Call of Juarez: Gunslinger – Recensione

Call of Juarez: Gunslinger è il primo passo per riportare la saga verso i binari del vecchio west, ma il gameplay troppo caciarone e l'estrema linearità, unite ad una monotonia che sopraggiunge a circa metà del titolo, ne minano la fruibilità ed il divertimento nonostante alcune idee veramente interessanti che speriamo di veder applicate ad un eventuale seguito o ad altri titoli del genere. Un titolo senza infamia e senza lode, che merita attenzione se si è assolutamente assuefatti dall'epoca storica e dai Cowboy o se si cerca uno Shooter semplice e lineare con il quale riempire brevi lassi di tempo.

Il vecchio West è sempre stato uno dei periodi storici più carichi di mistero e fascino, con un’ampia schiera di fedeli seguaci, ampliatasi negli ultimi anni grazie alle produzioni videoludiche che ne traggono ispirazione, come la saga di Rockstar “Red Dead” o come la saga di Techland, pubblicata da Ubisoft, Call of Juarez. In questa nuova recensione ci accingiamo a sviscerare quanto più possibile l’ultimo nato di quest’ultima serie, Gunslinger, titolo dedicato al solo mercato digitale e venduto a prezzo budget. Sarà questo il titolo che risolleverà la saga almeno ai livelli dei primi due episodi?

C’era una volta il West…
Il titolo apre il sipario presentandoci il nostro protagonista, Silas Greaver, vecchio cacciatore di taglie, ritrovatosi a passare per un vecchio saloon della cittadina di Abilene, che impareremo presto a conoscere. Sedutosi a bere un bicchiere, viene riconoscito e subito accerchiato da tutte le persone del saloon, ansiose di sentire le storie del leggendario cacciatore di taglie. E’ qui che inizia la nostra storia; tutto il titolo è un susseguirsi di flashback, dove noi rivivremo le più grandi avventure del protagonista, mentre le fasi ambientate nel saloon saranno semplici disegni, di ottima fattura, che serviranno più da collante tra una missione e l’altra che non per definire una “trama”.
Durante il susseguirsi degli eventi avremo a che fare con vare icone e leggende vissute nel vecchio West, tra i quali spiccano Billy The Kid, Butch Cassidy e Lupo Grigio e visiteremo ambientazioni di ampio richiamo per il genere, come canion, miniere e piccole cittadine perfettamente identiche a quelle viste nei vari film del genere.
Purtroppo, oltre ai buoni personaggi, la trama non si rivela granché incalzante, risultando un mero pretesto per farci vivere situazioni più o meno al limite del verosimile, anche se i piccoli colpi di scena dovuti al contrasto spesso acceso tra quanto ricorda il nostro protagonista ed i dubbi che sollevano i curiosi del saloon fanno sì che ci troveremo spesso a ripercorrere la medesima missione, ma da punti di vista differenti.

Spara che ti passa!
Per quanto concerne l’aspetto prettamente videoludico Gunslinger si rivela uno shooter di stampo classico, anche troppo per certi palati. Le trovate introdotte da Techland sono lodevoli ed ampliano leggermente l’approccio che il giocatore può tenere nei vari scontri, oltre ad intervenire sull’elementare sviluppo del personaggio. Questo non va minimamente ad influire sulle dinamiche complessive, che ricordano i vecchi titoli simpaticamente nominati “Shooter Gallery”, dove il nostro unico scopo consiste nell’avanzare verso la meta uccidendo tutto ciò che ci si para davanti; a questo aggiungete un’intelligenza artificiale che spesso si limita a ripararsi dietro oggetti che lasciano ampie zone del corpo scoperte, una totale assenza di azioni di concerto, un quantitativo immane di munizioni ed un sistema di combo e punteggi ed avrete idea di che prodotto vi troverete davanti.
L’aver puntato sul pedale dell’arcade ha però giovato alla produzione, pur sacrificando la varietà che distingueva i primi capitoli. Qui dovremo sì completare le missioni, ma dovremo farlo concatenando più uccisioni possibili ed utilizzando le innate abilità del nostro protagonista, che altro non sono se non due tipi di bullet time, che si ricarica con le uccisioni o semplicemente aspettando. Il primo, quello che si ricarica con le uccisioni, rallenta l’azione e ci permette di evidenziare tutti gli ostili nel nostro campo visivo, rendendoli presto bersagli facili, considerato poi che muoiono istantaneamente anche se colpiti di striscio; il secondo invece ci permette di schivare un colpo che altrimenti risulterebbe per noi mortale, e si ricarica con il semplice trascorrere del tempo. A cercare di variare l’azione troveremo anche dei simpatici Quick Time Event (QTE) che ci permetteranno, in dati punti, di concatenare uccisioni lampo e sufficientemente spettacolari, anche se in fin dei conti lasciano il tempo che trovano. Pregevole l’idea di un sistema di sviluppo del personaggio, per quanto elementare e ridotto all’osso, permettendoci di scegliere tra tre alberi distinti relativi alle pistole, ai fucili a pompa o alle armi da maggior distanza, come fucili e carabine ed altre. L’avanzare nei livelli di una determinata classe ci permette di sbloccare perk molto utili, come ricariche velocizzate, maggior durata del bullet time e versioni delle armi più potenti.
Infine, che gioco western sarebbe senza i classici duelli all’ultimo sangue? Qui ne troverete diversi, tutti ben realizzati e gestiti in modo ottimo; dovrete utilizzare gli analogici per focalizzarvi sull’avversario e per avvicinare la vostra mano alla pistola in modo da avere a disposizione quei pochi decimi di secondo che possono fare la differenza. Il tutto così descritto non sembra granchè, ma in realtà ogni duello è veramente ottimo e riesce a ricreare ottimamente la tensione del momento.

Wild Wild West…
L’aspetto tecnico del titolo ci ha lasciato piacevolmente colpiti
, sopratutto trattandosi di un titolo solo in digitale; non siamo ai livelli di un FarCry 3 Blood Dragon, ma l’impatto complessivo è più che dignitoso e la grafica volutamente sporca e granulosa non fa altro che aumentare l’impressione di trovarsi di fronte ad una vecchia pellicola western. La mole poligonale non è certo spaventosa e la linarità dei livelli va a nascondere i limiti del motore di gioco, ma nel complesso ci possiamo definire soddisfatti dall’aspetto grafico e stilistico del titolo.
Tra i difetti
più consistenti segnaliamo diverse compenetrazioni ed un sistema di collisioni che ogni tanto non ci fa colpire un avversario chiaramente sulla linea di tiro, oltre che a tempi di caricamento discretamente lunghi.

Ottimo l’audio ed il doppiaggio, solo in inglese, sottotitolato in italiano, anche se decisamente falsato rispetto a quanto detto in lingua originale dai personaggi.

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Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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