Battlefield Hardline – Recensione

Pur con i suoi difetti sia nella campagna che nel multigiocatore, Battlefield Hardline si conferma un buon titolo e spin-off della serie, un po' come fecero ai tempi i due ottimi Bad Company. L'immersiva campagna e l'online piuttosto fresco e bilanciato rendono questo Battlefield in salsa poliziesca un acquisto imprescindibile per i fan della saga. Purtroppo le decisioni su “chi deve sviluppare cosa” arrivano dal publisher, ma ci è un po' spiaciuto veder sprecate le peculiarità di Visceral Games su un titolo atipico e più commerciale rispetto ai loro ultimi lavori. Nonostante ciò, Visceral Games è stata in grado di cavarsela anche nello sviluppo di un titolo meno “malato” rispetto a Dead Space e Dante's Inferno, confermando quindi talento e capacità di adattamento del team di sviluppo.

Dopo la totale delusione dataci da Medal of Honor Warfighter e il mezzo passo falso di Battlefield 4, questa volta tocca a quei bravi ragazzi di Visceral Games tenere alta la bandiera degli FPS made in Electronic Arts. Rinviato a quest’anno per limarne i difetti onde evitare i problemi che hanno afflitto il lancio del quarto capitolo ed avendo quindi saltato la battaglia annuale con Call of Duty, sarà riuscito Battlefield Hardline a superare la nostra prova? Scopriamolo assieme nella nostra recensione!

Corruzione, corruzione ovunque…
La trama di Battlefield Hardline narra le vicende dei detective Nick Mendoza e Khai Minh Dao, impegnati a sgominare i traffici di droga nella città di Miami. Nel corso delle normali indagini, i due scoprono che dietro ai più sontuosi spostamenti di droghe sono coinvolti alcuni dei compagni del distretto di polizia. Il tutto si sviluppa quindi in un clima nel quale non sappiamo mai di chi ci si può fidare, tenendoci quindi per buona parte del tempo col fiato sospeso. Tutto ciò grazie anche alla struttura delle missioni, che strizza l’occhio alle serie TV a tema poliziesco, con tanto di riassunto delle vicende precedenti ogni qualvolta riprendiamo la partita da dove eravamo rimasti.
Abbiamo impiegato circa 8 ore per terminare la campagna in difficoltà veterano, senza particolare difficoltà, sbloccando parte delle prove e catturando un buon numero di ricercati. Pur essendo strutturata in modo differente rispetto agli ultimi due capitoli, ci sentiamo ci promuovere la trama di Hardline, grazie anche ad un finale che ci ha piuttosto soddisfatti. Se non ne avete abbastanza, potete inoltre provare un quarto livello di difficoltà o rigiocare le dieci missioni per sbloccare le restanti prove e catturare i ricercati ancora a piede libero, peccato che non sia possibile saltare i filmati.

A livello di gameplay è possibile affrontare il gioco alla vecchia maniera, ossia facendoci strada con armi e forza bruta. Ci viene però consigliato un approccio stealth e non letale, grazie ad alcuni strumenti che ci vengono forniti proseguendo con la trama. Noi stessi abbiamo terminato il gioco evitando il più possibile gli scontri, anche perché per morire bastano pochi colpi ben assestati da parte dei nemici, almeno a difficoltà veterano.
Lo strumento più importante di cui siamo dotati è lo scanner, utile a marcare i nemici normali e ricercati speciali, individuare allarmi, casse con equipaggiamento e prove utili alle indagini. Lo scanner finisce però per facilitare troppo il compito al giocatore, visto che risulta fin troppo semplice pianificare ogni mossa. Le uniche parti che ci hanno messo in seria difficoltà sono state quelle dove per ragioni di trama siamo stati costretti a difenderci dall’assalto di gruppi ben nutriti di nemici. Anche in queste situazioni, lanciando kit medici e restando ben nascosti, son bastati pochi minuti per venirne a capo. A proposito dell’equipaggiamento, possiamo tenere nell’inventario due oggetti a scelta tra, appunto, kit medico, rampino, teleferica, giubbotto antiproiettile, teaser ed altro ancora. Questi possono essere selezionati nelle varie casse presenti nei livelli, contenitori che all’occorrenza sono in grado anche di ricaricare i proiettili per le armi in nostro possesso.
Come dicevamo, il titolo incentiva uno stile di gioco più ragionato rispetto agli altri Battlefield, grazie alla possibilità di far alzare le mani ai nemici (massimo tre alla volta), per poi ammanettarli. Alcuni di essi sono marcati come ricercati speciali e, se arrestati, sbloccano armi aggiuntive nelle casse di cui vi abbiamo parlato poco sopra. In queste fasi di arresto è ben visibile lo scarso livello dell’IA nemica, visto che possiamo tranquillamente prenderci tutto il tempo di questo mondo per bloccare un avversario, mentre gli altri rimarranno fermi a guardarci con le braccia alzate. Non solo, ma ci è capitato di non essere visti da nemici presenti a pochi metri da noi o avversari che ignoravano bellamente un cadavere di un compagno nelle vicinanze. Nel caso in cui vi siano più nemici nei paraggi, il touchpad ci è utile per lanciare un bossolo e distrarre una delle guardie, dandoci un ulteriore aiuto per proseguire senza essere scoperti.
In definitiva, il gameplay di Battlefield Hardline ci ha convinti nella sua atipicità, pur essendo la parte stealth fin troppo marcata e non sempre bilanciata a dovere a causa di alcune scelte non sempre azzeccate e della IA che alterna stupidità a precisione di tiro da far spavento. Ottima infine la presenza di alcune missioni con ambientazioni aperte (o quasi) in grado di lasciare maggior libertà di approccio, con riferimento particolare all’ultimo dei dieci episodi.

