Contrast – Recensione

Contrast è tutto sommato un buon titolo minato purtroppo da piccole noncuranze sia tecniche che di gameplay. Sicuramente molto validi sia la trama che l'atmosfera, aspetti che però da soli non bastano ad elevare questo titolo. Peccato perché il potenziale per un buon titolo c'era tutto e ci piacerebbe che gli sviluppatori prendessero nota dei difetti segnalati per un seguito o un altro titolo basato sullo stesso concept. Considerate la valutazione a seguire nel caso in cui doveste valutare l'acquisto del titolo ma se siete abbonati al servizio PlayStation Plus (grazie al quale è possibile scaricarlo gratis) vi consigliamo di dedicargli un giro di prova senza impegno. Nella peggiore delle ipotesi avrete dato comunque il vostro supporto agli sviluppatori, chissà poi che il titolo possa pure catturarvi.

Compreso nell’offerta PlayStation Plus del day one c’era anche Contrast, un promettente platform con emigmi qui recensito nella versione PlayStation 4. Vediamo assieme se merita il download o l’acquisto, nella recensione a seguire.

Noir e…amici immaginari!
Sviluppato da Compulsion Games, Contrast narra le vicende di Didi, una bambina immersa nei problemi familiari dovuti alle brutte amicizie del padre. Per scappare da questa situazione, Didi inventa un’amica immaginaria, tale Dawn, controllata direttamente dal giocatore. La storia in questione è ambientata negli anni ’20, con una riuscitissima e pregevole atmosfera noir.
Senza svelarvi ulteriori dettagli, pur non essendo ai livelli di produzioni più blasonate, la trama risulta piacevole, anche se narrata non sempre nel migliore dei modi. Spiace infatti veder relegati alcuni dei momenti topici a dei brevi filmati che spezzano le fasi di gioco in modo non proprio elegante.
Il titolo è completabile in 3-4 ore ed il tasso di rigiocabilità è piuttosto basso, considerati i 26 collezionabili che prenderete quasi sicuramente al primo giro e il fatto che i trofei rimanenti sono ottenibili tranquillamente in una mezz’ora aggiuntiva di gioco.

3D e…2D!
Contrast è essenzialmente un platform tridimensionale, in grado di trasformarsi in 2D grazie all’idea geniale alla base del titolo. Nel momento in cui sono presenti fonti di luce in grado di generare ombre sui muri, possiamo entrare nelle ombre stesse con l’ausilio del tasto R2. Il gameplay diventa così quello di un platform bidimensionale facendo sì che si possano superare alcuni ostacoli in maniera dinamica. Non solo, in alcuni momenti è possibile portare nell’ombra anche alcuni cubi e sfere, in modo da poterli spostare per attivare interruttori e poi proseguire.
I momenti migliori sono quelli in cui saremo noi a poter controllare e posizionare la fonte di luce, dando quindi grande importanza alla prospettiva delle ombre proiettate. Sparsi nei tre atti che compongono l’avventura vi sono anche delle sfere di luce più o meno nascoste ed utili ad attivare alcuni meccanismi per andare avanti. A tal proposito, risultano parecchio carini alcuni dei brevi puzzle per ottenere le suddette sfere e nei quali dobbiamo “scalare” le ombre dei personaggi durante dei flashback sulla trama.
Purtroppo questa struttura, di per sé molto valida, viene rovinata da una spiccata ripetitività di fondo e da alcune imprecisioni su controlli e collisioni. Probabilmente si tratta di uno di quei casi in cui la scarsa longevità non è per forza di cose un difetto visto che, con una durata maggiore, il titolo sarebbe stato ancora più ripetitivo.

Luci…e ombre!
Contrast
è mosso dall’immortale Unreal Engine 3 che dona l’onnipresente sensazione di stare a giocare a tutti gli effetti ad un titolo cross-gen. Le differenze con la versione PlayStation 3 sono unicamente nella pulizia grafica delle texture e nella definizione delle ombre. Senza voler pretendere molto da un titolo palesemente non da tripla A, Contrast non possiamo considerarlo un videogame con il quale possiamo immergere pienamente nella generazione PlayStation 4. Inoltre tra le cose da segnalare anche compenetrazioni poligonali, muri invisibili e animazioni parecchio scattose.

Ad alzare un po’ l’asticella della valutazione tecnica sul titolo ci pensa la splendida atmosfera noir ricreata dagli sviluppatori, nonché l’azzeccatissima colonna sonora a tinte jazz.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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