Resident Evil 6 – Recensione

A conti fatti quindi, Resident Evil 6 convince decisamente di più rispetto alla sua versione demo rilasciata qualche tempo fa, e che personalmente mi aveva fatto quasi desistere dall'impresa. La trama è decisamente più solida ed apprezzabile in confronto agli spezzoni mostrati in precedenza, ma sfortunatamente la sensazione di una forte presenza di scripting nei livelli permane. Nonostante gli sforzi visti in questo sesto episodio, è palese che il brand stia però continuando ad allontanarsi dallo stile di gioco che aveva in un tempo ormai lontano, spostandosi verso un gameplay associabile più ad un classico sparatutto in prima persona con ambientazione bellica che ad un survival horror in terza persona come lo conosciamo noi. La longevità in compenso gioca un ottimo ruolo, e 25 ore abbondanti di zombie non sono sicuramente da sottovalutare. Tenete poi conto che alzando il livello di difficoltà della partita la sfida sarà nettamente maggiore, le munizioni saranno decisamente poche ed i nemici sempre più resistenti. Per i fan della saga è sicuramente da giocare, e di certo non è da sottovalutare da coloro che cercano qualcosa di diverso dal solito sparatutto.

Se avevate pensato che l’emergenza zombie fosse terminata, vi sbagliavate di grosso. Orde di morti viventi stanno riempiendo le città, neppure il Presidente è più al sicuro. Il virus ha trovato un nuovo modo per diffondersi tra la folla. Siete pronti ad affrontare questo nuovo pericolo? Siete pronti a Resident Evil 6?

Poker d’Assi
La trama di Resident Evil 6 molto probabilmente attinge parecchio dall’industria cinematografica, cercando di mostrarsi all’altezza di produzioni famose ed in stile Bruckheimer. Tre i “filoni” principali nella storia (quattro se contiamo anche quello segreto che ha come protagonista Ada Wong), che vissuti con il personaggio da voi selezionato vi faranno dipanare questa grossa matassa di viscere sanguinolente che è la trama portante del titolo, cross-over compresi.
Leon insieme ad Helena, si ritroveranno a doversi riprendere dall’aggressione da parte della versione zombificata del Presidente, per poi dover fuggire nella maniera più veloce possibile inseguendo una pista misteriosa. Chris, dopo essere stato rimesso sulla retta via da Piers e dalla sua nuova squadra d’assalto, si precipita con la nuova compagnia al salvataggio di alcuni ostaggi dentro ad un edificio in Cina. Per Jake e Sherry invece, la situazione è un po’ particolare. Jake sembra essere immune al virus, ed i suoi anticorpi potrebbero salvare l’intera umanità. A Sherry quindi spetta il compito di convincere il mercenario a donare il suo sangue per la causa (e pare che 50 milioni di dollari potrebbero essere un ottimo incentivo). Per finire, rimane solo Ada Wong, ma la sua parte nella storia ve la lasceremo scoprire da soli, prima che il demone dello spoiler si impadronisca di noi…

