Beholder 2 – Recensione

Beholder 2 merita, sotto ogni punto di vista. La storia di Evan è in grado di coinvolgere il giocatore e di trasportarlo in un mondo distopico, assurdo e credibile nella propria brutalità. A patto di accettare la sola localizzazione in lingua straniera, il titolo di Warm Lamp Games non vi deluderà. Consigliatissimo.

Quando mi è stato proposto di recensire Beholder 2, non sapevo esattamente a cosa stessi andando incontro. Molto spesso ci troviamo di fronte a titoli AAA talmente famosi da essere conosciuti da chiunque, nel bene e nel male. A volte, invece, sono proprio i videogiochi Indie ad essere talmente speciali da eclissare qualunque valore produttivo. Ebbene, Beholder 2 è l’esempio perfetto di come non servano enormi quantità di denaro per realizzare prodotti di ottima qualità. Questo Indie immerge il giocatore in un mondo oppresso dalla dittatura del Grande Leader; un mondo rigido e crudele, ma allo stesso tempo divertente nelle sue terribili assurdità.
Sviluppato da Warm Lamp Games e distribuito da Alawar Entertainment, Beholder 2 è stato una rivelazione per questo mio fine 2019. Il Ministero vi attende, pronti a servire il tiranno?

La nostra recensione di Beholder 2

Beholder 2 ci introduce ad una tremenda società distopica, governata da un regime totalitario non dissimile dalle dittature che hanno caratterizzato il secolo scorso.
All’interno di questa nazione vive Evan Redgrave, nostro protagonista ed umile cittadino. Alla morte del padre, alto funzionario del Ministero, Evan viene assunto inaspettatamente come impiegato, trasferendosi così nella capitale. Il giovane non era in buoni rapporti con il padre, tali da non essere nemmeno a conoscenza di ciò che egli facesse all’interno del Ministero. Giunto al suo primo giorno di lavoro, Evan viene a conoscenza di complotti e misteri stranamente collegati al padre. Inutile dire che la curiosità prende il sopravvento, portando il nostro impiegato a voler risalire la scala gerarchica per saperne di più.
Proprio da questo incipit prende il via una trama ricolma di umorismo nero, carico del contesto brutale e senza perdono che la società rappresentata impone. La vita non è facile al Ministero e giungere al Game Over risulta più semplice ed inaspettato di quanto sembri. Pure il non pagare una bolletta potrebbe avere ripercussioni “infauste”.
Che dire? Beholder 2 è riuscito a tenermi incollato allo schermo per tutta la durata della mia esperienza. La trama riusce ad unire scene crude e brutali, a missioni secondarie buffe e dalla soluzione ancor più assurda. A stupirmi è stata la coerenza con cui gli sviluppatori sono riusciti a gestire tutte le sfaccettature nascoste all’ombra della dittatura. Per non parlare poi della grande quantità di colpi di scena presenti all’interno della narrazione. Complimenti!
È possibile portare a termine il titolo in circa 9-10 ore, al netto della grandissima rigiocabilità concessa dalle molte variabili ed opzioni fornite al giocatore. Ricordo, in ogni caso, che non necessario aver giocato al primo capitolo per comprendere la trama.

Lavora o muori!

Beholder 2, simil gestionale in 2.5D, è strutturato in due distinte sezioni di gioco: il lavoro al Ministero ed il tempo passato a casa di Evan.
Ogni mattina Evan si presenta a lavoro, dovendo svolgere essenzialmente 3 compiti: lavorare, sabotare o aiutare i colleghi ed indagare sulla morte del padre. Terminata la giornata lavorativa il nostro impiegato torna a casa, sfruttando il proprio tempo per studiare volumi trovati a lavoro, guardare serie TV per fraternizzare con i colleghi, fare telefonate private oppure uscire per completare vari compiti.
L’intera esperienza ruota attorno a tre fattori ugualmente fondamentali: Tempo, Denaro ed Autorità. Ogni giorno Evan ha a disposizione 9 “ore” di tempo, durante le quali svolgere quante più azioni possibili per guadagnare Denaro, Autorità e completare i propri incarichi. Terminate queste “ore”, infatti, non è possibile fare altro, venendo quindi costretti a tornare a casa (nella quale ci vengono concesse 2 ore extra) e dormire.
Ottenere Denaro è piuttosto semplice. Il lavoro, ovviamente, è la principale fonte di reddito “tradizionale”, nonostante completare le missioni secondarie possa essere molto più redditizio (quando non finisce male). Il lavoro viene rappresentato attraverso tre diversi mini-giochi, ognuno legato all’avanzamento di carriera di Evan. Giusto per farvi un esempio, il primo lavoro affidatoci consiste nello smistamento delle richieste dei cittadini ai giusti settori del Ministero (come Lavoro, Assistenza sociale, Ordine ecc). In base al nostro rendimento (e al numero di errori per pratica) otteniamo Denaro, indispensabile per pagare le bollette e dare qualche mazzetta.
L’Autorità è, infine, il nostro vero obiettivo. Infatti, per risalire la scala gerarchica è necessario ottenere abbastanza Autorità da fare richiesta per una promozione. L’Autorità può essere ottenuta in moltissimi modi (anche lavorando), nonostante le due migliori soluzioni rimangano fare arrestare il boss o far licenziare/uccidere/rinunciare i colleghi. Il tradimento è dietro ogni angolo e fidarsi degli altri non sempre è la scelta migliore.
Il sistema può sembrare inizialmente complesso, eppure posso assicurarvi che il tutto viene spiegato man mano che si avanza nella trama. Personalmente ho apprezzato l’intero sistema gestionale, anche se non ho trovato alcuna difficoltà nel proseguire. Il Game Over è sempre dietro l’angolo, ma il poter ricaricare il salvataggio precedente rimuove qualunque tipo di “brutta sorpresa”.

Il Ministero

Warm Lamp Games ha rappresentato il proprio titolo con uno stile grafico unico e facilmente riconoscibile. Un mondo colorato di nero e scale di grigio, con poche sfumature di bianco a dettarne i contorni, rappresentano questa distopia tanto crudele e tesa in maniera eccellente. I personaggi sono caricaturali ma ben realizzati, riuscendone a trasmettere ruolo e personalità alla semplice vista.
Anche in questo caso, non posso che elogiare il lavoro svolto dagli sviluppatori. Non è facile immergere il videogiocatore in un mondo tanto particolare e denso, eppure ci sono riusciti. Veramente ben fatto!

Tutti salutano il Grande Leader!

Arrivando infine a parlare del comparto tecnico, il titolo distribuito da Alawar Entertainment risulta stabile e ben realizzato in quasi ogni sua parte.
Il titolo non presenta alcun tipo di doppiaggio. I personaggi comunicano tramite un linguaggio fittizio fatto di versi (un po’ come in The Sims), lasciando alla sola presenza dei sottotitoli il compito di comunicare col giocatore. I sottotitoli sono presenti in molte lingue anche se non è presente l’italiano, cosa che potrebbe infastidire chi non mastica a dovere l’inglese (o lo spagnolo).
Graficamente curato in ogni suo aspetto, Beholder 2 presenta animazioni dei personaggi semplici ma efficaci. Il tutto confezionato da una colonna sonora immersiva e calzante.
Infine, menziono giusto un leggerissimo problema di stuttering (veramente raro) ed un paio di crash dell’applicazione.

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