Medal of Honor – Recensione

EA Los Angeles e DICE hanno fatto con Medal of Honor un lavoro che si posiziona ad un più che buon livello, ma non riesce ad eccellere. Alcune piccole imperfezioni nel gameplay ed altre falle più notevoli per quanto riguarda il motore grafico sono la causa di questo risultato. Per il resto il titolo si presenta davvero bene. Certo da quello che vi abbiamo detto potreste pensare che si tratta di una "minestra riscaldata", ma non è proprio così. In Medal of Honor abbiamo molti aspetti visti in Bad Company 2 e in Modern Warfare 2, messi insieme in un equilibrio davvero ben studiato. L'esperienza single player, seppur non molto longeva, regala momenti unici nel suo genere grazie al realismo voluto dalla software house di sviluppo. Per quanto invece riguarda il multiplayer DICE ha dato quel giusto tocco di immediatezza e velocità alle modalità presenti, rendendo il ritmo di gioco più che godibile. Siamo quindi di fronte ad un titolo più che meritevole, che riesce ad accontentare qualsiasi tipo di giocatore grazie anche all'aggiunta della modalità Tier 1. Acquisto più che consigliato per gli appassionati del genere. Qui Toni, passo e chiudo!

Sono passati ormai più di 10 anni dalla comparsa della serie videoludica Medal of Honor, che ha visto la luce con il suo primo capitolo nel lontano 1999. Oggi siamo nel 2010, nell’era della next-gen, era dove il genere che più si è affermato è quello dei First Person Shooter (FPS) e dove le software house fanno a gara a produrne sempre di più con l’intento di accaparrarsi una buona fetta del mercato.
Dopo molto tempo anche EA torna all’attacco con un suo cavallo da battaglia, Medal of Honor appunto, sviluppato da EA Los Angeles in collaborazione con DICE, che si è occupata della parte multiplayer del titolo.
Questa volta però l’approccio a questo genere videoludico è molto diverso da quanto abbiamo potuto vedere in altri videogames. La software house ha infatti contattato molti reparti militari realmente esistenti, cercando di utilizzare la loro esperienza per ricreare emozioni di gioco uniche, mai viste su console, reali. Ci sarà riuscita? Scopriamolo.

Afghanistan e terrorismo nel mondo videoludico
Il territorio su cui si svolge l’azione in Medal of Honor è attualissimo, l’Afghanistan. A differenza degli altri titoli non avremo una vera e propria trama da seguire per mettere in salvo qualche ostaggio o per andare a catturare qualche criminale di fama mondiale, ma il nostro compito sarà quello di combattere il terrorismo medio-orintale. Saremo messi davanti ad un determinato numero di missioni, che serviranno a garantire la sicurezza del territorio afghano, bloccando e contrastando tutti i nuclei terroristici che possono minacciare la zona.
Tutti questi compiti li seguiremo dagli occhi di più militari, caratteristica che invece è già stata vista in altri shooter, come il Capitano Brad Hawkins al comando di un Apache, lo Specialista Dante Adams facente parte del 1° Battaglione – 75° Reggimento Rangers, ed infine i nomi in codice “Rabbit”, appartenente all’unità speciale della marina DEVGRU, e “Duce” del 1° SFOD-D, la Delta Force specializzata nelle azioni stealth.
Durante ogni azione che andremo ad affrontare con questi soldati faremo sempre più caso all’attenzione che il team di sviluppo ha messo per la realizzazione di ogni piccolo particolare, sia dal punto di vista delle ambientazioni ma soprattutto per caratterizzare il più possibile i personaggi, con divise ed equipaggiamenti dettagliatissimi e che riproducono fedelmente quelli reali.
Tutto questo ci accompagnerà per circa 7/9 ore di gioco, a seconda della difficoltà che selezioneremo all’inizio, e nonostante non ci sia una vera e propria trama si svolge tutto all’interno di uno scenario unico, che andremo via via scoprendo andando avanti con le missioni.

