Zombeer – Recensione

In conclusione Zombeer è un titolo che, anche se divertente e piuttosto godibile, soffre di molti difetti che non gli permettono di andare oltre il voto che trovate poco più in basso. Tutto questo in virtù soprattutto del prezzo al quale è venduto, ritenuto da noi troppo elevato rispetto all'offerta ludica data dal titolo. Valutate attentamente l'acquisto, a meno che siate in astinenza da titoli demenziali ricolmi di cadaveri ambulanti.

Partito inizialmente dalla piattaforma Steam, Zombeer è approdato anche su PlayStation 3 forte della demenza di fondo e degli immancabili zombie. Saprà il suddetto titolo distinguersi dalla marea di titoli ricolmi di non-morti? Beh… scopriamolo assieme!

Una nuova invasione!
Zombeer è un titolo che ha l’idiozia come principale punto di forza, in una trama quasi inesistente seppur adatta al contesto. Insomma, dovremo salvare la nostra ragazza dagli zombie, facendoci strada a colpi di vibratore (!?), sparachiodi ed altri efficaci strumenti di morte.
Il titolo si struttura come un FPS di stampo classico, con un level design molto chiuso e lineare, seppur qualche volta ci si possa perdere. L’aspetto che lo rende atipico è la presenza di una barra dinamica da tenere costantemente sott’occhio e dipendente dal consumo della birra che dà il nome al gioco. Infatti se non la si consuma diventeremo anche noi non-morti, mentre in caso di abuso il game over arriverà a causa della sbornia. Questa cosa renderebbe pure interessante il tutto se non fosse che l’abbondanza delle bevande sia in giro che presso i distributori rende quasi impossibile trasformarsi in zombie anche a modalità difficile.
Non solo, vi sono purtroppo altri aspetti più gravi che tengono il titolo ancorato alla sola sufficienza, ossia il respawn dei nemici realizzato in modo pessimo. Capita infatti spesso che i cari non-morti appaiano davanti a noi dal nulla, senza che il punto di respawn sia mascherato in maniera quantomeno discreta. Gli stessi nemici sono presenti in pochissime varianti ed è grave la mancanza di qualsivoglia boss, anche alla fine del gioco. Un altro aspetto da sottolineare è la scarsa durata del titolo, completabile infatti in 2-3 ore in difficoltà media. Nemmeno il tasso di rigiocabilità è elevato ed infatti l’unica cosa in più da fare è raccogliere i soliti oggetti collezionabili sparsi per i livelli.
Se riuscite a non spaventarvi di fronte a questi difetti ed al prezzo per il download (14.99 € sono troppi a nostro vedere) troverete un titolo divertente, ignorante e pieno di citazioni tratte dal mondo dei videogiochi e del cinema. Non che questo aspetto possa essere talmente preponderante da giustificarne l’acquisto, ma vogliamo spezzare una lancia almeno a favore di questo aspetto.

Zombie in alta definizione?
Anche la grafica non è purtroppo esente da difetti, a partire dalla qualità e varietà scadente dei modelli poligonali dei nemici, delle loro animazioni e delle textures. Anche le ambientazioni non sono propriamente al top, complice anche la scarsa illuminazione (non regolabile dalle opzioni) che spesso cela in modo innaturale il modo per procedere nel gioco. Per carità, artisticamente Zombeer fa il suo discreto lavoro ma non lo riteniamo sufficiente nel complesso a livello tecnico per un titolo pubblicato nel 2014.
Se non bastasse, questa poca qualità del motore grafico è coadiuvata da un frame rate visibilmente sotto ai 30 fotogrammi al secondo, oltre che frequenti ed evidenti fenomeni di stuttering. Niente da segnalare sulla parte audio che, seppur minimale, fa il proprio lavoro in modo più che discreto.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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