Far Cry 3 – Recensione

Far Cry 3 si conferma come uno dei titoli meglio riusciti del 2012, pur con i difetti segnalati in fase di recensione. Troviamo una favolosa e longeva modalità a giocatore singolo impreziosita da una trama emozionante e mai banale, l'ottima cooperativa locale ed in rete e un soltanto discreto multigiocatore competitivo. La campagna è minata da un framerate non al top e da fenomeni di tearing, più qualche glitch sparso ma, per il resto, il comparto tecnico è davvero da dieci e lode. Come già detto, le fasi stealth sono le meno riuscite per via di alcune imperfezioni sulla IA, capita infatti spesso di doverle rifare più volte non per colpa nostra ma, appunto, della CPU. Da segnalare anche l'ottimo editor di mappe con cui sbizzarrirsi a più non posso, sarà molto apprezzato da una certa fetta di utenza; per tutti è invece possibile scaricare le mappe create dagli altri utenti, giocarle e votarle. Che dire, non lasciatevi scappare questo capolavoro o potreste pentirvene amaramente!

Sono passati ormai quattro anni dall’uscita di Far Cry 2, un FPS che ha diviso la critica sia per la sua ripetitività che per alcune scelte di gameplay discutibili. E’ ancora Ubisoft Montreal ad avere in mano le redini della serie ideata nel lontano 2004 da Crytek, c’è soltanto da capire se gli sviluppatori canadesi hanno preso in considerazione le critiche ed i consigli dei giocatori di tutto il mondo al fine di migliorare l’esperienza di gioco di questo seguito. Scopriamolo insieme!

Questione di vita o di morte!
Nemmeno il tempo di installare il gioco sulla nostra fidata PlayStation 3 e avviare la modalità a giocatore singolo che già ci troviamo nella peggiore delle situazioni. Sì, il modo in cui inizia Far Cry 3 è davvero sconvolgente, una delle fasi iniziali più cariche di tensione a cui abbiamo messo mano negli ultimi anni. Jason Brody, assieme ai fratelli ed amici, si trova su un arcipelago nel sud-est asiatico per puro divertimento; insomma, una classica vacanza all’insegna di sport estremi, alcool a fiumi e altro ancora. Il problema è che i nostri “eroi” hanno messo piede sull’isola sbagliata, controllata da un gruppo di pirati capitanati dal folle Vaas, deciso a far fuori gli invasori. Il protagonista e gli amici vengono infatti catturati e torturati dai pirati ma Jason riesce a fuggire e, con l’aiuto degli altri abitanti delle isole, è costretto a compiere delle scelte rischiose pur di vendicarsi e salvare i compari. Non si tratta quindi del classico titolo in cui il protagonista è il tipico soldato senza scrupoli, bensì Jason è un ragazzo come tanti altri che diventa un vero uomo provando il pericolo e la morte sulla propria pelle.
È bene dirlo già sin da ora: la campagna di Far Cry 3 è abbastanza varia e piena di momenti dove la tensione è palpabile oltre i nostri pannelli ad alta definizione, dalle emozioni che difficilmente dimenticheremo, tutto per arrivare al finale (anzi, ai due possibili finali) con gli occhi spalancati per i continui colpi di scena.

L’ambientazione nella quale si svolgono le disavventure di Jason è davvero molto varia e colma di luoghi da visitare, favorendo anche la libera esplorazione tra una missione e l’altra anche solo per ammirare gli splendidi panorami tropicali. Differentemente dal predecessore, le mappe non sono piene di posti di blocco dei nemici, quindi lo spostamento tra un luogo e l’altro avviene in maniera più naturale e senza frequenti interruzioni. Oltre a poterci muovere con jeep, barche e deltaplani è anche possibile spostarci rapidamente nelle varie basi e punti di interesse tramite una pratica opzione presente nella mappa di gioco, luoghi sbloccabili conquistando i vari avamposti nemici.
La modalità a giocatore singolo non offre soltanto sparatorie ed esplorazione, ma anche fasi dove risolvere enigmi ambientali per trovare dei particolari manufatti o delle sezioni stealth. Queste ultime sono, a nostro vedere, quelle peggio realizzate del pacchetto per colpa di una struttura “prova e riprova” frustrante e che non ammette errori, spesso dovuti ad una IA degli avversari non sempre perfetta. Degne di nota sono invece le fasi nelle quali il protagonista è sotto effetto di sostanze allucinogene, dove realtà e paure si fondono per creare delle situazioni surreali.
La storia si può completare in circa 10 ore a livello di difficoltà normale, tempo che comprende anche lo sblocco di alcuni avamposti e una piccola parte delle numerose missioni secondarie. Per completare gli altri incarichi non è necessario avviare una nuova partita visto che il gioco permette di proseguire la libera esplorazione anche dopo i titoli di coda.