La “qualità” del soldato
Parlando del gameplay, Medal of Honor è stato strutturato in modo molto accurato. Per quanto riguarda i tasti quelli già sperimentati nell’ambito degli FPS sono più che collaudati, infatti EA Los Angeles ha deciso di proporre gli stessi che ormai siamo abituati ad utilizzare in altri titoli come Call of Duty o Killzone.
Parliamo ora di ciò che più interessa il videogiocatore, ossia come si svolge l’azione, che sotto molti aspetti ricorda Battlefield 2: Bad Company. Dimentichiamoci freneticità e l’idea di buttarci come kamikaze in mezzo alla mischia e fare da soli piazza pulita.
Medal of Honor punta al realismo, sotto ogni aspetto (o quasi). Due colpi (a volte anche uno) messo bene a segno e andiamo giù. Ecco quindi che il gioco di squadra è fondamentale, sia con la CPU nel singleplayer che con gli altri giocatori nel multiplayer. Coprirsi le spalle a vicenda e cercare di avere tra i vari membri del nostro team tutte le aree in vista sotto tiro, tutti questi comportamenti giocano ruoli fondamentali per avere successo nella missione. Ovviamente la cosa è reciproca e anche a noi serviranno pochi proiettili per abbattere un nemico. Inoltre, il realismo riguarda anche la veridicità dell’azione in senso stretto: animazioni, movimenti, credibilità di veicoli ed equipaggiamento in dotazione. Nulla è lasciato al caso e si nota lo zampino di persone esperte nel settore che hanno saputo consigliare al meglio EA.
Cosa che poi caratterizza in modo positivo il titolo made in Los Angeles è la grande varietà d’azione. Nella stessa missione, e a volte nel giro di pochi minuti, saremo costretti a dover cambiare in modo drastico il nostro compito, trovandoci ad esempio dall’assaltare un villaggio, a dover proteggere una posizioni ed infine a pilotare un Apache o qualche altro mezzo. Ma il cambiamento non riguarda solamente la tipologia di azioni da svolgere ma anche il punto di vista, ed infatti a volte nel giro di pochi minuti cambieremo il personaggio da utilizzare. Insomma, la dinamicità del gioco è assicurata sotto molti punti di vista.

Ma come tutte le medaglie anche qui abbiamo il rovescio. Il realismo prima descritto verrà a volte “disturbato” da alcuni piccoli difetti, che non infastidiscono l’esperienza di gioco e che possono essere tralasciati, ma che di fronte agli altri aspetti positivi già citati lasciano un pò di amaro in bocca. La cosa che più si nota è una poca distinzione tra le varie armi sotto il punto di vista della potenza di fuoco. Come abbiamo detto prima con pochi colpi un nemico viene ucciso, ma sparare con una pistola o con un tra dal calibro più grande c’è una notevole differenza, che non viene mostrata a dovere. Ci troveremo infatti a sparare con armi più “massicce” e a vedere i nostri avversari rialzarsi senza difficoltà dopo aver incassato un colpo, stesso effetto che accade sparando con una normalissima pistola. Inoltre il sistema di mira non è molto preciso, soprattutto nei tiri a lunga distanza dove viene anche a mancare l’effetto gravità e del vento sul proiettile.
Parlando invece di IA i comportamenti di avversari e del nostro team sono scriptati e troppo prevedibili. Aumentando la difficoltà di gioco il risultato non cambia, ma avremo solamente una maggiore resistenza da parte dei nostri nemici.
Ad arricchire l’esperienza di gioco ci sarà la possibilità di usufruire della modalità Tier 1, dove saremo messi di fronte alle missioni e dovremo rispettare il PAR. Se decideremo di utilizzare questa opzione, dovremo dar conto ad un intervallo di tempo da non oltrepassare e non potremo selezionare il livello di difficoltà. Oltre a tutto ciò ci sarà la completa assenza di checkpoint tra una missione e l’altra, costringendoci quindi a ricominciare tutto dall’inizio in caso di morte. A darci una mano però ci sarà un sistema di bonus che bloccherà la barra del tempo per ogni headshot, per le uccisioni corpo a corpo o per una rapida uccisione di più nemici in un breve tempo. A premio di ogni incarico portato a termine in questa modalità ci sarà un ricco assortimento di medaglie e riconoscimenti, che metteranno ogni giocatore in una classifica che ne dimostra l’abilità militare in Medal of Honor.

