Fallout: New Vegas – Recensione

Fallout: New Vegas è un degno successore del precedente capitolo made in Bethesda Softworks. Molte sono le cose che accomunano i due titoli, soprattutto per quanto riguarda la struttura, ma giocandolo a fondo si scoprono sempre più particolari inediti. Certo è che la più grande novità riguarda l'ambientazione e la story-line, che sono i punti chiave di questa saga, oltre alla sua vastità che è da sempre una sua caratteristica peculiare. Peccato per la qualità sotto il punto di vista grafico, che nonostante dei miglioramenti non riesce ancora ad eccellere, ma come molti già sanno è veramente difficile avere la botte piena (vastità del titolo) e la moglie ubriaca (grafica eccelsa). Bisogna accettare questo compromesso ed andare oltre questo aspetto per redersi conto della mole e della qualità del lavoro svolto dai ragazzi di Obsidian Entertainment. Il consiglio è quindi quello di provarlo in modo molto accurato, in quanto siamo sicuri che molti videogiocatori riusciranno a trovare qualche aspetto di questo titolo che li terrà incollati allo schermo per molto molto tempo.

Molti hanno giocato Fallout 3, videogame sviluppato da Obsidian Entertainment e pubblicato da Bethesda Softworks, ma non tutti sanno da dove nasce questo titolo. Fallout è una delle tante serie videoludiche nate negli anni ’90, ed ha riscosso un buon successo grazie ad alcune caratteristiche che lo hanno distinto dagli altri titoli di quei tempi.
La sua particolarità più grande è l’ambientazione post-apocalittica che circonda le avventure dei protagonisti, decisamente diversa da quelle che siamo abituati a vedere nei film o in altri videogames. Le vicende narrate infatti si svolgono nel XXII e XXIII secolo, ma le tecnologie presenti sono riprese da quelle esistenti negli USA durante gli anni ’50. Gli Stati Uniti stanno infatti affrontando la Guerra Fredda, ma la cosa che più attanaglia l’umanità è una guerra nucleare che sta devastando il mondo intero. E’ con questo tema di fondo che si svolgono i capitoli di questa saga. Vediamo Fallout nascere nel 1997 mentre Fallout 2 vede la luce nel 1998, realizzati da Black Isle Studios per conto di Interplay, ed entrambi hanno un impatto videoludico prettamente GDR.
Per il terzo capitolo dobbiamo invece attendere il 2008 e viene proposto su piattaforme next-gen. Qui le cose cambiano, sia ovviamente dal punto di vista tecnico che dal punto di vista del gameplay e di genere videoludico, dove abbiamo si ancora degli elementi classici dei giochi di ruolo, ma viene aggiunta una buona dose del genere action che arricchisce ulteriormente l’esperienza di gioco.
Dopo il grande successo del terzo capitolo, Bethesda decide di proporci questo nuovo episodio della serie, Fallout: New Vegas, dove lo scenario cambia e diventa la città di Las Vegas ed i suoi dintorni, ovviamente sempre devastati dal nucleare. Vediamo insieme cosa è riuscito a realizzare il team di Obsidian Entertainment.

Il postino…
“La guerra…la guerra non cambia mai. Quando l’incendio atomico consumò la terra coloro che sopravvissero lo fecero in grandi Vault sotterranei. Quando ne uscirono i loro abitanti si avventurarono tra le rovine del vecchio mondo, animati dalla volontà di costruire nuove società, fondamando villaggi e formando tribù. Con il passare dei decenni, quelli che una volta erano stati gli Stati dell’America sud-occidentale, si unirono sotto la bandiera della Nuova Repubblica della California, adottando i valori del vecchio mondo, della democrazia e dello stato di diritto. Con la crescita della Repubblica, crebbero anche le sue necessità. Gli esploratori si spinsero ad est alla ricerca di territori e ricchezze nell’arida e inospitale distesa del deserto del Mojave. Fecero ritorno riferendo di una città che era stata risparmiata dagli incendi delle testate nucleari che avevano devastato il resto del Mondo, e raccontando di grandi mura lungo il fiume Colorado. La RNC mobilitò il proprio esercito inviandolo ad est per occupare Hoover Dam, e rimetterne in funzione la diga. Ma sull’altra sponda del Colorado era sorta un’altra società, sotto un’altra bandiera. Un vasto esercito di schiavi, nato dall’assoggettamento di ottantasei tribù…la Legione di Caesar. Sono passati quattro anni da quando la Repubblica riuscì a respingere a fatica gli assalti della Legione alla diga….ma la Legione non si è ritirata. Al di la del fiume, sta raccogliendo le proprie forze. Si scorgono i fuochi degli accampamenti, si odono i battiti dei tamburi. Nonostante tutto LA Strip di New Vegas è sempre rimasta aperta per affari sotto il controllo del suo misterioso sovrintendente, il signor House, e del suo esercito di tribali riabilitati e di robot poliziotto. Tu sei un corriere assunto dalla Mojave Express per consegnare un pacco a La Strip di New Vegas. Quella che sembrava una semplice consegna però, ha preso una brutta piega.”
Con questo discorso ha inizio Fallout: New Vegas. Subito dopo assistiamo ad un filmato in cui il nostro alter-ego ha le mani legate ed è in ginocchio. Davanti a lui tre tipi loschi, tra cui uno vestito con un abito elegante. E’ lui a parlarci, ci spiega che quella era la nostra ultima consegna e che gli dispiace che siamo stati coinvolti in questa storia ma…la partita era truccata sin dall’inizio. Ci spara in testa e veniamo sotterrati.
Non vogliamo svelarvi altro della story-line, ma vi assicuriamo che sotto questo punto di vista è un titolo validissimo, degno di esser giocato fino in fondo.