Un arcipelago tutto da scoprire!
Abbiamo parlato poco fa della conquista degli avamposti, e conferiamo che risulta essere una delle cose più varie e divertenti da fare nel vasto mondo creato da Ubisoft. Grazie al ciclo giorno-notte e alla varietà degli stessi, conquistare queste postazioni è infatti una bella esperienza. Si tratta quindi di scegliere il momento giusto, valutare se adottare un approccio stealth (armi silenziate e disattivazione degli allarmi) o “alla Rambo” (mitragliatori pesanti ed esplosivi). Uno strumento che è di vitale importanza nell’affrontare queste missioni è il binocolo, usato in maniera convenzionale affiancato da una macchinetta fotografica utile per marcare gli avversari, distinti per importanza e tipo di armamento.
Altro elemento fondamentale del mondo di Far Cry 3 sono le stazioni radio, le quali hanno la stessa identica funzione dei punti di sincronizzazione visti in un’altra serie Ubisoft, ossia Assassin’s Creed. Attivare queste torri è importante in quanto si sblocca la visualizzazione sulla mappa delle altre missioni secondarie ed oggetti collezionabili oltre ad avere una topografia più accurata sulla mini-mappa presente durante il gameplay.
Le missioni secondarie comprendono la caccia di animali, utili per fabbricare borse di pelle capienti per trasportare più soldi ed oggetti, nonché la raccolta di erbe da usare per creare cure per il nostro personaggio. Non mancano missioni di ricerca rifornimenti e taglie su alcuni criminali ricercati nella zona, oltre a prove di coraggio delle tribù locali, corse in auto e partite a poker. I soldi guadagnati possono essere spesi nei vari negozi automatici per comprare armi, accessori e mappe per facilitare la ricerca dei classici collezionabili, che comprendono reliquie, forzieri e memory card dei vari contrabbandieri.
Il menu di pausa, oltre ad avere l’appena citata funzione per la creazione di borse e cure e la gestione dell’inventario, offre un geniale sistema di potenziamento del protagonista. Non è il sistema in sé ad essere particolare, si tratta infatti di un menu con punti abilità da spendere in specializzazioni sul movimento, sulle capacità curative e di sopravvivenza. Ciò che rende i potenziamenti particolari è il modo in cui vengono mostrati sul braccio sinistro del nostro alter ego, ossia sotto l’aspetto di tatuaggi tribali sempre più complessi man mano che si acquistano le suddette migliorie.

