Metro: Last Light – Recensione

In definitiva, pur non innovando particolarmente la formula del predecessore, ci troviamo di fronte ad un ottimo titolo, ben realizzato in quasi tutti gli aspetti. Dalla trama, alla pregevole atmosfera, passando per l'elemento survival presente nelle fasi ambientate all'esterno, il tutto risulta davvero ben caratterizzato. Abbiamo segnalato giusto alcuni problemi nell'IA e nel sistema di checkpoint nelle fasi giocate all'interno della Metro, in grado di far perdere spesso la pazienza. Tecnicamente il titolo si difende molto bene, a parte qualche difetto grafico che abbiamo indicato poco fa, anche se fortunatamente non in grado di minare l'esperienza di gioco. Ottima la parte audio, grazie alla possibilità di scelta della lingua del doppiaggio tra varie opzioni nel menu apposito. Se avete amato il precedente titolo e/o siete in astinenza da giochi di stampo survival, avete trovato pane per i vostri denti.

Lo abbiamo potuto testare in tutte e tre le versioni nel recente evento stampa a Milano ed ora saprete le nostre opinioni ed il verdetto finale per quanto riguarda la sola versione per PlayStation 3. Stiamo parlando ovviamente di Metro: Last Light, seguito diretto di quel Metro 2033 che non ha mai visto la luce su console Sony e che vi consigliamo di recuperare in qualche modo. Che l’avventura abbia inizio!

Verso la luce!
Sempre sviluppato da 4A Games, Metro: Last Light si colloca temporalmente un anno dopo gli eventi del precedente titolo. Il protagonista Artyom, dopo aver sconfitto i Tetri tramite un attacco missilistico e aver conquistato la base militare D6, fa ora parte ufficialmente dei Rangers, una delle fazioni in lotta per il predominio della Metro. Ebbene sì, l’ambientazione di gioco è nuovamente in gran parte la metropolitana di Mosca, unico luogo sicuro visto il livello di radiazioni presente all’esterno e dovute agli attacchi nucleari avvenuti 20 anni prima. Forte del rapporto creatosi con i Tetri, Artyom scopre che uno di essi è ancora vivo: da qui inizia una caccia per trovarlo e per scoprire informazioni in più su quello che sta accadendo, in un mondo dove non è sempre ben chiaro chi siano gli alleati e chi i nemici…
La trama, è bene dirlo, è ben realizzata, ritmata ed orchestrata e vi terrà incollati allo schermo fino ai titoli di coda per tutte le 10 ore abbondanti di gioco in modalità normale. È anche vero che lo svolgimento dell’avventura è molto guidato e lineare, specialmente quando ci troviamo nei sotterranei. Il discorso è in parte diverso per quanto riguarda l’esplorazione della superficie, motivo per cui possiamo definire Metro: Last Light un FPS con elementi survival horror a tutti gli effetti. Il gioco non presenta alcuna modalità multigiocatore, però è possibile ricominciarlo nell’impegnativa difficoltà Ranger oppure per cercare i classici appunti ormai abusati in questo genere.

Vivere o sopravvivere?
Il gameplay di Metro: Last Light, come già accennato poche righe fa, presenta principalmente due tipi di situazioni da affrontare. Gran parte del tempo lo passeremo all’interno dei cunicoli della metropolitana di Mosca e dintorni, combattendo principalmente contro avversari umani facenti parte delle diverse fazione che la popolano. L’ottimo level design è sviluppato in modo da poterci far proseguire in modalità stealth, anche se c’è da ammettere che qui entrano in gioco due problemi. Il primo da segnalare riguarda l’IA degli avversari, non sempre reattiva, ed in più c’è da marcare il discutibile posizionamento dei checkpoint: capiterà spesso e volentieri che il gioco salvi la partita poco dopo che il nemico ci abbia scoperto, oppure in altre situazioni spiacevoli. Grazie al buon quantitativo di munizioni e armi, è però possibile andare avanti facendoci strada alla vecchia maniera, pur consigliando caldamente un approccio silenzioso per godervi appieno lo spirito del gioco.
Tra un combattimento e l’altro faremo sosta nelle tante stazioni della metropolitana, dove ci saranno tanti personaggi unici che, uniti alla pregevole atmosfera del titolo, renderanno questi momenti di pausa quasi magici. Questi stacchi dall’avventura serviranno inoltre a farci rifornire di munizioni e potenziare le armi, utilizzando una particolare moneta di scambio. Vista la catastrofe avvenuta nel mondo esterno, saranno infatti fondamentali i proiettili di grado militare, usati sia come moneta di gioco che come munizioni più potenti per le nostre bocche da fuoco. Oltre a tutto ciò che abbiamo detto finora, il setacciare le aree sotterranee sarà utile anche per cercare tutto il necessario per i momenti più difficili, ossia le escursioni all’aria aperta.

L’esplorazione dell’esterno è, a nostro vedere, il vero fulcro del gioco e momenti in cui la tensione è veramente resa in modo realistico. Vista la mancanza di aria respirabile, sarà necessario tenere a portata di mano una maschera antigas e un buon numero di filtri per la stessa, pena l’andare incontro a morte certa. Oltre a ciò, un altro strumento indispensabile saranno la bussola ed una torcia elettrica ricaricabile con una dinamo portatile, più un pratico accendino. Inutile dire che prima di fare qualsiasi mossa è assolutamente necessario pianificare ogni movimento nelle aree contaminate, cercando al contempo nuovi filtri e maschere antigas integre. Le stesse saranno infatti danneggiabili dal nemico e quindi a rischio infiltrazioni o facendone limitare la visibilità per via delle crepe provocate negli scontri con i mutanti. Pur dando l’impressione di sembrare in stile open-world, queste parti alla luce del sole (per così dire) sono anch’esse in realtà piuttosto lineari, eccezion fatta giusto per la ricerca dei già citati appunti e dell’equipaggiamento necessario ad Artyom.

Stile metropolitano
Tecnicamente parlando, pur non raggiungendo ovviamente il livello della versione PC, ci troviamo di fronte ad un ottimo lavoro da parte di 4A Games, essendo anche la loro prima esperienza su PlayStation 3. La grafica e la splendida atmosfera ricreata dagli sviluppatori riescono subito a catturare il giocatore, in particolar modo grazie alla fedeltà con i romanzi di Dmitry Glukhovsky, pur essendo la trama derivata e non presa direttamente dai libri stessi. Il mondo di gioco è estremamente curato e dettagliato, anche se non mancano talune textures poco definite o altre piccole noncuranze come compenetrazioni poligonali e fenomeni di popup. Inoltre, abbiamo a volte riscontrato un leggero ritardo nel caricamento delle texture all’inizio di alcuni capitoli della trama, niente però di particolarmente fastidioso. Inutile però descrivervi il grande impatto che avrete nell’uscire dagli oscuri cunicoli della Metro, quando finalmente vedrete il giorno. In tal senso, sono indubbiamente da lodare gli effetti di luce e i particellari che permeano gran parte del titolo e che vi lasceranno spesso a bocca aperta per la loro realizzazione.
Anche la parte audio risulta molto curata, tra gli effetti sonori e il buon doppiaggio in italiano; nelle opzioni è inoltre possibile selezionare la lingua delle voci, notando con piacere la presenza del russo, oltre che l’immancabile inglese.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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