Quest’utima gen ha visto passare in rassegna una miriade di titoli, alcuni dei quali sono riusciti ad inserirsi all’interno della categoria dei must have, contenente quelle pietre miliari che ogni videogiocatore che si rispetti deve avere nella sua collezione personale.
Tra questi troviamo sia nuove ip che hanno saputo tirar fuori alcune ottime novità, sia titoli che si sono affermati nelle precedenti generazioni per poi passare alla nuova con seguiti che hanno saputo mantenere alta la nomina del brand. Tra quest’ultima categoria rientra God of War che, dopo il terzo capitolo rilasciato in esclusiva PlayStation 3 circa tre anni fa e che ha riscosso un ottimo successo, torna a raccontare le gesta di Kratos con il nuovo God of War: Ascension, sempre riservato alla sola console di casa Sony.
Questa volta però il carattere e l’indole del protagonista, aspetti del titolo che sinora hanno reso celebre la saga, vengono toccati in prima persona, in quanto la trama racconta fatti antecedenti al primo capitolo della serie, avvenimenti che ancora non hanno portato Kratos ad odiare chiunque si metta sulla sua strada e a cercare una vendetta cruda, violenta e piena di rabbia.
I ragazzi di Santa Monica Studios saranno riusciti a manterene alta l’epicità del titolo, nonostante questi cambiamenti?

Kratos umano?
God of War da sempre è stato un titolo che ha proposto un protagonista spavaldo, che non ha paura di nulla e che per la sua vendetta è stato disposto (e costretto) a combattere gli Dei. Il fine di questa serie infatti non era tanto la narrazione quanto il prendere e uccidere orde di nemici man mano sempre più numerosi ed ostici. L’ira di Kratos era il fulcro della trama, condita da alcune scene epiche che andavano ad allacciare la sequenza dei vari combattimenti.
Vista quindi la posizione cronologica in cui si colloca God of War: Ascension, i Santa Monica hanno avuto la possibilità, per la prima volta, di poter mostrare il lato umano dello spartano ed il perchè fosse arrivato ad una tale rabbia interiore. Purtroppo però da questo punto di vista il titolo non ha rispecchiato a pieno le nostre aspettative; la trama inizia dalla cattura dello spartano da parte delle furie, creature divine che puniscono chiunque abbia rotto un patto, e l’obiettivo primario del guerriero sarà quello di rompere sotto ogni punto di vista il legame con il Dio della guerra Ares. Questo filone narrativo viene raccontanto con scene d’intermezzo che a volte mostrano i tormenti psicologici del guerriero, ma a conti fatti non risultano essere abbastanza approfondite per poter svelare in modo esaustivo il suo passato.


Un sistema in continua crescita
Il gameplay di God of War è sempre stato un capo saldo della serie, grazie alla sua efficacia sia per i più esperti sia per chi invece cerca un titolo in grado di fornire battaglie spensierate, senza cadere in difficoltà tecniche troppo elevate. In Ascension, Kratos affetterà ogni singolo nemico solo e solamente con le sue lame del Caos, senza l’aiuto di altre armi sbloccabili dai boss come accadeva nei precedenti capitoli. Le mosse eseguibili saranno però personalizzabili selezionando il potere da attribuire a queste micidiali lame; durante l’avventura infatti il nostro spartano avrà la possibilità di sbloccare ed utilizzare quattro elementi/poteri differenti: fuoco di Ares, fulmine di Zeus, spirito di Ade, e ghiaccio di Poseidone. Per ognuno di questi è possibile sbloccare determinate combinazioni grazie alle anime dei nemici raccolte nei combattimenti, e oltre a nuovi attacchi devastanti e spettacolari si potrà ampliare anche il nostro quantitativo di magie ad area, utilissime per poterci liberare quando siamo circondati.
Per potenziare ancor di più gli attacchi c’è anche il contributo di una nuova barra della rabbia, che è possibile riempire solo a suon di mazzate e, una volta piena, dà al nostro guerriero la possibilità di scagliare colpi con maggior violenza.
Inoltre, Kratos ora è anche in grado di poter raccogliere ed utilizzare (grazie al tasto cerchio) le armi lasciate a terra dai nemici, che rimarranno equipaggiate fino a quando non decidiamo di scagliarle contro un nemico, stordendolo.
Infine, dal punto di vista offensivo, abbiamo una novità che può aiutarci molto soprattutto se decidiamo di intraprendere l’avventura ad un livello di difficoltà elevato. Si tratta della possibilità di catturare un nemico tenendolo bloccato con una lama, mentre con l’altra attacchiamo chi è intorno a noi, per poi finirlo o con una carica o lanciandolo contro un muro o un altro avversario. Ovviamente per rendere le cose più ostiche gli sviluppatori hanno ben pensato di inserire nemici impossibili da agganciare, in quanto una volta che Kratos riesce a bloccarne uno risulta essere praticamente invulnerabile.
Passiamo ora invece alla fase difensiva dei combattimenti, anch’essa leggermente modificata. Sino al precedente capitolo realizzato dai Santa Monica, Kratos era dotato solamente di una breve schivata per poter sfuggire ai colpi nemici, soluzione poco efficace soprattutto quando ci trovavamo con più di un nemico intento a colpirci. In God of War: Ascension invece lo spartano è stato dotato anche di una parata utilizzabile durante una combo e, una volta sbloccata l’apposita abilità, può essere farcita anche da un corposo contrattacco.
Insomma il gameplay ha sicuramente avuto alcuni cambiamenti, che seppur non troppo eclatanti danno un minimo di diversità rispetto al terzo capitolo della serie. Peccato solamente per la difficoltà del titolo, decisamente puntata verso il basso per il 90% della trama (a meno che non decidiate di giocare il titolo alla difficoltà Titan) per avere poi un picco altissimo nel finale, tanto da rendere la vita difficile anche ai più esperti.


