Dark Souls II: Scholar of the First Sin – Recensione

Pur non avendo ricevuto un notevole miglioramento tecnico, se non l'implementazione dei 60 fps, e nonostante il prezzo pieno a cui viene venduto, ci sentiamo comunque di consigliarvi Dark Souls II: Scholar of the First Sin. Il titolo rimane infatti appetibile in primis per chi ha già potuto giocare l'originale, grazie a nemici, oggetti e falò posizionati diversamente, nuove trappole ed invasioni di spiriti oscuri. I neofiti potranno altresì beneficiare di alcune ulteriori ribilanciamenti e facilitazioni per alcune aree un po' ostiche, pur sottolineando nuovamente quanto Dark Souls II fosse già di suo ben più accessibile del primo capitolo e di Demon's Souls. Non solo, per chi se li fosse persi all'epoca, questa riedizione contiene i tre DLC rilasciati l'anno scorso, peccato per l'assenza di trofei dedicati ad essi. Invece, per tutti gli altri che vogliono qualcosa di nuovo, rimane sempre la possibilità di rivolgersi verso un certo Bloodborne.

Dopo averlo eletto GOTY 2014 eravamo in trepidante attesa per la riedizione di Dark Souls II su PlayStation 4, nonostante il nostro odio per la dilagante moda delle remaster. Come in tutti questi casi, avendo già avuto modo di recensire il titolo originale su PlayStation 3, in questo articolo tratteremo le differenze tecniche e contenutistiche rispetto all’originale, dedicando anche un paragrafo ai tre DLC. Per chi si fosse perso la recensione della versione PlayStation 3 del gioco, qui troverete l’onesto e ancora oggi valido parere del buon Loris “Asmodeus_Psycho” Mattiolo.

Drangleic 2.0
È bene dire fin da subito che il titolo non è stato quasi per nulla modificato nel level design o in altre caratteristiche di forte impatto, bensì in tanti dettagli che verranno apprezzati da chi ha già amato il titolo originale.
Una delle novità di rilievo riguarda Aldia, lo Studioso del Peccato Originale che dà il titolo a questa rivisitazione di Dark Souls II. A dire il vero, tale aggiunta è stata introdotta gratuitamente anche nella versione PlayStation 3 in una delle recenti patch, ma vogliamo parlarvene lo stesso. Questo personaggio, che incontreremo più volte durante il gioco, ci commissionerà una missione, la quale, se portata a termine, porterà ad affrontare un nuovo boss dopo il normale ultimo scontro del gioco, oltre che ad un finale alternativo.
Continuiamo parlando dei nemici e del loro posizionamento all’interno delle mappe: chi ha già giocato il titolo originale noterà fin da subito che la maggior parte dei nemici non sono presenti dove li ricordavano ma vengono sostituiti da altri, a volte in numero maggiore mentre altre meno. La nostra impressione finale è che, a parte qualche eccezione, la progressione verso le aree obbligatorie per proseguire nella main quest sia ulteriormente facilitata rispetto al titolo originale. Discorso differente riguarda le aree secondarie, colme di nemici più difficili da abbattere per raggiungere oggetti importanti o boss facoltativi. L’esempio più lampante riguarda l’ingresso di una delle prime ambientazioni, ossia la Cattedrale del Blu, protetta nientepopodimeno che da un temibile drago, nemico che normalmente troviamo nelle ultime ore di gioco. Sempre parlando dei nemici, il numero di volte che verremo invasi da spiriti oscuri è decisamente aumentato, così come le intromissioni del simpatico Persecutore.

Anche molti oggetti ed armi sono stati riposizionati rispetto al titolo originale, sono state inoltre introdotte delle aggiunte in tal senso per accontentare i fan di vecchia data. Perfino alcuni NPC alleati non sono dove li abbiamo incontrati in passato, ma per i più non sarà necessario troppo tempo per trovarli, specialmente per chi come il sottoscritto ha passato quasi un centinaio di ore su Dark Souls II in versione PS3. Non sappiamo se sia una scelta voluta o meno, ma ci è sembrato che armi, armature ed anelli siano stati resi più deteriorabili rispetto al passato. Visto l’elevato numero di falò la cosa non ci ha creato particolari problemi, ma ci è sembrato giusto segnalarvelo.
Come dicevamo in precedenza, il level design generale è immutato rispetto al titolo dell’anno scorso ma sono state introdotte delle modifiche nelle ambientazioni. Non stiamo ad elencarvele tutte, ma abbiamo trovato statue pietrificate a bloccare passaggi obbligatori normalmente liberi, porte chiuse e, per fare un esempio più specifico, una corda sospesa in meno nella Cava Pietralucente di Tseldora. Accennavamo prima al fatto che il percorso principale è stato semplificato, l’esempio più lampante riguarda il Nido dei Draghi, che ora presenta l’accesso immediato ad una corda sospesa nei pressi del falò. Questa permette letteralmente di saltare l’intera area, che è comunque tranquillamente esplorabile oltrepassando una delle nuove statue pietrificate presenti. Non solo, anche un paio di falò “obbligatori” prima più difficili da trovare sono stati riposizionati in modo da essere più visibili da tutti, sempre nel nome dell’accessibilità.
Anche la parte multiplayer è stata potenziata per l’occasione, ora infatti è possibile ospitare fino a cinque giocatori, nella fattispecie tre alleati evocati e due invasori. A tal proposito, non abbiamo avuto alcun tipo di problema di lag o disconnessioni durante le sessioni con altri giocatori e confermiamo ancora un volta la bontà e l’originalità del multiplayer di questa serie.
Tecnicamente parlando, il lavoro di rimasterizzazione è stato incentrato essenzialmente sul miglioramento della risoluzione delle textures, ma ancora più visibile è l’aumento della fluidità. Ora, infatti, il titolo beneficia dei tanto ricercati 60 fotogrammi al secondo, rendendolo ancora più piacevole e scorrevole anche se non manca qualche perdonabile rallentamento in alcune rare situazioni. Gli altri miglioramenti riguardano principalmente gli effetti di luce, le ombre ed i particellari, basti vedere il fuoco delle decine di falò presenti nel gioco. Anche la distanza visuale ha avuto dei benefici, rendendo ancora più vasto lo splendido orizzonte visivo di Majula e dintorni. Purtroppo, i modelli poligonali sono gli stessi identici che abbiamo potuto vedere su PlayStation 3 e sono ancora presenti gli storici problemi su compenetrazioni e collisioni che rendono difficili gli scontri nei luoghi più stretti. A livello artistico il gioco rimane sempre e comunque una gioia per gli occhi, l’ottima colonna sonora fa il resto.

