, che deve controllare le spese dell’azienda e far quadrare i conti. Figure che si rifanno ad alcuni organi che costituiscono l’azienda, le quali simboleggiano diversi aspetti caratteriali dell’impiegato. La stagista però, per conto del suo superiore, dovrà recuperare diverse reliquie recandosi in altre aziende sul punto del fallimento, dove troveremo un aspetto ludico alquanto curioso e azzeccato. In tutto ciò, dietro la raccolta di tali tesori si nasconde in realtà un motivo ben preciso e, soprattutto, macabro. La trama di questo curioso prodotto ci ha divertiti, non lo nascondiamo. La schiettezza con cui viene raffigurato il mondo del lavoro, unita all’ironia con cui viene interpretata, rendono la narrazione leggera e godibile, strappandoci qualche sorriso più di una volta.

Isaac, sei tu?

Quello di Going Under è un gameplay Roguelike che incontra il Dungeon Crawler, richiamando fortemente titoli come The Binding of Isaac. Con una visuale isometrica posta alle spalle della nostra Jacqueline, dovremo farci strada attraverso i vari piani che costituiscono quei tre dungeon (più quello finale) presenti nel gioco, i quali, con l’avanzare della storia, diventeranno anche più ostici. Il numero esiguo di mappe a disposizione, infatti, delineano una rigiocabilità piuttosto povera, avvalorata però dalle sfide da portare a termine assegnate dagli NPC, dai quali poter trarre benefici. Infatti, prima di tuffarsi un dungeon qualsiasi tra quelli disponibili, potremo già personalizzare in parte la nostra partita selezionando un mentore, il quale apporterà diversi bonus nella nostra partita. Questi benefici, inoltre, sono sbloccabili a seconda del livello raggiunto dal personaggio non giocante e sarà migliorabile completando le sfide che man mano vi verranno proposte. Con una generazione procedurale dei dungeon, Going Under ci stupisce per il suo gameplay action, il quale sfrutta ogni oggetto su schermo come arma. Ebbene sì, che si tratti di un portatile, di una tazza del caffè o di una spada giocattolo (tranquilli, vi sono anche armi da fuoco  e armi bianche disponibili per l’utilizzo), ogni oggetto che afferrerete potrà essere utilizzato come arma, sia leggera che pesante. Ovviamente, ogni arma avrà una durevolezza che si consumerà man mano che la utilizzerete. Oltre agli oggetti, vi è una vasta gamma di abilità ottenibili le quali potranno essere padroneggiate ed equipaggiate (una alla volta) all’inizio della vostra partita. Troviamo diverse skill che si rifanno a quelle già viste nel roguelike di Edmund McMillen, così come il sistema degli HP richiama fortemente la sua opera, con cuori e corazze a definire il nostro stato di salute.

Nei dungeon, che percorreremo fino a raggiungere il boss di turno, troveremo diverse stanze speciali, tra cui il classico negozio, da cui poter acquistare cure, armi o abilità, il vampiro, che in cambio di abilità ed oggetti extra ci infliggerà una maledizione ( come la stanza del sacrificio di The Binding of Isaac), ed infine piccole stanze in cui poter raccogliere un’abilità. Insomma, la struttura di ciascun dungeon, seppur procedurale, rimane semplice da comprendere e oltrepassare i nemici risulterà di volta in volta sempre più semplice. Ad ogni piano di ciascun dungeon troviamo delle sfide, le quali si differenziano a seconda della mappa in cui ci troveremo, il cui completamento verrà ricompensato con armi extra da utilizzare in combattimento. Le boss fight non ci hanno convinto del tutto. Dopo averle ripetute più volte esse risultavano semplici e prevedibili, con pattern ripetuti fino allo sfinimento. Il gameplay si mostra alquanto sorprendente, capace di colpire il giocatore con una sequela di variabili nelle abilità ottenibili ed armi utilizzabili, conferendo un’ampia libertà d’azione al giocatore. In tutto ciò, le varie assonanze ad un prodotto come The Binding of Isaac, associando il gameplay a tematiche lavorative in una chiave di lettura satirica, rende l’aspetto ludico di Going Under ancor più godibile, strappandoci qualche sghignazzo mentre eseguivamo il nostro lavoro da stagista.

Una piacevole sorpresa

Sotto il profilo tecnico, il lavoro compiuto da Aggro Crab su Going Under risulta essere davvero ottimo. Fluido anche nelle situazioni più estreme, al netto di qualche caricamento un po’ eccessivo, ben curato e con un tocco artistico addirittura originale. Sebbene la varietà dei nemici scarseggi e il dettaglio dei vari personaggi sia minimo, il team di sviluppo ha costruito un comparto grafico tutto sommato godibile, prendendo qua e la ampi riferimenti al mondo del lavoro con una visione a trecentosessanta gradi. Lo stile cartoonesco inoltre, opta per una palette di colori spenta, marciando sulla luminosità data dai particellari. Il tutto, dunque, si riassume in un aspetto grafico interessante ed originale, capace tramite un character design certosino di avvalorare i personaggi coinvolti nella produzione di Aggro Crab. Anche la colonna sonora calzante rende l’esperienza ludica di Going Under decisamente più graziosa, a cui si accoppia una localizzazione italiana inaspettata.

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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