Personalizza, spara e crea!
Concluso questo filmato iniziale il nostro alter-ego si risveglia all’interno di un letto, e neanche lui riesce a capire il motivo di tutto ciò. Mette a fuoco l’immagine davanti a se, è una pala attaccata al soffitto che gira per rinfrescare la stanza sottostante. Ruota la testa e davanti c’è un uomo, anziano a giudicare dal suo aspetto, che prende l’iniziativa e ci spiega che Victor, un robot, è riuscito a tirarci fuori dalla tomba mentre eravamo ancora vivi e ci ha condotto da lui. Questa persona fino a quel momento sconosciuta si presenta come Doc Mitchell, ed è grazie a lui che siamo ancora in vita, in quanto è fortunatamente riuscito ad estrarre con cautela tutti i frammenti del proiettile dalla nostra testa ed ha ricostruito il nostro volto.
Da questo punto inizia la creazione del nostro personaggio, che ci permette di capire di quali caratteristiche sarà composto. Si inizia inserendo il nome e personalizzando l’aspetto del volto, che potrà essere cambiato a nostro piacimento in ogni minimo particolare; variando infatti dimensioni di ogni zigomo, inclinazioni, colori e tante altre caratteristiche potremo creare a nostro piacimento qualsiasi cosa. Subito dopo veniamo aiutati da Mitchell ad alzarci dal letto, e dopo un istante in cui il nostro alter-ego si sente confuso, iniziamo a prendere confidenza con i comandi di gioco. Veniamo infatti invitati a muoverci, e ad andare verso un Tester di Forza presente nella sala.
Arrivati a questo punto iniziano a prendere il sopravvento gli elementi GDR di Fallout: New Vegas. Entrati in questo terminale infatti, ci ritroveremo davanti a noi una serie di schermate in cui vengono mostrate le skills che caratterizzano il protagonista, quindi Forza, Percezione, Stamina, Carisma, Intelligenza, Agilità e Fortuna. Per ognuna di queste è presente una scala che va da 1 a 10, e tutte partiranno dal valore medio 5, ed avremo inoltre ulteriori cinque punti da distribuire a nostro piacimento; possiamo ora gestire tutto quanto come vogliamo, mettendo ad esempio la Stamina a 1 rendendolo più vulnerabile, ma aumentare la Forza a 10 per farlo diventare una macchina da guerra contro gli avversari.

