Drakengard 3 – Recensione

Drakengard 3 si rivela essere un prodotto discreto, afflitto dai soliti problemi tecnici tipici di queste produzioni e da un gameplay che strizza molto l'occhio al button mashing. La trama ben strutturata, anche se molti non riusciranno a seguirla per bene a causa della mancanza dell'italiano e della scelta di narrarla durante le parti giocate, unita ad una linearità quasi disarmante minano quello che poteva diventare un ottimo prodotto, se solo fosse stato più rifinito e vario. Ad infierire ulteriormente troviamo un prezzo proibitivo per un prodotto in Digital Delivery e l'audio originale in giapponese venduto come contenuto aggiuntivo a parte (o compreso nella collectors edition). Un titolo, dunque, solo per appassionati del genere e per fan sfegatati del brand. Tutti gli altri valutino bene l'acquisto.

Di rado capita che alcune saghe esplicitamente nipponiche raggiungano il vecchio continente, anche se non portano nomi altisonanti e conosciuti ai più. Questo è anche il caso di Drakengard 3, terzo capitolo e prequel dell’apprezzata (in terra natìa) saga a base di draghi, che si inserisce nel genere degli Action-RPG.

Un mondo in pace
Iniziamo le nostre avventure impersonando Zero, nostra Eroina durante le vicende in marcia per eliminare le sue cinque sorelle per motivi a noi inizialmente ignoti. La nostra protagonista, dopo aver ucciso il narratore della trama nelle fasi iniziali, mette in rotta l’esercito nemico grazie all’aiuto del fidato compagno Drago. Dopo alcune brevi battaglie ci troveremo a fronteggiare le sorelle in un combattimento all’ultimo sangue, dal quale usciremo sconfitti e dovremo battere la ritirata per guarire dalle profonde ferite causateci dalla battaglia.
Trascorre un anno, nel quale la nostra protagonista recupera a pieno i propri poteri e decide di imbarcarsi nuovamente verso lo sterminio delle odiate sorelle
, accompagnata sempre dal fedele drago (anche se ad ora ancora cucciolo). Questo è a grandi linee l’incipit dell’avventura, che inizialmente ci lascerà parecchio spiazzati sia per l’ottimo insieme di piccoli colpi di scena che per la totale assenza di grandi informazioni sulle motivazioni che ci portano ad intraprendere questo viaggio. La protagonista e le sue sorelle vengono chiamate Intoner e posseggono poteri divini, poteri che hanno permesso alle sorelle di Zero di eliminare i conflitti dal mondo e ristabilire la pace.

A far da collante e a spiegare progressivamente i motivi che ci spingono ad avanzare saranno i dialoghi con il compagno Drago e con i vari compagni che recupereremo strada facendo. Quasi tutta la narrazione si svolge infatti durante le fasi di gioco vere e proprie, mediante lo scambio di battute tra i vari NPC e la protagonista, o tra i vari NPC stessi, andando sia a delineare degli ottimi personaggi, con motivazioni e caratteri molto diversi, che a dare un quadro più completo del mondo di gioco. A complicare ulteriormente un quadro già di per sè non chiarissimo ci pensano ben quattro finali ed altrettante linee narrative, che si sbloccheranno al completamento della prima linea narrativa. Questo aumenta la longevità, e se ci aggiungiamo questo anche le missioni speciali che si sbloccano di livello in livello avremo a che fare con questo titolo per un totale di ore ben più alto rispetto alla media della generazione.


Sangue e framerate
Il titolo si presenta agli occhi del giocatore con un design degno di nota e con personaggi ben realizzati, sopratutto per quanto riguarda la protagonista ed i personaggi principali in genere, lasciando in secondo piano i nemici comuni, meno complessi ma tutto sommato accettabili. Gli ambienti spaziano, invece, da lussureggianti foreste a templi, passando per porti, città diroccate e deserti. Purtroppo qui sopraggiungono le problematiche, ossia una realizzazione degli stessi molto aprossimativa, con mappe di gioco molto limitate e lineari, poco complesse e quasi completamente statiche, prive di qualsivoglia effettistica complessa, ad esclusione di un paio di casi.
Anche il comparto texture non risulta essere dei migliori, presentando texture di discreta fattura ma tremendamente piatte. Buone invece le animazioni sia dei nemici, sopratutto di quelli più imponenti, che dei personaggi chiave e dei boss, ed ottimi gli effetti di luce delle varie abilità sia nemiche che alleate. Purtroppo il framerate, nonostante la povertà visiva, soffre di diversi rallentamenti, spesso anche in situazioni di totale calma, andando ad inficiare sia l’aspetto visivo che il gameplay.
Ottimo invece il comparto audio
, che porta con sè ottimi effetti sia per le armi che per le magie, ed altrettato ottime le musiche, sempre di grande impatto e con ottimi temi. Molto valido anche il doppiaggio, purtroppo solo in inglese, ma che non ci fa rimpiangere la mancanza dell’audio Giapponese, che purtroppo è venduto a parte a ben 4,99 € o compreso nella collector’s edition del titolo.

Musou, JRPG o semplice action?
Pad alla mano, il feeling che si prova giocando a Drakengard 3 ricorda molto sia gli Action Game che i Musou (che per chi non lo sapesse sono il genere di titoli a cui appartiene Dinasty Warriors), anche se non rientra a pieno in nessuno dei suddetti generi. La struttura degli ambienti come vi abbiamo accennato poco sopra è decisamente lineare, con lunghi corridoi dove affronteremo piccoli contingenti nemici che si alternano ad aree più ampie dove affronteremo, solitamente, ondate di nemici maggiori o nemici particolarmente coriacei.
La nostra protagonista è dotata di due tipi di attacco, uno leggero ed uno pesante che consuma la barra di vigore, posizionata sotto i punti ferita. La stessa viene utilizzata anche per parare gli attacchi nemici, costringendoci a ponderare bene l’utilizzo degli attacchi più potenti e riducendo gran parte della nostra avventura ad una pressione continua e ripetuta del tasto quadrato, dedicato all’attacco più leggero. Altro nostro prezioso alleato è il tasto della schivata, che accoppiato con il lock-on ci permette di districarci da gran parte delle situazioni. Anche il lock-on e la schivata non sono però perfette. Il primo blocca automaticamente il nemico più vicino, a prescindere che lo stesso sia all’interno o meno del nostro campo visivo, mentre la schivata spesso ci porta a girare intorno ai nemici in maniera abbastanza comica.
Di buon livello le sessioni contro i boss, che ci permettono di sfruttare il potere del nostro drago in sessioni sia dal gameplay lineare, dove ci troveremo in situazioni simili ad un After Burner, che dalla struttura più convenzionale nelle quali dovremo sterminare tutti i nemici presenti o semplicemente attaccare il boss, trovandone il punto debole. Queste aggiungono un po’ di varietà ad un gameplay altrimenti abbastanza piatto.
Arriviamo dunque a parlare della minima parte ruolistica del titolo, ossia le armi. Queste sono presenti in elevata quantità e si suddividono in quattro categorie, ognuna con le proprie peculiarità. Queste sono potenziabili fino al livello 4 mediante l’investimento sia del denaro raccolto nei livelli che di alcuni materiali, recuperabili completando gli incarichi bonus o all’interno dei forzieri sparsi per i livelli. La protagonista può portare con sè un’arma per tipo e ciò giova non poco alla varietà, visto che alcune situazioni richiedono l’utilizzo obbligato di uno strumento piuttosto che di un altro.

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Antonio Loparco
Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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