Tales of Symphonia Chronicles – Recensione

I due titoli inclusi in questa raccolta (in particolar modo il primo) rimangono due ottimi JRPG, imprescindibili per gli amanti del genere su PlayStation 3 vista la penuria di esponenti rispetto alle scorse generazioni. Tutto questo nonostante la non eccellenza nel lavoro di conversione fatto da Namco Bandai sul quale in molti chiuderanno tranquillamente un occhio.Da avere senza indugi se siete in astinenza da JRPG e qualora vi foste persi i due titoli in questione nelle rispettive uscite originali.

Usciti in origine rispettivamente nel 2004 su GameCube e nel 2009 su Wii, Tales of Symphonia e Tales of Symphonia: Dawn of the New World sono ora racchiusi in questo pacchetto esclusivo per PlayStation 3. Riuscirà Tales of Symphonia Chronicles ad emergere dalla marea di edizioni rimasterizzate che tanto sono andate di moda negli ultimi anni? Vediamolo assieme!

Ritorno a Sylvarant!
Il primo dei due titoli contenuti nella raccolta narra gli avvenimenti della terra di Sylvarant, un mondo al quale comincia a mancare la sua fonte vitale, ossia il mana. Per poterlo ripristinare, gli abitanti di Sylvarant ripongono le speranze nella prescelta Colette Brunel, accompagnata dal protagonista Lloyd Irving e da altri compagni d’avventura. Il loro scopo sarà viaggiare tra i continenti, svegliando gli spiriti guardiani che risiedono in alcuni templi antichi, rompendo i relativi sigilli per salvare la loro amata terra…
Nelle cinquanta e più ore necessarie per completare il titolo non ci sarà spazio per la noia: confermiamo infatti che, nonostante siano passati dieci anni, Tales of Symphonia rimane ancora uno dei migliori esponenti della saga e del genere JRPG. Pur non apportando particolari novità al genere, il titolo si era distinto per l’appassionante trama e per la sua deliziosa grafica in cel shading.
Lo stile di gioco è decisamente di stampo classico, ci troveremo infatti ad esplorare una sempreverde e minimale mappa del mondo, utile per spostarci tra le varie zone ed al solito ricolma di nemici visibili e quindi spesso evitabili. Non mancano le città da esplorare e nelle quali troveremo negozi e PNG che ci assegneranno incarichi di varia difficoltà. Anche gli stessi dungeon non portano particolari innovazioni al genere, trattasi principalmente di interagire con casse, interruttori e, ovviamente, combattere contro numerosi mostri.
A proposito, gli scontri avvengono in tempo reale e, nonostante la linearità della storia, capiterà spesso di trovarci in situazioni che necessitano di personaggi più potenti per essere affrontate. Proprio così, certi luoghi “avanzati” sono disponibili fin da subito ma resterà nostra scelta il da farsi, ossia rischiare di trovarci in una situazione sbilanciata o tornarci successivamente con tutte le precauzioni del caso. Tornando a parlare dei combattimenti, noi controlliamo orizzontalmente e direttamente uno dei protagonisti, mentre le azioni degli altri compagni dipendono dai comandi impartiti da noi. In base alla natura dei personaggi, è possibile ordinare d’attaccare corpo a corpo o da distanza, oppure attivare azioni di cura, come nei caso dei maghi. Le strategie e gli oggetti vengono gestiti tramite un menu di pausa, lasciandoci quindi tutto il tempo per adattare l’esperienza e rendendo il gioco abbastanza accessibile a chiunque. È possibile concatenare gli attacchi per inanellare combo e far cadere più rapidamente i nostri avversari.
Come avevamo già notato all’epoca, rimane ancora presente il problema del bilanciamento di nemici e boss, mentre non si notano altri particolari difetti di questa produzione che, ancora oggi, rimane assolutamente valida.

E se non vi bastasse…
Dawn of the New World
è una piacevole aggiunta al titolo appena trattato e narra le vicende di Emil, Marta e Tenebrae due anni dopo i fatti raccontati in Tales of Symphonia. I nostri eroi si trovano a fronteggiare una nuova minaccia che incombe sulla terra di Sylvarant. Un numero inquantificabile di mostri si sta avvicinando pericolosamente alla città dove vivono i protagonisti. Questi esseri sembrano essere attirati da qualcosa che vi lasciamo il piacere di scoprire da soli proseguendo con la trama del gioco…

Differentemente dal primo capitolo, Dawn of the New World presenta una trama non così appassionante e non in grado di tenere incollato il giocatore come fece il predecessore. Capita infatti spesso e volentieri di annoiarsi durante le circa trenta ore utili al completamento, anche per colpa di alcuni aspetti che stiamo per elencarvi.
L’ossatura del gioco rimane pressoché inalterata
rispetto al titolo originale, quindi ci sembra inutile parlarvene nuovamente, mentre ci focalizzeremo sui cambiamenti e novità apportate. In primis, il sistema di combattimento risulta semplificato e molto più limitato, scelta estremamente discutibile che potrebbe però far gola a chi vuole avvicinarsi al genere. Chi ha amato Tales of Symphonia si troverà a proprio agio ma viene naturale chiedersi il perché di queste semplificazioni che vanno a rovinare un sistema che, con le sue molteplici scelte, funzionava egregiamente.

Sicuramente vi è la presenza di una simpatica feature ereditata da saghe come quella dei Pokèmon, ossia la possibilità di catturare i mostri al termine di ogni battaglia. Anche questa aggiunta, purtroppo, segue la qualità media del titolo, non venendo sfruttata a dovere a causa di alcune limitazioni e semplificazioni imposte inspiegabilmente dagli sviluppatori.
Insomma, come già detto, Dawn of the New World risulta una piacevole aggiunta a Tales of Symphonia, nulla quindi di essenziale ma da provare se siete amanti dei JRPG di stampo classico. In parole povere, se siete in astinenza da questo genere, dategli tranquillamente una possibilità.

Missione remaster compiuta?
L’aspetto tecnico dei due giochi, pur essendo abbastanza datato, riesce ancora ad essere piacevole grazie alla grafica in cel shading e lo stile deformed dei personaggi. Il peso degli anni si fa certamente sentire ed è chiaro come si sarebbe potuto fare di meglio nel lavoro di conversione.
Le modifiche apportate sono principalmente nella qualità dei disegni presenti nel gioco e nella presenza di nuove scene animate di buona qualità. Tutto il resto, ossia ciò che viene mosso in tempo reale dal motore di gioco, sembra frutto dell’applicazione di filtri grafici che potremmo trovare in molti emulatori. Non stiamo dicendo che sia così male, a parte nella mappa di gioco dove il livello di dettaglio e la distanza visuale scendono sotto agli standard odierni, ma ci saremmo aspettati qualcosa di più.
Rimane indubbiamente valido il doppiaggio
, in particolar modo se opterete per quello in lingua giapponese, consigliato da noi senza riserve. Nulla da dire anche riguardo alla colonna sonora, ancora oggi di qualità più che buona.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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