Finito di scegliere queste caratteristiche, veniamo invitati dal Doc a spostarci nella stanza accanto e a sederci sul divano. Lui si siede su una poltrona di fronte a noi ed inizia un colloquio quasi come se fossimo dallo psicologo. Ci vengono effettuati tre test: il primo in cui dobbiamo rispondere con la prima cosa che ci viene in mente sentendo la parola che ci viene detta, il secondo in cui dobbiamo dire se siamo d’accordo o meno con alcune sue affermazioni, ed infine il terzo in cui ci mostra tre immagini di quelle che siamo abituati a vedere in alcuni film dagli psicologi, e ci viene chiesto cosa vediamo in quelle strane forme bianche e nere. E ora voi direte, a cosa serve tutto ciò? Una volta finiti questi test la CPU assegnerà tre abilità che danno al nostro personaggio la possibilità di usufruire di alcuni bonus, ad esempio nell’utilizzo di armi ad energia, o nel corpo a copro oppure per facilitare le nostre compravendite. Subito dopo invece ci sarà la schermata dei Tratti, dove anche qui in base alle risposte date al Doc la CPU ne sceglierà due in automatico, ma possiamo poi cambiarli a nostro piacimento se non ci piace la soluzione offerta. Questi Tratti sono delle caratteristiche che ci danno delle potenzilità in più ma che allo stesso tempo diminuiscono altre caratteristiche; ad esempio potremo scegliere il tratto “Kamikaze” che ci da +10 punti azione ma che aumenta del 15% i danni ricevuti a causa della nostra spericolata voglia d’azione, oppure possiamo scegliere “A briglia sciolta” che velocizza il lancio delle granate ma ne riduce la precisione del tiro. Insomma tutto è molto razionale e ben studiato per calibrare al meglio ogni singola scelta e rendere questo titolo ne troppo semplice ne troppo difficile.
Ora siamo pronti ad uscire all’esterno, dopo che Michtell ci ha ridato i nostri averi. Andiamo da Sunny Smiles, una ragazza che ci insegnerà a sparare e a creare un’erba curativa. Per quanto riguarda il primo aspetto, si nota sin da subito un sistema di puntamento più preciso, ma che a lunga distanza risulta davvero ostico da utilizzare soprattutto contro nemici di taglia piccola. Ecco che quindi in questi casi si preferisce il sistema SPAV (Sistema di Puntamento Assistito di Vault-Tec) che facilità notevolmente le cose e da al combattimento un tratto del tutto GDR. Questo sistema era presente anche in Fallout 3, ma preferiamo aprire una piccola parentesi per spiegare di cosa si tratta ed informare chi non ne ha mai sentito parlare. Questo particolare metodo per la gestione dei combattimenti permette di mirare parti specifiche del corpo avversario, come ad esempio alla testa, agli arti o al tronco nel caso di un umano, ai pungiglioni o alle chele nel caso degli Scorpioni Giganti, alle ali delle grandi Api Mutanti e così via per ogni tipo di nemico. Ogni parte è contraddistinta da una percentuale, che è la probabilità di mettere a segno il colpo. Utilizzando questo tipo di sistema subiremo meno danno in quanto ogni volta che vorremo tirare un colpo il gioco si metterà in pausa e quindi avremo più tempo per gestire la situzione, ma le armi si danneggeranno più rapidamente e quindi avranno bisogno di una manutenzione più frequente.

Detto ciò, torniamo agli insegnamenti di Sunny. Subito dopo averci fatto vedere come si spara, ci chiede di recuperare due ingredienti per creare la nostra prima Erba Curativa. Una volta raccolti torniamo da lei che ci sta aspettando accanto ad un falò. Ci chiede di utilizzare i due ingredienti con il fuoco ed ecco che creiamo il nostro primo item. Ci viene spiegato che per ogni cosa che dobbiamo creare dobbiamo essere accanto ad una postazione che ci permetta di realizzarla, come appunto in questo caso il fuoco. La quantità di oggetti che è possibile creare in Fallout: New Vegas attraverso il crafting è vastissima, come ad esempio qualsiasi tipo di cibo più nutriente rispetto a quelli che abbiamo nell’inventario, molte bevande o una grande scelta di equipaggiamenti. E’ anche possibile effettuare modifiche a tutto ciò che viene utilizzato come arma. Ecco che quindi andremo a creare veleni per le armi corpo a corpo, modificare proiettili ed armi da fuoco per renderle più potenti ed essere più efficaci contro i nemici più corazzati. Inoltre grazie al Reloading Benches che è stato inserito all’interno di questo titolo, potremo andare in cerca di munizioni che non servono per le nostre armi ma che potremo suddividere nei loro componenti base, per poi utilizzarli per creare proiettili consoni al nostro equipaggiamento bellico. Tutto questo viene sicuramente apprezzato e farà sbizzarrire il videogiocatore nella creazione di un’infinità di cose, ma non immette nulla di nuovo per quanto riguarda la sua struttura rispetto a quanto già visto in altri titoli.

