Far Cry Primal – Recensione

Far Cry Primal nel complesso riesce ad essere decisamente gradevole. Il fattore più originale è il periodo storico in cui si ambienta, difficilmente si trova un titolo videoludico in cui poter utilizzare la clava. Questo porta un pò di aria fresca soprattutto nella saga che sinora ci ha proposto delle ambientazioni più "classiche", mentre ora ci porta in un mondo selvaggio e dove la natura non ha scrupoli. A questo si aggiunge poi la classica struttura dei vari Far Cry, che lascia molta libertà al giocatore sia per quanto riguarda l'approccio tattico ai combattimenti che per la scelta di cosa voler effettuare una volta avviato il gioco, in quanto tra missioni e attività secondarie le opzioni sono varie. Come vi abbiamo detto, infine, il punto di forza di questo titolo che lo porta ad un buon livello qualitativo è la decisione da parte di Ubisoft Montreal di dedicarsi alla sola modalità single player, proponendo un titolo ben realizzato sotto ogni aspetto e con poche imperfezioni.

Sembra passato veramente poco tempo dall’uscita sugli scaffali di Far Cry 4, titolo abbastanza elogiato sia dalla critica che dai videogiocatori. A distanza infatti si e no di un anno Ubisoft ci propone un altro titolo legato a questa saga sviluppato negli uffici di Montreal, Far Cry Primal, con un’insolita ambientazione all’età della pietra.
La casa francese ultimamente è stata spesso criticata per proporre titoli molto simili tra loro, vedi la saga di Assassin’s Creed che ultimamente non sprizza affatto per l’originalità, ma questa volta sembra che, nonostate i tempi stretti tra un titolo e l’altro, le novità siano state introdotte affiancando alcune strutture già viste e consolidate nei capitoli precedenti. Andiamo a vedere di cosa è capace questo Far Cry dell’età preistorica!

Far-Cry-Primal-03Guerra per il territorio!
Ciò che salta all’occhio dalle prime ore di gioco di questo Far Cry Primal è che Ubisoft, a differenza dei due precedenti capitoli, ha preferito concentrarsi sull’atmosfera di gioco e sulla caratterizzazione dei personaggi piuttosto che su di una trama intrecciata e piena di colpi di scena. Sviluppare infatti un filone narrativo ambientato nell’età della pietra e allo stesso tempo ricco di intrighi non sarebbe stato sicuramente semplice, ma vi assicuriamo che il quadro generale funziona abbastanza bene e ci regala un’avventura molto avvincente.
Ci troviamo nello scenario delle colline di Oros, una landa incontaminata e ricca di verdi prati dove sembra che tutto ciò che si trova al suo interno riesce a convivere in armonia. Ma appunto, sembra!
La razza umana è sicuramente quella che riesce a distruggere da secoli sia il mondo che la circonda che sè stessa, con guerre spinte dalle più disparate ragioni. Su questa terra vi sono infatti due tribù, gli Udam e i Wenja, ed entrambe dispongono di una buona quantità di risorse per poter sopravvivere nel migliore dei modi. Noi impersoneremo Takkar, appartenente ai Wenja che ormai sono stati resi innoqui dagli Udam, tribù cannibale.
Le nostre avventure iniziano con una caccia al mammut che però non rende i frutti sperati, e una volta terminata ci imbattiamo in Sayla, anch’essa una Wenja che vive segregata in una grotta per la paura di imbattersi nella tribù rivale. Dopo aver salvato la ragazza dall’attacco di una tigre dai denti a sciabola, Takkar si guadagna la sua fiducia e si rende conto che il suo popolo può trarsi in salvo dalla ferocia degli Udam solo combattendo unito, perchè da sempre la storia insegna che l’unione fa la forza.
Come se non bastasse, verso la metà della nostra avventura avremo a che fare anche con gli Izila, una terza tribù esperta nel fuoco e che è pronta a dire la sua su quel territorio ormai conteso, anch’essi in lotta con lo scopo di averne il predominio.
Tutte le vicende si svolgono quindi tra le battaglie che vedono come protegoniste queste tre tribù e, come vi abbiamo detto prima, con una linearità che sembra essere l’unico neo di questa produzione dal punto di vista narrativo. Ci imbatteremo inoltre in personaggi fuori dal comune come ci ha già abituati la serie con il precedente Vaas, anche se nessuno di questi riesce ad essere alla sua altezza.