Guardie e ladri… online!
Chi come noi ha già apprezzato la parte online dei precedenti Battlefield, si troverà sicuramente a proprio agio in Hardline, sia per le modalità che per le classi e la personalizzazione del proprio alter ego. Ma, come vedremo, sono presenti diverse novità incentrate sul fatto che il titolo è a sfondo poliziesco, quindi anche i veterani della serie avranno pane per i propri denti.
Iniziamo parlando delle modalità, posto il fatto che Deathmatch e Conquista non hanno bisogno di troppe spiegazioni. Nella prima si tratta di arrivare per primi ad un certo numero di uccisioni, il tutto organizzato in due grandi squadre su mappe di media grandezza. In Conquista bisogna conquistare e mantenere diversi punti di controllo sulla mappa, cercando di raggiungere per primi il punteggio prestabilito, il quale aumenta esponenzialmente in base al numero di basi ottenute in quel momento. Tale modalità è presente in due varianti, ossia piccola e grande, che differiscono per la dimensione della mappa, per il numero di giocatori e per l’importanza nell’utilizzo dei mezzi, viste le distanze da compiere.
In Rapina la squadra dei criminali ha il compito di scassinare una cassaforte o un camion blindato, rubare i soldi e portarli al punto di estrazione. Il compito dei poliziotti è naturalmente quello di impedire che ciò accada. La partita termina se i criminali riescono nell’intento o se il tempo finisce prima che i soldi giungano a destinazione.
Corto Circuito è a tutti gli effetti come la modalità Conquista, soltanto che i punti di controllo sono mobili e rappresentati da macchine presenti sulla mappa. Il compito delle due fazioni è quello di impossessarsi dei mezzi ed esaurire i ticket avversari possedendo più a lungo i veicoli e guidando ad alta velocità. Strano ma vero, questa modalità è piuttosto divertente ed una delle più riuscite dell’intero pacchetto.
In Soldi Sporchi le due squadre devono recuperare dei soldi da un punto prestabilito sulla mappa e portarle ai rispettivi depositi. Ognuna delle fazioni può, a proprio rischio e pericolo, cercare di rubare i soldi anche dal deposito avversario. Vince naturalmente la prima squadra che riesce ad accumulare il quantitativo di soldi richiesto o chi ne ha di più allo scadere del tempo.
Salvataggio è una modalità molto frenetica e tecnica, visto che ogni partita dura soltanto tre minuti. Una squadra di 5 criminali tiene in ostaggio dei civili, mentre i 5 poliziotti devono cercare di liberarli. La partita termina se i poliziotti salvano gli ostaggi o uccidono gli avversari o se i criminali uccidono ogni membro della SWAT. Tale modalità non prevede il respawn, quindi ogni giocatore ha a disposizione solo una vita per turno.
Per ultima, Nel Mirino consiste nella scorta verso uno dei punti di estrazione di un VIP controllato da uno dei giocatori. I criminali devono quindi impedire che i poliziotti riescano nell’intento uccidendo il VIP o impedendo la fuga prima dello scadere del tempo.

