Descenders – Recensione

Il Downhill trova nuova linfa in Descenders di RageSquid. Dai tracciati procedurali, ad una natura arcade del gameplay semplice, intuitiva e a volte anche punitiva. Un'esperienza indie che, in un modo o nell'altro, saprà sorprendere ogni appassionato di Mountain Bike.

Nonostante l’Italia possa vantare atleti di un certo calibro, nel nostro paese il ciclismo è uno sport di media popolarità, si sa. Anche in ambito videoludico, questa disciplina è relegata ad essere indirizzata ad un pubblico di nicchia, specie con le iterazioni annuali della serie Tour de France. Dare smalto a questo sport non è affatto semplice, soprattutto quando i videogiochi sportivi traggono maggiore successo con serie come FIFA, PES e racing di simulazione. Anche gli sport estremi come il “Downhill” non hanno riscosso un enorme successo nell’industria videoludica – nonostante un ben riuscito Steep di Ubisoft -, ciò però non vieta ad altri sviluppatori di tuffarsi nella mischia e di tentare. Dopotutto bisogna saper osare e saper proporre una propria filosofia di videogioco, banale o artistica che sia. Chi osa, almeno dalle mie parti, è sempre il benvenuto.

Dunque eccoci qui, con un titolo che ingloba il ciclismo e lo sport estremo. Un titolo Downhill per ogni spericolato là fuori che adora affrontare dei percorsi complessi a tutta velocità. Descenders di RageSquid e No More Robots è il benvenuto, poiché propone uno sport estremo rarissimamente trattato e lo fa sotto una veste arcade accattivante. Per scoprire nel dettaglio di cosa si tratta, non ci resta che entrare nel vivo della recensione.

Descenders, a tutta birra nelle rapide discese!

Diciamocelo, Descenders fa parte di quella categoria di titoli che difficilmente sono rivolti ad un grande pubblico. Un indie in piena regola che, però, vuole farsi notare tra i videogiochi basati sugli sport estremi. Il prodotto di RageSquid si affaccia sul mercato con una proposizione arcade del Downhill: infatti, non troviamo una fisica complessa e nemmeno i comandi daranno del filo da torcere. Il tutto per un’esperienza di gioco semplificata basata su brevi sessioni di gameplay da alternare con altro. In un periodo storico in cui i giocatori vengono inondati da centinaia nuove release, avere sotto mano un titolo che permette di essere goduto con poco tempo a disposizione è sicuramente apprezzato. Questo poiché ogni tracciato di Descenders opta per una lunghezza ridotta. La peculiarità resta però nella generazione procedurale di ciascuno di essi, cosicché il giocatore possa trovarsi sempre davanti ad un tracciato originale, spingendo al margine qualsiasi forma di ripetitività.

Con i comandi Descenders ci sa abbastanza fare: nulla che si discosti dal classico racing, con le levette che determinano la direzione e l’equilibrio, mentre tramite una combinazione di tasti (o semplicemente, volando sulle rampe), si ha la possibilità di eseguire vari trick. Pochi comandi, semplici ed intuitivi. Il tutto per avvalorare una natura arcade preponderante nel gameplay, assoluto protagonista di questo prodotto del mercato indie. In aggiunta, troviamo anche una limitata meccanica trial and error, dettata dalla quantità di rientri che possiamo effettuare sul tracciato. Finite le cosiddette “vite”, si torna al punto di partenza della mappa su cui si svolgono i tracciati. Ogni percorso è provvisto di alcune caratteristiche, come la ripidità e le curve, le quali delineano la conformazione del terreno, svelando dunque alcuni dati sul prossimo tracciato generato proceduralmente. Il titolo di RageSquid, nonostante una difficoltà benevole, ci metterà poco a farvi secchi: cadere dal sellino sarà piuttosto rapido e consumare le quattro vite a disposizione diverrà, sin dalle prime battute, automatico.

Un po’ di popolarità non guasta mai.

Descenders ci ospita in un hub in cui il giocatore ha ampia libertà di intrattenersi con qualche trick con la mountain bike, un’area in cui è possibile scatenarsi anche insieme ad un amico. Ma è proprio da questa area social che giungono le varie diramazioni dell’offerta ludica del titolo. In primo luogo, per ottenere contratti con gli sponsor sarà necessario aumentare la propria reputazione concludendo le gare. Ciò è possibile – in giocatore singolo – nella modalità carriera, dove si avrà una mappa di tracciati da completare prima di giungere alla finale. Le mappe disponibili sono varie e, grazie alla produzione procedurale dei tracciati in fase di caricamento, l’esperienza di gioco offre una discreta varietà. Essa permette a quest’ultima di essere perlomeno godibile, un valore acquisito di tutto rispetto per il gioco. Segue poi una versione plus della modalità carriera che, al contrario della sua controparte normale, permette al giocatore di selezionare una mappa qualsiasi da cui iniziare la sua nuova carriera.

Si aggiunge anche il Freeride, la classica modalità gioco libero in cui il giocatore può affrontare una tappa secondo impostazioni scelte in prima persona, rendendo così tale tracciato più semplice o addirittura più complesso se si è alla ricerca di una sfida. Troviamo infine modalità come Sfida giornaliera, il multigiocatore e il Bike Parks, un percorso che ricorda il fenomeno dell’estate Fall Guys. Concettualmente, per poter sbloccare nuove bike ed aver accesso a nuovi oggetti cosmetici, è necessario aumentare la propria popolarità e sottoscrivere un contratto con uno sponsor. Per farlo, il giocatore necessiterà di completare diverse sfide che costellano le varie tappe. Queste sfide possono rivelarsi semplici o addirittura complesse da completare, specie quando si poggia la ruota su un percorso sconosciuto con curve, discese ed ostacoli imprevedibili. Per questo, saper controllare la mountain bike sarà utilissimo.

Il titolo, però, può risultare frustante in determinati segmenti. Le rampe, gli ostacoli da saltare o evitare, vi faranno perdere il controllo con estrema facilità, a tal punto da farvi perdere le quattro vite a disposizione con estrema facilità.

descenders rece imgNo Man’s Sky con le bicilette?

Sia chiaro, i tracciati generati proceduralmente siglano un punto di forza di questa produzione. Un pregio da cui però deriva uno dei difetti del comparto tecnico. Infatti, la generazione procedurale delle tappe incentiva dei caricamenti prolissi che, fortunatamente, non intaccano troppo la godibilità dell’esperienza di gioco.

A tutto ciò si aggiunge un comparto grafico che fa sentire un leggero peso degli anni al titolo. Vi ricordiamo che è già disponibile da almeno due anni su PC ed Xbox, raggiungendo solo da poco il mercato PlayStation 4. Il motore Unity fa notare una certa obsolescenza, con una cura delle ambientazioni non proprio fenomenale. Eppure, il risultato riesce a dare comunque un discreto colpo d’occhio. Anche i modelli poligonali risultano essere poco rifiniti e le prestazioni del titolo si sono mostrate piuttosto solide.

Da segnalare la colonna sonora, la quale ci riporta indietro di qualche anno riconducendoci a classici come SSX e Tony Hawk’s, rendendo Descenders un papabile erede di queste due produzioni.

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Matteo Murri
Matteo Murri
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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