Call of Duty: Advanced Warfare – Recensione

Ad essere sincero nelle prime fasi di gioco mi ha fatto un pò strano questo nuovo gameplay che introduce alcuni aspetti futuristici. Ma dopo una sessione più accurata e duratura ci si prende la mano e il nuovo sistema di gioco ideato da Sledgehammer Games inizia a prendere piede e a divertire, complice anche la classica freneticità che contraddistingue la serie e che si sposa benissimo cone le nuove tecnologie introdotte in quest'ultimo capitolo. Come sempre a far da padrone è il comparto multiplayer, che sicuramente sarà supportato a dovere nel futuro con nuovi pack di mappe, come è avvenuto con i precedenti capitoli di CoD. La campagna singleplayer riesce a divertire ma gli sviluppatori purtroppo non hanno messo l'attenzione necessaria per arrivare alla stessa qualità del multigiocatore, proponendo una story line che rimane come sempre lineare e carica di script. Un vero peccato, anche perchè si sente nell'aria il tentativo di voler osare con una storia che lasciasse il segno, ma è un obiettivo che non è stato raggiunto.

Call of Duty: un nome un’icona. Icona che da sempre marca il segno nel genere FPS e che, tra alti e bassi, si è saputo difendere sempre abbastanza bene dalla concorrenza. L’ultimo dei capitoli della serie, Call of Duty: Ghosts, è stato uno di quelli che fa parte dei “bassi” della saga e, come sempre accade, è arduo riprendere le redini del successo per riportare in pompa magna le sorti di un brand ormai collaudato, soprattutto se il team di sviluppo cambia totalmente.
La palla calda è infatti passata nelle mani dei ragazzi di Sledgehammer Games, che dopo Modern Warfare 3 si tuffa di nuovo nel mondo Activision con quest’ultima impresa. Saranno riusciti a mantenere tutte le promesse date? Scopriamolo insieme!

Lo sviluppo che funziona
Dopo tre anni di sviluppo, caratteristica che per la prima volta si verifica con un capitolo di questa saga, arriva nei nostri negozi Call of Duty: Advanced Warfare, forte di un motore grafico progettato ad-hoc per questo titolo dalla software house, affiancato da una serie di novità dal punto di vista del gameplay. Il titolo infatti è ambientato del 2055, anno in cui il team di sviluppo ha ipotizzato un progredire tecnologico nel campo militare, ma senza stravolgere con gingilli troppo futuristici e rimanendo comunque in un’ambientazione in cui le strutture civili non hanno subito grossi cambiamenti rispetto a quelle da noi conosciute. Il mix finale funziona davvero bene dando più enfasi a quelli che sono stati i cambiamenti bellici ma che, in fin dei conti, dal punto di vista del single player l’influenza di queste variazioni non è troppo significativa per quanto riguarda l’approccio alle battaglie. Questi cambiamenti fanno da contorno ad una trama che riesce a tenere incollati allo schermo anche se, da un certo punto in poi, prende i binari dei plot già triti e ritriti negli FPS bellici. Arrivano infatti gli USA che devono salvare il mondo dalla solita minaccia terroristica, un filone ormai inflazionato e che, nonostante la collaborazione dell’attore Kevin Spacey nel ruolo di capo dell’organizzazione ATLAS, non riesce a decollare come deve.

La campagna single player ha una longevità che varia tra le 7 e le 9 ore di gioco in base al livello di difficoltà selezionato ad inizio avventura, ma pecca in tutta la sua durata di quei momenti epici a cui ci ha abituati sinora la famosa serie Activision. Esistono infatti nella narrazione sequenze incalzanti, adrenaliniche e frenetiche, ma mai si intravede la classica caratteristica scenografia che esalta il tutto ad un livello memorabile.
Inoltre l’intera storia continua ad essere lineare come in passato, segnata da un susseguirsi di momenti scriptati, alcuni dei quali ci limitano anche l’utilizzo della tuta EXO, tuta meccanica in dotazione agli agenti ATLAS e che ci permette di poter effettuare doppi salti, scatti repentini per schivare i proiettili e tante altre abilità di contorno che vanno ad arricchire il gameplay. Altre sequenze invece sono state pensate ed inserite appositamente per sfruttare queste nuove feature della giocabilità, sequenze che risultano più spettacolari rispetto a tutto il resto dell’avventura, che passerete per lo più dietro ai ripari offerti dall’ambientazione di gioco, nell’attesa di poter scagliare i vostri colpi contro gli avversari.

