Deponia – Recensione

Da amanti delle vecchie avventure grafiche abbiamo amato Deponia in ogni suo aspetto. Dal gameplay alla trama e allo stile visivo adottato non possiamo lamentarci di nulla, almeno a livello puramente produttivo L'unico motivo che impedisce a Deponia di andare oltre al voto assegnato è la presenza sul mercato degli altri due capitoli della trilogia. Se, a parità di prezzo, avessimo avuto il pacchetto completo, avremmo tranquillamente dato un voto in più al titolo.

Torniamo per la seconda volta in pochi giorni nel passato e nel mondo delle avventure grafiche, questa volta per parlare della versione PlayStation 4 del primo capitolo di Deponia. Vediamo insieme, nella nostra recensione, se questa operazione nostalgia è riuscita!

deponia1Benvenuti a Kuvaq!
Deponia narra le avventure di Rufus, un giovane ragazzo che abita nella sporca e devastata città di Kuvaq. Rufus vuole andarsene da questa enorme distesa di rottami e si ritrova (inaspettatamente?) coinvolto in un’avventura che lo porterà a conoscere Gal, un’enigmatica ragazza che sta a quanto pare scappando da una misteriosa organizzazione che le sta dando la caccia.
Pur con una trama che pare inizialmente “pesante”, Deponia riesce a essere comico grazie alla simpatia dei personaggi e alle situazioni presenti nel titolo. Per questo motivo, se avevamo accostato Silence alle moderne avventure grafiche, Deponia ci ha portato alla memoria le care e vecchie avventure LucasArts.
La natura di trilogia è ben chiara, anche perché la trama di questo primo capitolo fatica inizialmente a ingranare, lasciandoci ovviamente con un finale piuttosto aperto. Finale che arriva nel giro di 8 ore di gioco, valore tutto sommato buono per il genere di appartenenza.

deponia2Gameplay old school?
Come accennato poco sopra, Deponia ci ha portato alla mente la bellezza e la genuinità delle avventure grafiche uscite nella prima metà degli anni ’90. Questo si traduce in un gameplay più vicino ai titoli punta-e-clicca, che al già citato Silence.
Anche in questo caso, è dura descrivere un gameplay di questo tipo senza essere eccessivamente scontati nel farlo. Essendo appunto un moderno punta-e-clicca, il nostro scopo è essenzialmente muovere un puntatore in un ambiente a due dimensioni, permettendo al personaggio di muoversi e di interagire con gli oggetti presenti nell’ambientazione. Possiamo quindi giocare come con la versione PC, ma per una maggior fruibilità è possibile sia controllare direttamente il personaggio che selezionare in sequenza i punti di interesse usando i tasti dorsali.
Non sarebbe una vera avventura old school se in Deponia non ci fossero enigmi da risolvere. Come da manuale, dovremo raccogliere e combinare tra loro oggetti, parlando all’occorrenza con i vari personaggi presenti nel gioco, che ci daranno indizi e via dicendo. Il tasso di sfida è piuttosto elevato rispetto agli standard odierni, fattore che potrebbe scoraggiare i giocatori più moderni. Ma non disperate, non siamo comunque ai livelli di malattia mentale di certi enigmi dei già citati giochi LucasArts, quindi potete dare tranquillamente una possibilità a Deponia.

deponia3Stile in due dimensioni
Pur non potendo parlare di un aspetto tecnico all’avanguardia, lo stile grafico cartoon di Deponia riesce ad essere stiloso e gradevole alla vista. Proprio in virtù dello stile visivo adottato non abbiamo in effetti nulla da dire in negativo nei riguardi di questa avventura.
Abbiamo trovato ottime le scene di intermezzo, realizzate sempre nel medesimo modo, stesso discorso per le animazioni, davvero sopraffine.
Null’altro da dire, se non che abbiamo amato anche l’audio del gioco, in ogni suo aspetto.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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