More is better
Caratteristica che tanto influisce sul gameplay di Fallout: New Vegas è la possibilità di gestire un vero e proprio party. La scelta del se accettare o meno la compagnia da parte di alcuni compagni sta al videogiocatore, ma è indubbiamente utile averli al nostro fianco durante gli scontri a fuoco, soprattutto se decidiamo di intraprendere le nostre avventure a modalità “Duro” dove le difficoltà diventano molte di più.
Per impartire ordini al nostro team basterà cliccare su di loro e si aprirà così un menu circolare dove sono raccolti i diversi comandi che possiamo dare ad ogni membro.
Le scelte tattiche della CPU per quanto riguarda i nostri compagni sembrano essere ben gestite, solo ogni tanto si riscontrano alcune imperfezioni nell’intelligenza artificiale soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti dei personaggi, che a volte perdiamo di vista.

Action o GDR? Come più vi piace!
Fallout: New Vegas si può definire a tutti gli effetti un action-GDR, anche se gli elementi che più risaltano sono quelli prettamente caratteristici dei giochi di ruolo. Per quanto riguarda il genere action come vi abbiamo detto prima possiamo scegliere di affrontare i nemici come un vero e proprio sparatutto, decidendo a nostro piacere anche l’inquadratura in prima o terza persona. Purtroppo però in questa modalità non si ha la stessa sensazione di veridicità che si ha negli altri titoli action “puri”, soprattutto se si decide di affrontarlo come un TPS a causa dei movimenti del personaggio poco gradevoli da vedere. Il discorso invece cambia affrontando il combattimento in pieno stile GDR, ossia utilizzando lo SPAV che vi abbiamo descritto prima. Oltre a questo, e alle caratteristiche che selezioniamo durante l’incontro con il Doc Mitchell, ci sono anche altri parametri puramente di ruolo. Uccidendo nemici acquisiremo punti esperienza che, accumulandoli, ci faranno salire di livello ed avremo la possibilità di continuare a potenziare il nostro alter-ego sia dal punto di vista delle caratteristiche che dal punto di vista delle abilità.
Per non parlare poi dell’infinità di missioni disponibili, piene zeppe di obiettivi principali e secondari che ci impegneranno per ore ed ore. Come in Fallout 3 infatti avremo un mondo vastissimo, degno di ogni GDR free-roaming, dove una variabilità di paesaggi e anche di nemici da affrontare rendono tutto molto più intrigante e non annoia il videogiocatore nonostante l’elevatissima longevità.

Ancora Gamebryo
Molti sanno che il motore grafico utilizzato per Fallout: New Vegas è lo stesso adoperato per realizzare il suo predecessore Fallout 3, il Gamebryo. Nel complesso il dettaglio è migliorato, soprattutto per quanto riguarda l’ambientazione molto più curata. I colori sono molto diversi rispetto a quelli utilizzati in Fallout 3 che avevano tonalità grigiastre e fredde; qui siamo in presenza di una palette di colori caldi che vedono una prevalente alternanza di marroni di diverse intensità che rendono alla perfezione l’idea del paesaggio torrido e devastato. Le strutture abbandonate sono realizzate in modo molto dettagliato, e danno il giusto tocco di desolazione che serve per dare ancora più intensità all’atmosfera post-apocalittica. Nonostante tutto ciò però questo titolo non riesce ad eccellere e ad andare di pari passo con i titoli del momento.
I movimenti rimangono fluidi ma poco credibili, soprattutto per quanto riguarda la corsa dove a volte sembra che il nostro personaggio voli sul terreno. Le skin dei personaggi sono più dettagliate ma ancora manca quel tocco che serve per dare, soprattutto agli umani, quella spinta in più per raggiungere la perfezione. Ciò invece non si può dire per i robot, dove piccolissimi dettagli come ruggine, graffi e ammaccature riescono a rendere un’idea di realismo più convincente rispetto a quanto detto poco fa.
Un complimento non da poco va però fatto per l’ottima realizzazione di New Vegas, che con tutte le sue luci al neon, lampadine ed insegne gigantesche riesce ad incantare e ad affascinare il videogiocatore.
Una piccola parentesi va aperta per parlare dell’inquadratura. Se decidiamo di affrontare le nostre avventure in terza persona avremo in alcuni momenti difficoltà nel prendere la mira, in quanto il mirino va a sovrapporsi con la testa del nostro personaggio rendendo impossibile la visione del nemico che abbiamo davanti. Tutto ciò ovviamente non accade con l’alternativa della visuale in prima persona.
Per quanto riguarda l’audio invece nulla da dire: colonna sonora ottima, che riesce a far sentire il videogiocatore al centro dell’avventura, e doppiaggi ben realizzati danno a Fallout: New Vegas un buon punto in più.

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Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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