Puzzle e QTE mania!
Ovviamente anche in God of War: Ascension non mancano le sessioni puzzle per sbloccare porte o gingilli utili per poter andare avanti nella storia. Per portarli a conclusione spesso sarà necessario utilizzare particolari artefatti, ma quello che ci è saltato subito all’occhio è che quest’ultimi sono stati resi leggermente più difficoltosi, costringendo il giocatore a ragionare di più per poterli risolvere. A nostro avviso si tratta di un buon cambiamento, soprattutto perchè ci fa capire come la software house abbia voluto dare più importanza a questo aspetto, che prima sembrava essere solamente un’aggiunta un pò forzata.
Presenti ancora i QTE, altro classico della serie che contribuiscono a rendere ogni uccisione più scenica, soprattutto quelle relative ai boss fight. E’ stato però apportato un cambiamento per quanto riguarda i QTE relativi alle mosse finali per stendere i nemici più consistenti, non più delle vere e proprie combo finali ma dei piccoli scontri ravvicinati in cui bisogna colpire l’avversario e schivare prontamente alcuni suoi attacchi, per poi finirlo con le crude animazioni già conosciute da chi ha giocato i precedenti capitoli della serie.

Ammucchiate tra spartani
Per la prima volta nella serie, God of War: Ascension introduce una modalità multiplayer online competitiva all’interno della serie. Le modalità tra cui è possibile scegliere sono variegate. Si va dagli ormai classici ed intramontabili Deathmatch a squadre e tutti contro tutti, a cattura la bandiera, scontri in squadra contro ciclopi giganteschi e una modalità cooperativa. Ogni giocatore ha la possibilità di poter creare un guerriero legato ad una divinità, per poi potenziarlo sia per quanto riguarda l’equipaggiamento che per le tecniche da combattimento. Ogni giocatore a schermo viene poi circondato da un’aura colorata in base all’azione che ha subito o che sta per affrontare. Ad esempio quando decidiamo di effettuare un attacco potente e che non è possibile parare verremo circondati da un alone rosso, mentre se veniamo colpiti il nostro personaggio diverrà blu indicando un momento di vulnerabilità.
Noterete infatti come in queste modalità online è necessario curare a dovere la schivata e la parata, due azioni che se ben gestite ci permettono di portare a casa la pelle, ma alla prima distrazione l’avversario avrà la possibilità di farci a pezzi in un batter d’occhio.
Abbiamo parlato poco fa della possibilità di associare il nostro personaggio ad alcune divinità. La scelta può ricadere tra quattro possibilità, ognuna della quali fornisce al guerriero determinate magie e abilità che danno agli scontri anche un minimo di strategia.


Santa Monica “Art” Studio
Il team di Santa Monica sicuramente non ha bisogno di presentazioni per la qualità grafica che riesce a dare ad ogni titolo che mette sul mercato. Anche God of War: Ascension non è da meno, con le sue ambientazioni molto dettagliate e con texture ad altissima definizione, tranne per quanto riguarda qualche rara eccezione. L’impatto registico continua ad essere mozzafiato, ma anche qui siamo di fronte ad una caratteristicha già nota della software house, che riesce a proporre combattimenti sempre più scenici soprattutto se si tratta di boss fight.
Nonostante questo però abbiamo notato alcuni “cali” rispetto ai precedenti capitoli, soprattutto per quanto riguarda la presenza di oggetti distruttibili come vasi o porte in legno, diminuzione sicuramente dovuta ad un compromesso a cui la software house ha dovuto cedere per migliorare ulteriormente la qualità grafica. Con God of War: Ascension sembra infatti che PlayStation 3 sia stata spremuta fino al midollo, forse anche esagerando in quanto si nota nei momenti più concitati un leggero calo di frame, soprattutto se ad un numero di nemici molto elevati si vanno ad aggiungere gli effetti particellari.
Infine l’audio, che come sempre si attesta su buoni livelli grazie a musiche epiche che enfatizzano ancor di più le situazioni in cui si trova il nostro eroe.

RASSEGNA PANORAMICA
Aspetto Tecnico
9.0
Gameplay
9.0
Trama
8.5
Intrattenimento
8.5
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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