Sette zombies per sette fratelli
Come chiaramente si intuisce, cominciando le varie campagne a vostra disposizione vi ritroverete in punti di partenza differenti, ed all’occasione avrete la possibilità di osservare (si fa per dire) gli avvenimenti da più punti vista (grazie ai cross-over delle varie campagne che vi abbiamo citato pocanzi). Ma cambiando personaggio, e di conseguenza cambiando anche l’annessa parte della trama di cui è il protagonista, mutano in minima parte anche stile ed atmosfera del gioco. Cominciando la campagna di Leon per esempio, avrete come la sensazione che il buon vecchio brand dalle carni putrefatte sia tornato agli antichi splendori, ma in compenso cominciando la campagna di Chris sarete invece catapultati in un inferno di fuoco, proiettili, sangue e soldati potenziati dal virus, che con un minimo di perspicacia intuiranno di dovervi fare a pezzi. Ma oltre a questa particolare disposizione dei tasselli narrativi, ci sono altre novità ed altre “specialità della casa” (cit).
In primis, troverete in giro dei pezzi degli scacchi (pedoni, cavalli, etc.), che non sono altro che dei punti da spendere tra un capitolo e l’altro per acquistare/acquisire nuove abilità e potenziamenti da usare nel gioco. Questi pezzi degli scacchi, saranno lasciati dai cadaveri dei vostri nemici ormai polverizzati o usciranno dalle casse di legno che potrete distruggere in giro per le location o da quelle metalliche da aprire.
Sempre per tutti i personaggi poi è stata introdotta anche una barra di energia dedicata alla resistenza, che pone un limite all’organizzare una Royal Rumble con i morti viventi, e costringe ad un minimo di strategia nei combattimenti eccessivamente “frequentati” e concitati. La barra tra l’altro, vi servirà per usare il quick shot, ovvero un colpo fulmineo verso il nemico più vicino, utile certo, ma non propriamente obbligatorio. Del resto, una bella legnata in faccia vale più di mille parole.
Di solito, anche se state giocando in singolo e non in cooperativa con un altro giocatore, andrete in giro con il vostro compagno d’avventura, che vi fornirà supporto durante i combattimenti o nei momenti cruciali. Il problema però sorge quando il vostro compagno non tiene conto del fatto che voi siete (involontariamente forse) sulla sua linea di tiro, e senza batter ciglio continuerà quindi imperterrito a sparare inutili colpi d’arma da fuoco… alla vostra schiena.
Ma sfortunatamente i problemi non finiscono qui. In alcuni punti, il gioco appare essere molto “scriptato”, ovvero denso di eventi che devono seguire il loro corso, ed in cui il nostro intervento è solo marginale. Un ottimo esempio potrebbe essere quello degli inerti zombies incontrati da Leon ed Helena all’inizio della loro avventura. Che siano infatti distesi per terra o seduti su una panchina, potrete scaricargli in testa interi caricatori, non gli farete nessun danno. Ma appena avrete recuperato la chiave per uscire, questi si animeranno in fretta e furia, saltandovi al collo per un caloroso abbraccio mortale. Stessa cosa per il caccia “incastrato” nel palazzo come una freccia in un paglione, che non solo sembra non essere esploso in seguito all’impatto con il mostro di cemento, ma che cadrà esattamente nel momento in cui ci starete passando vicino, scatenando così un vero inferno di fiamme e fuoco sulla strada. Cose certamente spettacolari e molto cinematografiche, ma che ad un occhio critico possono risultare credibili come quelle scene d’azione un po’ particolari presenti nell’ultimo Die Hard con Bruce Willis…
Nonostante questi piccoli punti dolenti, il gioco si svolge in maniera lineare e quasi gradevole (quasi…parliamo sempre di zombie eh…), soprattutto nelle parti pesantemente belliche con tanto di guerriglia armata (la fase iniziale di Chris ne è un esempio lampante). Peccato però che intraprendendo questa strada ci si ritrovi in un mondo che non appartiene più al regno dei morti viventi a cui siamo stati abituati all’inizio, bensì a brand concorrenti che con gli zombie hanno poco in comune. Da qui il fulcro principale su cui ruota l’intera questione sul gioco. Difatti, se da un lato ci possiamo permettere di considerare questo titolo un buon sparatutto in terza persona, vario e divertente, dall’altro, chiamarlo Resident Evil ci fa parecchio strano.

No zombie, no party
A completare il panorama putrescente non poteva mancare la parte del gioco dedicata al multiplayer, che chiaramente punta sulla modalità cooperativa delle varie campagne. E di certo con l’opportunità di avere un compagno umano, sia in split-screen in locale o online in multiplayer, qualcuno potrà evitare di essere inutilmente crivellato di colpi mentre cerca di portare a casa la giornata affettando zombie freschi…
Sulla modalità Mercenari, i fans della saga dovrebbero già essere abbastanza eruditi, ma per chi non la conoscesse possiamo dire che è un susseguirsi di nemici, in uno spazio di tempo limitato, che vi faranno guadagnare punti (ed eventualmente secondi aggiuntivi) ad ogni uccisione. Più si riesce a mantenere alto lo streak di uccisioni, più si può andare avanti e fare punteggi alti. Il tutto guadagnando anche punti abilità per comprare i relativi potenziamenti.
Infine, resta la Caccia all’uomo, ovvero una sorta multiplayer non cooperativo, dove alcuni giocatori possono prendere i panni di zombie e mostri di vario genere per attaccare ovviamente i protagonisti della storia (qualcuno ha detto Left 4 Dead?).

Non guardarmi, non ti sento…
Il comparto audio del titolo cerca di fare il suo dovere, ma a parte gli effetti sonori di armi, rumori e lamenti zombeschi sparsi (che comunque assolvono al loro ruolo), le musiche di sottofondo tendono a stancare, risultando a tratti ripetitive.
La localizzazione del gioco, ci concede il piacere di una traduzione completamente in italiano, che tra l’altro include perfino il doppiaggio dei dialoghi nella nostra italica lingua. Questi ultimi in particolare, peccano un po’ di “espressività” nei personaggi secondari, ma almeno per i protagonisti le cose sembrano essere state fatte quasi per bene (se si decide di non considerare il sincronismo del labiale che ogni tanto sembra andare un po’ per conto suo).
Per l’aspetto estetico invece nulla da eccepire, il livello grafico è abbastanza alto e le ambientazioni sono mediamente estese. Certo, i cali di definizione su alcuni particolari non sono assenti, ed i classici problemi di collisione permangono anche in questo sesto episodio, ma visto la mole e l’ampiezza del gioco ci si può passare tranquillamente sopra.

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