Una rinfrescata
Passiamo ora al multiplayer online competitivo di Call of Duty: Advanced Warfare, la modalità che sicuramente ha spinto i più ad acquistare il titolo. Possiamo sin da subito affermare che forse siamo di fronte al primo CoD con un buon bilanciamento iniziale delle armi, dove una maggior potenza di fuoco va a discapito della precisione, e viceversa. La varietà è il punto forte di questo multiplayer, e lo si nota anche dal quantitativo di granate differenti che è possibile selezionare; sono infatti ben 10 tipologie diverse, dalle più classiche alle più tecnologiche, tra cui quelle che permettono di visualizzare i nemici dietro le pareti di una determinata zona, quelle che vanno alla ricerca di fonti di calore o quelle utili per disattivare immediatamente i droni che ci danno la caccia.
A far notare la caratteristica della varietà e della personalizzazione ci si mette anche il Pick, che passa da 10 a 13 e che permette di poter selezionare una quantità di armi, accessori, granate, abilità dell’EXO e perk in modo tale che difficilmente troverete due personaggi completamente identici.
Numerose le modalità presenti, dalle classiche deathmatch tutti contro tutti o a squadre ad altre introdotte appositamente in questo Advanced Warfare come Uplink, in cui l’obiettivo è segnare un punto lanciando un drone sferico (la palla) nel canestro avversario, modalità in cui le caratteristiche dell’EXO risultano essere fondamentali sia per sfuggire agli avversari (quando trasportiamo la palla non possiamo utilizzare armi) che per segnare il punto.
Tredici le mappe presenti dal day-one, tutte molto articolate e con sporgenze e ripiani che è possibile raggiungere solo tramite il doppio salto.
Ad arricchire il comparto multigiocatore entra in gioco anche la modalità Exo Survival, una sorta di modalità Zombie già vista nei precedenti capitoli della serie e dove ci ritroveremo ad affrontare, in compagnia di tre compagni, orde di nemici (umani e droni) man mano sempre più affollate e forti.
Ma le personalizzazioni non riguardano solamente l’equipaggiamento del nostro alter-ego. In Advanced Wafare è possibile modificare a nostro piacimento la skin del personaggio, partendo da alcuni indumenti base fino ad arrivare ai più rari, sbloccabili solamente tramite il superamento di alcune sfide. Altri indumenti li possiamo trovare anche nei rifornimenti che ci verranno consegnati durante le partite multiplayer, delle vere e proprie casse che dopo la partita è possibile aprire e che contengono un massimo di tre pezzi, tra armi modificate e indumenti. Per quanto riguarda le armi infatti, oltre a sbloccarle man mano che andiamo avanti con i livelli, è possibile trovare le stesse con caratteristiche modificate sia in positivo che in negativo, cambiamenti che vanno ad influire totalmente le prestazioni.

Il primo CoD in next-gen
Anche il comparto tecnico necessitava di un ammodernamento in quanto ormai abbastanza fermo da un pò di tempo. Sledgehammer Games è riuscita a dare ad Advanced Warfare una fluidità ottima, grazie ai 60 frame per secondo che non calano neanche nelle sessioni di gioco più concitate e che rendono il tutto più realistico. Per quanto riguarda i personaggi si nota un miglioramento molto marcato, soprattutto se ci si concentra sui character principali della trama. Impressionante la riproduzione della texture della pelle, che rende i volti molto realistici e a testimonianza di ciò basta ammirare l’incredibile somiglianza del sopra citato Kevin Spacey. Anche i veicoli sono ben realizzati, ma per quanto riguarda le ambientazioni, molto ricche di dettagli, si nota una qualità inferiore per quanto riguarda le texture, che comunque vengono circondate da un’illuminazione degna di nota soprattutto nelle fasi notturne.

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Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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