Far-Cry-Primal-02Adattiamoci all’età della Pietra!
Far Cry Primal ha una struttura di gameplay molto simile ai predecessori ma vista l’era in cui si ambienta sono state aggiunte alcune varianti per far si che il tutto si mescoli alla perfezione all’età della pietra. Tra tutto spiccano per lo più due caratteristiche: il tipo di equipaggiamento, che per forza di cose si differisce pesantemente da quello visto nei precedenti capitoli, e la possibilità di domare gli animali che incontriamo per poterli avere al nostro fianco.
Trovare fucili o mitra nella preistoria è alquanto improbabile, e infatti ciò che viene enfatizzato in questo titolo sono la violenza e la brutalità degli scontri fisici tra i membri delle tribù, che dovremo abbattere a suon di clava (nelle varianti a una e a due mani), lancia o arco. Quest’ultimo è ovviamente l’oggetto offensivo che permette di far fuori i nostri avversari dalla distanza, dandoci la possibilità di rimanere nascosti anche dopo aver scagliato le nostre frecce. L’utilità di questa caratteristica la si apprezza quando avremo a che fare con i membri delle fazioni nemiche, ma anche e soprattutto quando dovremo cacciare le nostre prede che, se istigate, possono scaraventarsi contro di noi e diventare degli avversari temibili. La clava è invece lo strumento più rude per affrontare gli avversari, poco precisa ma che spacca i crani nemici con molta facilità offrendo anche tanta soddisfazione ad ogni colpo andato a segno. Infine la lancia, un’arma che è possibile utilizzare alla breve e media distanza, anche se non molto indicata quando ci troviamo in una situazione di corpo a corpo ravvicinato con una quantità elevata di nemici. Inoltre è possibile appiccare fuoco a tutte e tre le armi, soluzione utile quando dovremo addentrarci all’interno di un villaggio per metterlo totalmente a soqquadro.

Far-Cry-Primal-04

Passiamo ora all’altra novità di Primal, che come vi abbiamo detto prima è la possibilità di poter addestrare gli animali che cacciamo per averli al nostro fianco. Sono quasi una ventina le bestie che sarà possibile domare, tra i quali spicca la tanto temuta tigre dai denti a sciabola. La tecnica è semplice, per così dire: attirarli con un’esca, intrappolarli, renderli docili e assumerne il comando. L’utilità di questi fidati amici va oltre il semplice aiuto durante gli scontri, dove risultano essere molto utili; essi infatti, da bravi amici dell’uomo, difendono il nostro alter ego da minacce esterne avvisandolo qualora avvertano un pericolo nelle vicinanze.
Ognuno di questi ha determinate caratteristiche che vanno ad influenzare l’approccio agli scontri: la pantera nera, ad esempio, è ottima per i combattimenti stealth in quanto è in grado di sbranare una preda con velocità e senza farsi vedere, mentre l’orso, con la sua stazza imponente, è sicuramente più d’impatto per uno scontro diretto ma assolutamente non adeguato per chi cerca un approccio dal basso profilo.
Un altro animale che avremo dalla nostra è un grande gufo che, grazie ai suoi occhi, ci permetterà di marcare i nemici per pianificare al meglio la strategia di attacco e, in seguito, anche di planare in picchiata sugli avversari scaragventandosi come una furia.
Le nuove idee più d’impatto sono appunto queste, che funzionano abbastanza bene tranne per pochi piccoli inciampi, come alcune carenze di lieve entità nell’IA degli animali domati che a volte scelgono di attaccare il target meno opportuno.
Ad affiancare la trama principale ci sono inoltre un buon numero di attività secondarie e di missioni molto ben strutturate e che, spesso e volentieri, risultano essere molto godibili. Gioca un ruolo importante anche il ciclo giorno/notte, in quanto alcune piante e alcuni animali si possono trovare solamente nelle ore di buio, ore in cui il pericolo cresce.
Insomma di carne al fuoco ce n’è abbastanza e vi consigliamo di vivervi l’avventura con un elevato livello di difficoltà per entrare a pieno nell’atmosfera pericolosa che solo un arduo scontro con le bestie feroci di Oros può farvi vivere fino in fondo.

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Età della pietra in alta risoluzione
Ovviamente la nostra prova di Far Cry Primal è stata su PlayStation 4 e, com’è lecito aspettarsi, il comparto tecnico si difende molto bene. Il framerate è ben saldo anche nelle situazioni più frenetiche, mantenendo una qualità a video di tutto rispetto. La possibilità di concentrarsi sul solo singleplayer ha dato i suoi frutti, e si nota la qualità del lavoro dalla pulizia tecnica a schermo e dall’assoluta assenza di bug da noi rilevati. L’immersione nel mondo di Oros è pressochè totale e man mano che si va avanti nell’avventura si avverte sempre di più l’ambiente selvaggio e crudo in cui ci stiamo addentrando, un ambiente che allo stesso tempo risulta essere affascinante e caratterizzato a regola d’arte.
A rendere ancor più verosimile l’intera esperienza ci si mette il doppiaggio delle tribù, che non parlano un classico inglese che sarebbe stato decisamente fuori luogo, bensì hanno un particolare linguaggio ricreato appositamente da un team di esperti storici e linguistici interpellati da Ubisoft. Ovviamente il tutto è sottotiolato in italiano ma l’impressione che si ha è quella di parlare una lingua antica, mai sentita prima.

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Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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