Con me o contro di me?
Se dovessimo valutare Far Cry 3 da ciò che abbiamo detto finora, il giudizio sarebbe già ottimo, ma i ragazzi di Ubisoft sono andati oltre, deliziandoci con altri contenuti succulenti.
Da citare per prima è sicuramente la campagna cooperativa, basata su sei missioni di buona durata separate dalla storia principale, pur condividendo parte delle ambientazioni con essa. L’unico limite è dato da un confine virtuale che, se superato, attiva un conteggio dopo il quale si viene riportati nell’area giocabile, soluzione già vista nell’ottimo Battlefield 3. Si tratta di missioni di pura azione e tattica, posizionate temporalmente sei mesi prima dei fatti raccontati nella trama principale. Ci teniamo a precisare che le stesse sono di ottima qualità e sono fattibili anche in due giocatori a schermo condiviso, con i limiti grafici del caso come minori dettagli e framerate; la modalità split-screen necessita inoltre stranamente di un altro account PSN per essere giocata. Ovviamente le missioni cooperative possono essere affrontate online con tre altri amici o giocatori casuali, e possiamo garantire che il divertimento è assicurato anche in questo caso. È possibile selezionare un personaggio tra i quattro offerti dal gioco, nonché personalizzare armi ed equipaggiamento scegliendo tra ciò che abbiamo sbloccato giocando in rete.
È presente anche il multiplayer competitivo, soltanto discreto e che non punta a sfidare i mostri sacri del genere, essendo lo stesso poco complesso nelle meccaniche e nella personalizzazione, oltre a non offrire modalità che vanno oltre al classico deathmatch tutti contro tutti o a squadre.
Per la gioia di molti, torna anche l’editor di mappe già visto in Far Cry 2, in grado di valorizzare i creatori ed artisti più fantasiosi. Per carità, lo stesso editor presenta dei limiti, come lo spazio di costruzione e il numero di oggetti posizionabili ma, per essere una feature aggiuntiva, il lavoro svolto da Ubisoft è lodevole. Le nostre creazioni possono essere caricate in rete e provate da altri giocatori di tutto il mondo, nel nome di una longevità che così diventa potenzialmente infinita.

Tecnicamente impressionante?
Dopo aver provato la versione PC del gioco alla recente GamesWeek e dopo averne saggiato il meraviglioso comparto tecnico, il dubbio era se le nostre PlayStation 3 fossero state in grado di gestire tale ambientazione con il minor numero possibile di compromessi. Ebbene sì, il motore Dunia (qui nella sua seconda versione) riesce ancora a stupire grazie ad un colpo d’occhio davvero notevole e d’impatto. Certamente, la versione per computer gode di un livello di dettaglio e fluidità che va oltre la potenza della console Sony ma non per questo c’è da disperare.
Fin dai primi minuti di gioco notiamo una gran cura per le animazioni e le espressioni facciali dei personaggi, facendoci sentire veramente dentro al gioco. Superato il tutorial/introduzione ci troviamo di fronte ad uno spettacolo che ha pochi eguali, un panorama coloratissimo e dettagliatissimo, un’acqua estremamente realistica ed una distanza visuale infinita. A completare il quadro ci pensano delle texture ed effetti particellari di prim’ordine e l’ottima resa del fuoco e delle esplosioni in generale, oltre alla lodevole illuminazione. Come nel precedente capitolo, infatti, usare un lanciafiamme o una molotov sull’erba ha effetti devastanti, facendo dilagare il fuoco a dismisura, per la gioia dei nostri occhi. Non mancano tocchi di classe come le animazioni di cura in tempo reale del nostro personaggio, lo vediamo infatti spesso fasciarsi il braccio, togliersi pezzi di vetro o spegnere le fiamme sul proprio corpo, il tutto reso veramente in modo realistico.
Per gestire tutto ciò in modo quantomeno decente, è evidente che Ubisoft è scesa a compromessi con l’hardware PS3. Ci si trova spesso in situazioni dove è ben visibile il limite della gestione a video delle texture ad alta definizione, con i dettagli che compaiono a schermo man mano che proseguiamo nel nostro cammino, anche se la cosa è spesso ben camuffata dalla rigogliosa vegetazione. Il framerate è abbastanza stabile ma pare essere leggermente inferiore ai canonici 30 fotogrammi al secondo, oltretutto la nostra avventura è spesso minata da fastidiosi fenomeni di tearing che “spacca” in modo evidente l’immagine a video. In un gioco open-world come Far Cry 3 non mancano glitch di varia natura, come armi ed oggetti che volano senza che il personaggio che le usa sia visibile (questo anche durante una cut-scene) oppure uomini ed animali sospesi nell’aria senza essere soggetti alla forza di gravità. Nulla di particolarmente fastidioso o che mina il gameplay ma ci sembrava corretto segnalarlo ai lettori per completezza.
Molto curati anche gli effetti sonori ed il doppiaggio in italiano: i suoni ambientali, il rumore delle armi e le ben recitate voci si amalgamano perfettamente con l’atmosfera di gioco, rendendo l’esperienza ancor più emozionante.

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Davide Begni
Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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