Nuovi mondi da esplorare
Non avendo avuto modo di darvi al tempo un parere a riguardo, in questo articolo vogliamo parlare anche dei tre DLC contenuti nativamente in Dark Souls II: Scholar of the First Sin. Nella fattispecie, la trilogia di contenuti aggiuntivi comprende Crown of the Sunken King, Crown of the Iron King e Crown of the Ivory King, il tutto in grado di elevare non poco la già ottima longevità del gioco base. Lo scopo finale di questi DLC è il ritrovamento di tre corone, ognuna ottenuta naturalmente alla fine delle relative espansioni.
Crown of the Sunken King, accessibile dalla caverna del Putrido e ambientato in una città sotterranea, è il primo DLC reso disponibile all’epoca. Già da questa prima espansione è ben chiaro come From Software abbia ascoltato i fans, proponendo un’ambientazione meno lineare, colma di interruttori, trappole, scorciatoie e falò ben nascosti. Che il tutto sia stato ideato per gli amanti del primo Dark Souls è chiaro anche vedendo la difficoltà, mediamente più alta a causa di nemici fin da subito più agguerriti rispetto a quelli del gioco base, specialmente quelli velenosi ed altri in grado di degradare facilmente il nostro equipaggiamento. L’intero pacchetto è incentrato anche sulla risoluzione di enigmi ambientali, troveremo infatti diversi pilastri magici che, se colpiti da vicino o con una freccia, attiveranno grandi colonne, passaggi segreti e via di questo passo. Per il resto, questo primo pacchetto aggiuntivo aggiunge nuove armi ed armature e, specialmente, tre nuovi boss, di cui uno segreto.
Crown of the Iron King è il secondo DLC della trilogia delle Corone Perdute ed il cui accesso è garantito tramite un portale nei pressi del falò primordiale del Forte Ferreo. L’ambientazione, non a caso, ricorda molto da vicino quella lavica del Forte Ferreo, con tutte le conseguenze ed i pericoli del caso. La somiglianza con l’area appena citata è principalmente estetica, infatti, come nel primo DLC, il level design è più complesso, pieno di scorciatoie e trappole di fuoco utilizzabili contro gli avversari. Anche in questo caso i nemici risultano ben più forti rispetto al gioco base, rendendo necessario avere un personaggio di un certo livello per avere meno problemi nel proseguire. Anche in questo caso sono presenti nuovi boss, armi, armature ed anelli, che faranno sicuramente felici i fan più sfegatati e collezionisti.

Crown of the Ivory King, terzo ed ultimo contenuto aggiuntivo di Dark Souls 2 ed accessibile dal Santuario dell’Inverno, presenta una delle ambientazioni più suggestive dell’intero pacchetto. Il livello principale è infatti una fortezza ricoperta di ghiaccio e neve, dove la visibilità è ridotta e gran parte dei bauli e delle porte sono congelati. Rispetto ai primi due DLC, la parte puzzle è meno marcata, ma il tutto viene compensato dalla ricerca di alcuni cavalieri necessari per sconfiggere il boss finale dell’espansione. Anche in questo caso i nemici ed i boss sono più tosti, le invasioni più frequenti e non mancano nuove devastanti armi da aggiungere al proprio inventario.
In definitiva, queste tre espansioni arricchiscono non poco Dark Souls 2, grazie ad ambientazioni e boss riusciti, nuove sfide e nuovi interessanti tasselli della trama riguardanti le misteriose vicende di Dragleic. Unica nota dolente, e non ne capiamo il motivo, non sono stati aggiunti trofei riguardanti i DLC, lasciando con l’amaro in bocca i cacciatori di achievements più incalliti.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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