Gioco di squadra
Quando si parla di Medal of Honor e di modalità multiplayer si deve subito pensare a DICE, software house che ha collaborato solamente sotto questo aspetto, ed il suo zampino infatti si vede subito. Durante ogni match ci saranno due fazioni, Marines e Milizia Afghana, ognuna delle quali avrà a disposizioni tre classi che potremo scegliere.
Il Soldato, con fucile d’assalto, lanciagranate e pistola, il Guastatore, che si accompagna con una mitragliatrice leggera ed un simpatico lanciarazzi, ed infine il Cecchino, con il suo fido fucile di precisione ed il C4.
Ognuna di queste classi, così come visto in Battlefield 2: Bad Company, prevede una serie di traguardi da raggiungere per sbloccare armi ed accessori, che poi andremo a selezionare a nostro piacimento per personalizzare il nostro alter-ego.
La somiglianza con il titolo citato poco sopra si nota anche per quanto riguarda le modalità presenti. Avremo infatti Team Assault, un comunissimo deathmatch a squadre con limite di tempo, o Mission, nel quale dovremo distruggere o proteggere determinate postazioni in base a quale fazione facciamo parte.
Sin da subito ci si rende conto che il ritmo di gioco è decisamente più alto rispetto a Bad Company 2, ma le mappe più piccole e un gameplay più intuitivo richiamano invece Modern Warfare 2. Un piccolo accenno sui mezzi utilizzabili, dove possiamo confermare ciò che era stato già preannunciato, ossia un minore raggio d’azione rispetto all’altro titolo di EA, e l’impossibilità di raggiungere qualsiasi luogo a causa di ostacoli che ci troveremo davanti.
Sempre sulla scia di Call of Duty inoltre avremo a disposizione le ricompense uccisioni; dopo aver buttato giù tre nemici sarà possibile utilizzare l’UAV, che ci mostra per un determinato periodo di tempo la posizione dei nostri avversari e la loro direzione, o potremo bombardare con il mortaio una determinata zona, utilizzando un binocolo per indicarla.
Andando avanti con le uccisioni avremo a disposizione altri tipi di bonus, che potranno essere sia difensivi che offensivi, e di alcuni ne beneficerà l’intera squadra.
Insomma, DICE ha preso spunto dai lati migliori dei due titoli citati finora, ed infatti ci troviamo proprio davanti ad un ibrido che ha poco di originale ma che funziona alla grande, permettendo velocità, intuitività, giusta dose di tattica e, soprattutto, divertimento assicurato.

Sparano da tutte le parti Signore!
Dal punto di vista tecnico Medal of Honor riesce ad eccellere sotto alcuni aspetti, ma sotto altri fa storcere il naso.
Le ambientazioni, gli sfondi, le skin dei personaggi e delle armi sono un qualcosa che raramente si vede in un videogame. Dettaglio e qualità a perdita d’occhio. Lo stesso vale per le animazioni e per la fluidità dei movimenti, molto realistici e che danno al videogiocaotre un senso di immersione totale nelle varie missioni.
Purtroppo però il motore grafico ha dei drastici cambiamenti che si vedono in modo molto evidente tra le scene che affrontiamo a piedi e quelle dove invece il nostro alter-ego è a bordo dei mezzi. Nel primo caso infatti la scena è davvero sorprendente, con ogni minimo particolare curato nel più piccolo dettaglio, con effetti di luce ben curati e studiati che danno anche questi quel tocco di realismo in più. Per quanto ricurda invece le scene sui veicoli il discorso cambia e tutto ciò che vediamo davanti a noi cala notevolmente di qualità.
Un’ultima “nota dolente” riguarda le esplosioni, ben curate dal punto di vista grafico ma poco credibili.
Passiamo ora invece all’audio. Esplosioni, colpi d’arma da fuoco e comandi via radio riescono a dare un ulteriore senso d’immedesimazione al videogiocatore, che se circondato da un dolby surround rimarrà davvero stupefatto dall’eccezionale atmosfera che viene a crearsi.

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Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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