Kung-Fu Rider – Recensione

Parliamoci chiaro, di giochi ne ho visti tanti, molti li ho giocati con piacere, pochi li ho amati ed adorati e rari li osanno ancora adesso e, se ricapita, li rigioco anche volentieri. Ma Kung-Fu Rider non fa parte di nessuna di queste categorie di eletti. Nonostante l'aspetto grafico ben curato dal rendimento che può essere considerato quasi accettabile, il gameplay lascia decisamente a desiderare, riducendo il titolo ad un mero generatore di ira, noia e nevrosi da joypad (o da Move in questo caso).

Vi siete mai sentiti molto Jackie Chan? Avete mai provato a scorrazzare per l’ufficio con la vostra sedia girevole? Sulla prima forse non tutti avranno risposto di si, ma la seconda di certo sarà alquanto gettonata. Per quanto possa sembrarvi strano, Kung-Fu Rider non fa altro che prendere questa vostra piccola deviazione mentale causata dalle eccessive ore di straordinario non pagate, e farne un videogame per il nuovo Move controller di casa Sony. Sedie pronte allora, aggrappatevi allo schienale e gettiamoci in questa nuova avventura.

Le apparenze ingannano
Lo ammetto, anche io in alcuni momenti, ho bisogno di titoli che siano tutto fuorché impegnativi, dove posso tranquillamente spegnere il cervello e preoccuparmi di fare solo una monotona serie di azioni che videoludicamente parlando si trasformano in un sano, puro e violento “menare mazzate”. “Roba da Power Player” in pratica, come direbbe un mio amico. E vi confesso che, davanti allo scaffale con le novità per Playstation 3 dedicate al Move, quando ho visto la parola Kung-Fu nel titolo, è scattato il salvavita al cervello e l’equazione “Kung-Fu” + “Move” = “Botte davanti al televisore”, ha prodotto solo l’echeggiare di una frase nella mia testa: “Blood, Death and Vengeance” (che chi ha visto il film “The Gamers” conosce sicuramente). Dopo qualche minuto di occhi iniettati di sangue e schiuma alla bocca, mi sono ritrovato alla cassa con il gioco in mano ed il bancomat nell’altra. Ho fatto bene? Non ne sono molto sicuro…

Conosco il Kung-Fu… Parliamone…
Tornando al titolo, diamo un’occhiata alla trama. Prendete quindi due impiegati, uno di sesso maschile di nome Toby ed uno di sesso femminile di nome Karin, ovvero il classico nerd che si spaccia per investigatore privato ed ha un nome da cane, ed il prototipo di segretaria che tutti vorrebbero avere nel proprio ufficio. Mettetegli alle calcagna la mafia cinese, meglio nota come Triade, per un motivo non propriamente logico, e date come mezzo di fuga ai due deficien… ehm… volevo dire ai due protagonisti, una sedia da ufficio con le rotelle. Per completare la scena, fateli correre all’impazzata su percorsi in discesa e pieni di ostacoli da evitare nel modo più stupido possibile. Condite tutto con una grafica che, ad esser sincero, risulta essere fluida, pulita ed abbastanza scorrevole da potersi considerare quasi decente, ed il gioco (si fa per dire) è fatto.

Galeotto fu l’errore
In soldoni, Kung-Fu Rider è un semplice titolo di “corse”, se così lo si può definire, soprattutto per l’eufemismo nel termine semplice. I controlli infatti, seppur banali all’inizio, si complicano man mano che il tutorial volge al termine dopo alcuni piccoli stage di riscaldamento. Il problema però è che tali problematiche legate ai controlli poco studiati, sorgono soprattutto nelle “gare” vere e proprie, dove mettere in pratica quanto spiegato nei livelli iniziali diventa alquanto complesso, frustrante e denso di possibili quanto numerose confusioni. Alcuni comandi infatti risultano simili tra loro (vedi accellerare muovendo velocemente su e giù il controller e il classico salto), e quindi possono generare errori fastidiosi ed indesiderati che rovinano ovviamente l’esperienza di gioco. Se a tutto questo poi si aggiunge anche il fatto che proseguendo nel gioco, ci si ritroverà a fare e rifare fino allo sfinimento sempre le stesse identiche cose, sarà chiaro che il risultato finale non è proprio quello che si sarebbe aspettato da un titolo con queste peculiari premesse.

Ma porc…
Per chi invece pensa di avere coraggio, e vorrebbe giocare a Kung-Fu Rider per sessioni medio lunghe, possiamo dire che quello che volete fare significa all’incirca due cose: la prima è che, o non avete proprio altro giocare, o state cercando un nuovo metodo di suicidio legato al tedio; e seconda, che nonotante la vostra motivazione iniziale, siete sicuramente in possesso di una ragguardevole percentuale di masochismo nella vostra mente malata. Questo perché la quantità di energia negativa che può far produrre questo titolo, equivale all’incirca al sesto grado della scala Mercalli usata per i terremoti; e ciò significa che non è per nulla salutare. Infatti, non solo il titolo è abbastanza propenso a farti sbagliare o a intendere male i comandi di gioco immessi, ma per di più si permette anche a fissare un numero limitato di tentativi per completare il percorso prestabilito, finiti i quali bisognerà ricominciare tutto dall’inizio. Bella trovata vero? Chiaramente per le minacce agli ideatori c’è un apposito indirizzo mail… U.

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