Ci troviamo qui oggi a parlare di Catherine, titolo Atlus che ottenne un grandissimo successo nella scorsa generazione di console.
Uno dei pregi che lo differenziava dalla concorrenza, consisteva nel proporre meccaniche proiettate sul puzzle-game con una formula vincente. Formula portata avanti grazie ad una trama eccezionale, accentuata dallo stile artistico immancabile del maestro Shigenori Soejima. A questo possiamo aggiungere la classica ed intramontabile colonna sonora, composta da Shoji Meguro che ha guidato – e guida tutt’ora – Atlus nella realizzazione delle musiche della serie Persona.
Tornando all’argomento principale, Atlus ha proposto finalmente un’edizione più corposa del gioco, ossia Catherine: Full Body, disponibile in occidente a partire dal 3 settembre su PlayStation 4. L’occasione perfetta per il recupero di questa gemma della scorsa generazione, soprattutto per la presenza della localizzazione italiana.
Preparatevi a farvi coinvolgere da questo quartetto amoroso folle, nuovamente nei panni di Vincent Brooks.
Abbiamo assaporato e sorseggiato, davanti a un buon calice di vino rosso, questa nuova edizione del puzzle-game di Atlus. Presentato al nostro cospetto con elementi inediti di narrazione e gameplay, ecco a voi la nostra recensione di Catherine: Full Body!

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Catherine: Full Body Catherine: Full Body 11 Recensioni 51,99 EUR

Femme Fatale

Catherine: Full Body si presenta come una bottiglia di vino rosso: più corposo del prodotto originale ed arricchito da contenuti inediti che adornano come gioielli una trama articolata e particolare. Soprattutto caratterizzata da una narrazione che ci vede direttamente coinvolti, seppur nei panni di Vincent.
Il titolo tratta con carattere molto raffinato i classici problemi di coppia, i quali subiscono un twist anche grazie al tradimento, al come avviene e quali conseguenze ne derivano. Il tutto attraverso un sistema morale inizialmente ingannevole, il quale porta a comprendere il reale significato che vi si nasconde e come metaforicamente lo Studio Zero vuole parlare dell’amore.
Da una parte troviamo Katherine, la quale vuole evolvere la semplice relazione solidificatasi con Vincent facendo il passo decisivo, esplicitamente dichiarato con il matrimonio e la nascita di una famiglia. Dall’altra troviamo invece Catherine, incarnato del tipo di donna ideale del protagonista. Una “baby-doll” piccante e di giovane età, che adora fare “cose per adulti”, soprattutto quando si tratta di Vincent. In alcuni frangenti, ella si comporta come una fidanzata gelosa, giustificata maggiormente dalla situazione ormai creatasi per l’uomo. Una situazione ormai tremendamente complicata da cui non vi è alcuna scappatoia.
In questa nuova edizione troviamo anche una terza protagonista chiamata non a caso Qatherine, anche se nel titolo verrà rinominata Rin.
Rin entra nel complesso narrativo introducendo un tema molto importante, il quale negli ultimi anni ha avuto una presenza sempre più forte grazie ai movimenti sociali di cui fa parte. Con Rin vediamo un trattamento delle relazioni LGBT apparentemente transfobico. In realtà vi è molto di più dietro al suo personaggio, tanto da influenzare il modo di vedere le cose di Vincent. Solo seguendo la sua route, infatti, vediamo come il tema venga approfondito, aprendo un’ampia parentesi sull’accettazione della diversità. Questo grazie soprattutto all’apertura mentale del protagonista, la quale viene guidata dal nostro modo di vivere la storia.

Non è affatto semplice trattare temi delicati come la sessualizzazione della donna o personaggi LGBT, soprattutto nelle produzioni giapponesi. In Catherine, però, tutto ciò viene contestualizzato senza mai sfociare nella mancanza di rispetto.
Il gioco mette davanti ai giocatori delle scelte che ne modificano la moralità all’interno della storia. Essa va ad influenzare lo svolgere degli eventi , in particolar modo il finale. Tale sistema viene dettato tramite il nostro modo di rispondere alle domande negli incubi, le quali toccano il nostro modo di interpretare una relazione sentimentale ed il comportamento che teniamo in essa. Gli incubi vengono intesi come una punizione per coloro che non hanno intenzione di impegnarsi nella loro relazione, gettandoli in una lunga scalata verso la redenzione.
La scalata risulta essere una simbologia facilmente attribuibile al superamento dei problemi. Come scalare un muro i cui appigli vengono creati da noi stessi, fautori delle azioni Vincent nella sua crescita. Partendo da ragazzo insicuro, il quale non vuole impegnarsi nella relazione con la sua partner, a uomo maturo, deciso e pronto per accogliere un nuovo stile di vita come marito di Katherine.
Come dichiarato poc’anzi, dietro all’andamento della storia e della sua effettiva conclusione vi è un sistema morale. Esso non indica un karma positivo o negativo, bensì il tipo di libertà che desideriamo. Parlare di libertà è un po’ generalista, eppure in Catherine: Full Body questo tema prevale su tutto. Non a caso ci viene conferita la possibilità di rispondere secondo il nostro modo di pensare ed in base alla situazione che si presenta sul momento (sempre seguendo una linea di dialogo preimpostata). Questo sistema si riflette sulle relazioni di Vincent con le tre ragazze, portando il protagonista a prendere una reale decisione solamente nel finale.
Nonostante l’assenza di una modalità nuova partita +, la rigiocabilità si moltiplica grazie ai molteplici finali e route da percorrere, le quali stravolgono gran parte delle battute finali del gioco stesso.
Concludendo, il titolo mette in campo i problemi di coppia e la capacità di un uomo di prendere decisioni difficili (per quanto importanti nella sua vita). Il tutto arricchito dall’introduzione non soltanto del personaggio di Rin, ma anche di temi inerenti al mondo LGBT, trattati a nostro parere con sapienza e delicatezza senza sfociare nel becero e banale. Il titolo è fortemente narrativo e bada molto sulla nostra visione del concetto di amore.

