Blues and Bullets Episode 2: Shaking the Hive – Recensione

Il secondo episodio di Blues and Bullets sembra premere un pochino di più sull'acceleratore, velocizzando ritmi e scoprendo nuovi tasselli sia della storia che si cela dietro al rapimento della figlia di Al Capone, che sulle vicende che in passato hanno interessato l'allora capo degli intoccabili Eliot Ness. Un episodio che punta quindi sull'azione, ma che a livello tecnico onestamente aggiunge poco, e non riesce ad aggiustare quanto nella prima puntata era stato "trovato mancate", come direbbe il Conte Adhemar de Il Destino di un Cavaliere. La trama ha probabilmente bisogno di qualche spintarella in più, di qualcosa che riesca a far restare ancora più incollati i giocatori al pad, ma contiamo di vedere cosa riusciranno i ragazzi di A Crowd of Monster nel prossimo episodio, questione che per il momento resta un bel punto interrogativo... Sì perché come annunciato anche da loro stessi, essendo una produzione "propria" e senza un publisher alle spalle, le tempistiche di sviluppo dei vari episodi non sono proprio schedulate alla perfezione, e potrebbero allungarsi per permettere agli sviluppatori di fornire agli utenti un prodotto quanto migliore possibile. Dal canto nostro, non possiamo quindi che sperare ed attendere fiduciosi.

Solo pochi giorni fa vi abbiamo presentato il primo episodio di questa nuova serie dei ragazzi di A Crowd of Monster, l’incipit di una storia che è riuscita a destare il nostro interesse grazie sia ad una particolare ambientazione storica che a delle scelte di gameplay che abbiamo decisamente apprezzato durante la prima prova. La trama del secondo episodio riprende esattamente da dove l’abbiamo lasciata nella scorsa puntata, e prosegue insieme alle indagini condotte da Eliot Ness nel tentativo di ritrovare la figlia del suo vecchio (in ogni senso) arci-nemico, Al Capone…

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Vodou, Voodoo, Vudu…
Quasi fin dall’inizio nel nuovo episodio, le cose che non passano inosservate sono il diverso ritmo e la diversa atmosfera che si incontrano durante il gioco. Quello che prima sembrava essere un titolo principalmente investigativo e dotato di una piccola nota splatter, comincia a trasformarsi in qualcosa più denso di azione, che in alcuni momenti rischia di apparire come un horror quasi in piena regola, con tanto di scena nell’ospedale/manicomio in stile Outlast (titolo che probabilmente molti di voi ricorderanno anche grazie alla sua distribuzione con il programma PSN Plus di Sony).
Che nella trama ci fosse un qualcosa legato all’occulto ed al mondo esoterico lo avevamo capito anche dall’episodio precedente, non ci voleva molto in effetti… Ma ora le cose stanno entrando proprio nel vivo, e durante questa parte di avventura saremo costretti ad affrontare anche qualche avversario piuttosto particolare…
Onestamente però, ci risulta un po’ difficile continuare a parlarvi della trama e dei suoi sviluppi senza cadere in alcuni spoiler più o meno importanti, perciò non ci resta che chiedervi di fidarvi del nostro giudizio su di essa, soprattutto quando vi diciamo che, a parte qualche piccolo punto in cui gli avvenimenti sono particolarmente prevedibili, la storia riesce ad essere abbastanza interessante, e l’unico appunto che gli si potrebbe fare è il non avere colpi di scena eccessivamente sorprendenti o d’impatto.

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Kiss kiss, bang bang
Come appena detto, cambia il ritmo di gioco di quasi tutto l’episodio, che confrontato al primo sarà visibilmente più teso ed acceso. Risulta essere in effetti molto più incentrato sui combattimenti, ovvero sulle parti di gioco in cui sarete di fronte da un numero di nemici armati che dovrete eliminare sporgendovi e sparando da dietro un riparo, proprio come fareste in un normalissimo sparatutto in terza persona. A differenza della versione precedente però, questa volta sarà possibile utilizzare un’arma differente rispetto alla pistola in dotazione da Ness, ed i giocatori avranno anche facoltà di scelta del percorso da seguire davanti ai bivi proposti nei livelli. Probabilmente anche per questa ragione quindi, queste sessioni in cui vi sposterete da un riparo all’altro per eliminare i nemici che cercheranno di riempirvi di piombo, saranno più frequenti e più lunghe, lasciandovi perciò maggior tempo per poterle apprezzare.
Tra i flashback dei ricordi di Eliot quindi, le sessioni oniriche tendenzialmente tetre e cupe, e quelle di combattimento di cui vi abbiamo parlato poco fa, non si avrà troppo tempo per potersela prendere comoda, il che, onestamente, non è per niente un male.

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Hope…
Graficamente il titolo non subisce grossi cambiamenti, anzi possiamo dire che sono quasi completamente nulli. Resta invariata la scelta estetica dell’uso del bianco e del nero, su cui spicca visibilmente l’unico colore “diverso” presente in tutto il creato, e vale a dire il rosso.
Anche le animazioni sono prevalentemente allo stesso livello del precedente episodio, ma abbiamo notato un leggero miglioramento intorno alla fase finale della puntata, che per un attimo ci ha fatto ben sperare per il prossimo futuro. Niente di risolutivo, sia chiaro, ma quando si vuole migliorare, anche un passettino alla volta è da considerare una buona conquista.
Sfortunatamente però, non essendoci particolari migliorie a livello tecnico, non ci sono nemmeno buone notizie per quel che riguarda le problematiche grafiche e tecniche che vi abbiamo segnalato nella nostra prova dell’episodio uno, ma contiamo fiduciosi sulle prossime uscite, in cui speriamo di poter vedere gradite novità.
La colonna sonora è sempre affidata principalmente ad Izä, e non possiamo negare che riascoltarla, ci ha fatto provare le stesse sensazioni della scorsa volta, che come ricorderete sono state molto positive.

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