Chime Sharp – Recensione

Chime risulta essere l'ennesimo esperimento, ben riuscito per certi versi, pessimo per altri; la mancanza di indicazioni chiare, che definiscano quali sono le regole del gioco, nonchè la ripetitività di fondo ed il sistema Trial & Errror, non aiutano a farci digerire un titolo DD dal costo sicuramente non così popolare. Peraltro, ci troviamo di fronte ad un titolo che nel comparto audio non teme rivali, e che propone una struttura atipica ed un po di freschezza, che male al nostro stagnante media non fa. In ogni caso, non ci sentiamo di consigliarlo a scatola chiusa, ma se possedete una psvita ed un account plus provate la versione che avevano "regalato" qualche tempo fa, o in aternativa provate a spulciare la sempre più triste sezione demo su una delle tre console sony, magari riuscite a provare il predecessore che non differsice poi così tanto da questo nuovo capitolo.

Tetris incontra il genere dei titoli musicali ancora una volta in questa nuova versione di Chime Sharp per la nostra PS4. Sarà la volta buona per dare una svolta al genere senza fargli perdere il suo fascino di sempre? Scopriamolo insieme!

Chime Sharp
Cos’è Chime Sharp? Questa è la domanda che in molti si saranno posti, e che grazie a PlayStation Plus ha avuto una risposta. Il titolo in questione altro non è che un puzzle game con i classici pezzi di tetris (per semplicità) da unire in modo da farli sparire dalla schermata, operazione che altera la griglia-sfondo e che ci permette di completare i livelli. Il nostro scopo risulta essere piuttosto semplice: far virare da un colore all’altro la griglia di gioco combinando i pezzi tra loro e facendoli scomparire, mentre un’onda sonora continua a passare in loop sul campo di gioco e indebolisce la resistenza dei pezzi stessi. So che detta così non si comprende bene in cosa consiste il gameplay di Chime Sharp ma non vi è altro modo per descriverlo. In aggiunta a ciò, l’onda sonora modifica altera il tema musicale del livello in corso in base ai pezzi che incontra nel suo percorso, andando quindi a cambiare anche musicalmente ogni singola partita.

Minimal che passione
Seguendo l’esempio stesso del titolo, saremo molto minimali anche noi in questa recensione. Dopo avervi spiegato in cosa consiste il titolo, ossia virare il colore del campo di gioco per poter proseguire, ci accingiamo ora a parlare dell’aspetto tecnico e visivo, nonchè delle mancanze della struttura di gioco stessa. Partendo dal fattore tecnico, ovviamente non ci troviamo di fronte ad un titolo impressionante, anzi, il minimalismo fa da padrone utilizzando cromatismi ben definiti e forme spigolose, senza fronzoli di sorta. Anche i menù seguono questo filone, risultando chiari ed intuitivi fin dai primi momenti di gioco.
Meno minimale e meglio curata la colonna sonora che, come dicevamo, interagisce con le nostre mosse ingame e propone brani piuttosto variegati e ben ritmati, che difficilmente annoiano il giocatore anche se sono tracce particolari e soggette ai gusti del giocatore.
Meno bene per quanto riguarda il tutorial, praticamente assente, e per la progressione; non si riesce a capire bene, infatti, come avanzare nel titolo, come sbloccare i livelli sucessivi a quelli iniziali e come proseguire in genere. L’unica cosa che sappiamo è che dovremo far cambiare colore alla maggior parte possibile di scenario, ma senza capire effettivamente a quanto ammonta la porzione necessaria per poter proseguire ed esploare i nuovi livelli con ostacoli e impedimenti più articolati.
Non aiutano la produzione le scarse modalità presenti, che comprendono una modalità standard, una infinita e varianti delle stesse, tutte che utilizzano gli stessi brani.

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Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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