La scalata verso la libertà

Il gameplay di Catherine è tipico dei puzzle game. Il protagonista, durante i suoi incubi, si ritrova nelle vesti di caprino umanoide intento a scalare un muro composto da diversi tipi di blocchi. Tale scalata richiede lo spostamento dei blocchi, con essi abbiamo l’obbligo di creare un percorso tramite il quale raggiungere la vetta. Durante il tragitto è necessario prestare attenzione alle varie insidie nascoste.
Grazie anche alle tecniche apprese dagli altri personaggi presenti nell’incubo, creare un percorso risulterà meno ostico. Con l’avanzare della storia gli enigmi si faranno sempre più complessi, mettendo alla prova tutto ciò che avete imparato strada facendo.
Catherine: Full Body introduce la modalità di gioco Remix, nella quale vengono inseriti dei “tetramini” tra i blocchi. Essi permettono di muovere due o più blocchi contemporaneamente, senza rinunciare ovviamente alla complessità su cui si basano alcuni degli enigmi proposti.
A tenere alta la tensione, soprattutto nei livelli di difficoltà più avanzati, vi è il crollo del muro. Più tempo passa e più blocchi cadranno in un abisso senza fine. Per sopravvivere è bene continuare la scalata con maggiore velocità. Se a causa della fretta si commette un errore, il gioco mette a disposizione una funzione limitata di riavvolgimento, la quale ci riporta alla mossa effettuata in precedenza. Ciò permette a Vincent di correggere il proprio errore e di rifarsi nella mossa successiva.
Agli incubi è stata aggiunta una meccanica interessante che vede coinvolta Qatherine. Essa, suonando il pianoforte mentre Vincent si trova in una situazione critica, rallenta la caduta dei blocchi permettendo così all’uomo di salvarsi per il rotto della cuffia.
A rendere la scalata ancor più concitata sono presenti alcune boss fight, le quali faranno di tutto per ostacolarvi. Nonostante ciò parliamo di pattern piuttosto prevedibili, i quali si ripeteranno ogni volta che affronterete il livello.

Catherine: Full Body non si svolge unicamente nell’incubo, la transizione tra una notte e la successiva si svolge nel bar Stray Sheep. In questo bar, assieme ai propri amici, Vincent si gode la serata dinanzi ad un drink, tra cui rum e cola, vino rosso, sakè e un bel boccale di birra. Con l’aumentare del livello di ubriachezza del nostro ingegnere, aumenta la velocità di movimento durante le sezioni dell’incubo.
All’interno dello Stray Sheep non sono disponibili molte attività. Al contempo, esse sono fondamentali per le diramazioni che la trama può prendere. Interagire con gli altri clienti del bar, anch’essi coinvolti a loro insaputa nell’incubo, è un buon modo per supportarli ed evitare che vadano incontro ad una rovinosa morte. Infatti, il gioco invita espressamente a dialogare ed aiutare gli NPC, così da raggiungere il termine degli eventi con tutti i clienti rimasti ancora in vita. Anche in questo caso, l’interazione avviene tramite la scelta di due risposte che possono influenzare o meno il karma del gioco.
A questo si aggiunge anche l’accessibilità al cellulare di Vincent. Il nostro ingegnere, puntualmente, riceverà messaggi dalle tre ragazze a cui è chiamato a rispondere. Come ormai avrete capito, anche qui abbiamo completa libertà di risposta. Sempre attraverso il telefono di Vincent è possibile rigiocare i livelli già completati, così da ottenere un risultato ed una medaglia migliore.
Inoltre, troviamo anche il mini-gioco di Rapunzel, il cui gameplay non si scosta da quanto provato nell’incubo. Tale contenuto è stato arricchito di una storia originale, la quale nasconde anch’essa alcune chicche da scovare.
Infine, ai contenuti dedicati al lato ludico si aggiungono delle modalità extra tra cui Babel, una serie di livelli che mettono a dura prova le abilità da scalatore in una lotta alla sopravvivenza. In essa è possibile affrontare le avversità assieme ad un amico grazie alla cooperativa online.
Lo Stray Sheep, tutto sommato, è un modo rilassante con cui passare le pause tra un livello e l’altro. Da qui è possibile approfondire alcuni dei personaggi che vivranno insieme a Vincent una settimana quasi impossibile da dimenticare.

Musica, maestro Meguro

Catherine: Full Body ha finalmente ricevuto un miglioramento grafico. Esso lo avvicina a Persona 5, infatti non a caso uno dei DLC permette di giocare nei panni di Joker.
Tralasciando questo aspetto, la direzione artistica di Shigenori Soejima si mostra ancora una volta sublime, associato in una combo letale alla colonna sonora composta da Shoji Meguro. Il jukebox presente nello Stray Sheep ripropone alcune delle canzoni più celebri della serie Persona, sbloccabili man mano con la progressione della storia.
La narrazione viene proposta su un piatto d’argento grazie anche al lavoro svolto nella realizzazione dei vari filmati, accentuati da una buona regia che enfatizza alcuni degli eventi chiave del racconto. Anche i filmati animati si assestano su una qualità standard, con qualche spunto interessante.
Sfruttando l’engine di Persona 5, lo Studio Zero ha proposto un’edizione migliorata del gioco, privandolo di qualsivoglia problema tecnico effettivo. Offrendo, in conclusione, un’esperienza tecnica solida.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8.5
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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