Il pacchetto base di Hardline contiene 8 mappe, presenti in diverse variabili per adattarsi alle varie modalità appena descritte. In ordine, troviamo Hollywood Hills, Deserto, Periferia, Eastside, Banca, Serra illegale, Offshore, Everglades, Centro. Le mappe sono piuttosto varie ed ognuna presenta caratteristiche peculiari, il tutto nel nome del tanto decantato Levolution. Alcune strutture come edifici o gru possono essere letteralmente demolite, tanto che talvolta le mappe cambiano parzialmente conformazione e design, rendendo necessario riadattarsi. Alcune mappe presentano invece eventi scriptati e d’effetto, come tempeste di sabbia, uragani e via dicendo.
Parliamo ora delle quattro classi presenti in Battlefield Hardline, ben differenziate e bilanciate sia come armi che equipaggiamento. I giocatori di classe Operatore sono armati di fucili d’assalto e si occupano della cura degli alleati, rifornendoli di kit medici e rianimandoli al bisogno. Il Meccanico è armato con mitra leggeri e lanciagranate ed è suo compito riparare i veicoli danneggiati ed è in grado di generare punti di rientro per gli alleati. Gli Assassini hanno a disposizione una serie di fucili a pompa e possono rifornire di munizioni i compagni, oltre che equipaggiarsi con uno scudo e piazzare cariche esplosive. Il Professionista è essenzialmente un cecchino, può posizionare mine laser, telecamere ed esche per facilitare la propria copertura durante le fasi di tiro nelle postazioni ideali.
Le armi di base sono identiche sia per i criminali che per i poliziotti, mentre quelle acquistabili differiscono in base alla fazioni. Questa differenza ci ha dato inizialmente fastidio, ma la cosa buona è che ognuna di queste armi aggiuntive è praticamente equivalente alla controparte avversaria. Come dicevamo, lo sblocco delle armi (a parte un paio di casi) dipende dai soldi guadagnati, mentre i relativi accessori si sbloccano utilizzando frequentemente quella data arma per poi acquistati col denaro. Direttamente da Battlefield 4, sono tornati i Battlepack, alcuni sbloccabili nel giocatore singolo ed altri online salendo di livello o soddisfacendo particolari requisiti. Questi pacchetti sono disponibili in tre varianti, ossia bronzo, argento e oro e contengono accessori casuali, emblemi ed altro da utilizzare per il proprio avatar online.
Concludendo il discorso sulla parte online, anche se a tanti potrebbe non piacere la nuova impostazione poliziesca e le relative nuove modalità, a noi la parte multigiocatore di Hardline è piaciuta e non poco, grazie al buon bilanciamento ed all’unione quasi perfetta di vecchio e nuovo, in grado quindi di soddisfare sia veterani che neofiti. Da aggiungere che non abbiamo avuto nessun problema di lag/disconnessioni e il matchmaking è praticamente istantaneo, rendendo quasi nulli i tempi di attesa sia per trovare una partita, che per iniziare quella successiva.

Un titolo bello da vedere?
La versione PlayStation 4 da noi testata mostra un comparto tecnico degno di nota, sia per quanto riguarda la campagna a giocatore singolo, che per la parte online. Il colpo d’occhio è notevole, specialmente nelle missioni a giocatore singolo, dove sono gli script a farla da padrone, mentre online è il Levolution e la sua distruttibilità a guardare tutti dall’alto verso il basso.
I modelli poligonali dei personaggi, le loro animazioni ed espressioni facciali sono di ottima fattura, mentre la modellazione degli ambienti è incriticabile, salvo qualche texture poco definita. Ottimi sia gli effetti particellari che di luce, in grado di stupire in varie occasioni, ottima la resa di uragani e tempeste di sabbia varie in alcune delle mappe di cui vi abbiamo parlato in precedenza.
La fluidità è impeccabile, infatti apprezziamo il fatto che gli sviluppatori abbiano deciso di sacrificare qualche riga di risoluzione per far girare il titolo a 60 fotogrammi al secondo sia nel giocatore singolo che online. Non mancano fenomeni di popup degli elementi più lontani dello scenario, anche se il difetto è molto meno marcato rispetto al quarto Battlefield.
Buoni sia la colonna sonora che il doppiaggio in italiano, perfetti come sempre gli effetti sonori delle armi, in grado di donarci quel feeling realistico tipico della serie.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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