Bioshock Infinite – Recensione

Bioshock Infinite non lascia assolutamente alcun dubbio. Il terzo capitolo made in Irrational Games continua a mantenere alto lo standard qualitativo di questa saga. Il cambiamento radicale di ambientazione non ha scalfito assolutamente la produzione, ma anzi ha dato nuovi spunti ed una boccata d'aria fresca a questa serie che già era posizionata tra gli alti piani delle classifiche videoludiche. Infinite riesce ad incollare allo schermo il giocatore con una trama solida e ricca di misteri, ma ciò che sicuramente incanta più di tutto è la maestosa realizzazione della città di Columbia, così come lo è stato al suo tempo per Rapture. Il gameplay, forte di una solida base già collaudata, è stato arricchito con qualche piccola seppur azzeccata novità. L'unico punto che un pò stona con l'intera produzione è l'I.A. che, di conseguenza, punta verso il basso la difficoltà del titolo (fatta eccezione per la modalità 1999, veramente ardua). Tutto questo però passa in secondo piano: Irrational Games colpisce ancora confermandosi sinonimo di qualità facendo centro con un altro titolo da tripla A. Complimenti!

Originalità, qualità grafica e divertimento sono tre importanti aspetti che si cercano in un videogame. Non tutti riescono ad essere il concentrato di tutte e tre queste peculiarità, ed infatti molti titoli non raggiungono gli apici qualitativi proprio per la mancanza di una o più di queste caratteristiche.
Alcune software house invece si impegnano per garantire standard sempre elevati, e questo è il caso di Irrational Games che sin dal primo Bioshock è riuscita a dare al videogiocatore una serie di elementi nuovi e che messi insieme hanno dato vita ad una serie videoludica che ha meritatamente riscosso molto successo. Prima su tutte, oltre alla trama, un’ambientazione che inizialmente ha destato molta curiosità: Rapture, una città sommersa fuori dai canoni di ogni titolo sino ad allora avuto sui nostri schermi e che riesce ad unire l’arte con il gaming grazie ad un design molto originale.
Con Bioshock Infinite, terzo capitolo della serie, ci si sposta completamente andando dai profondi abissi alla città volante di Columbia, cambiando in toto l’approccio scenico delle ambientazioni. Siamo quindi di fronte ad uno di quei cambiamenti che spesso e volentieri fa storcere il naso ai giocatori, scopriamo quindi se il team di sviluppo è riuscito a mantenere salda la qualità di questa serie nonostante questa drastica manovra di stile.

Voliamo su Columbia!
All’inizio di Bioshock Infinite avrete sicuramente la sensazione di aver sbagliato disco nella vostra console, in quanto la prima scena proposta a schermo è senza ombra di dubbio un chiaro tributo al primo capitolo della serie. Siamo inizialmente a bordo di una piccola barca a remi, guidata da due misteriosi personaggi che ci portano verso un faro molto alto nel bel mezzo dei mari. Una volta approdati entreremo e saliremo su per questa imponente struttura fino ad arrivare in cima, dove dopo aver risolto un primo semplice enigma ci ritroveremo seduti su una sedia che ci scaraventerà nei cieli di Columbia. Questo più che gradito déjà vu desterà sicuramente qualche buon ricordo a chi ha giocato il primo capitolo della serie, dove in una scena pressochè identica venivamo immersi nelle profondità di Rapture.
Colui che impersoneremo è un ex agente, Booker DeWitt, che avrà come obiettivo quello di salvare una ragazza dal nome Elizabeth. L’azione diventa incalzante quasi sin da subito, ma la vera profondità della trama la scopriremo andando avanti nella storia. Gli spunti narrativi pensati da Ken Levine e dall’intero team di Irrational Games vengono man mano fuori e risultano essere sempre più interessanti ed intriganti, fino ad arrivare ad una parte finale che lascia senza fiato.
Molto della trama di questo terzo capitolo è incentrato sulla storia della città stessa. Columbia è stata ideata e costruita nel 1800 dal governo degli Stati Uniti ai fini propagandistici. Dopo la sua innaugurazione, nel 1912, iniziano però ad esserci alcuni disordini interni di natura politica che arrivano a scatenare alcune guerre interne. Questo progetto viene quindi abbandonato dagli USA e della città volante si perde ogni traccia.
Andando in giro per le strade di questa cittadina avremo l’opportunità di interagire con una quantità molto elevata di personaggi, ognuno dei quali è delineato con un proprio carattere più o meno bizzarro. Questi NPC che incontreremo, sia se hanno o meno un ruolo cardine nella trama, vanno a colorire ancor di più la caratterizzazione scenica della città stessa, che al contrario dell’apparente bellezza nasconde molti misteri.
Dobbiamo quindi complimentarci con il team di sviluppo per l’accuratezza con cui è riuscito a tessere una trama così approfondita ed ispirata, colma di azione e di colpi di scena per tutte le sue 10/12 ore di gioco. Ricordiamo inoltre che una volta terminata la storia per la prima volta si avrà la possibilità di giocare alla modalità 1999, ideata prettamente per i veri hardcore gamer.

Novità di gioco
Il gameplay di Bioshock, vista anche la natura della nuova ambientazione, ha subito alcune modifiche che però non vanno assolutamene a scalfire la solida struttura a cui siamo abituati. La base di tutto è una meccanica tipicamente FPS condita ed arricchita da una serie di potenziamenti che è possibile applicare sia alle armi che alle “magie” a nostra dispozione.
Il cambiamento più rilevante dal punto di vista del gameplay è la presenza di Elizabeth, che accompagnerà il nostro DeWitt quasi per tutta l’avventura e che viene gestita interamente dalla CPU. Grazie ai suoi poteri è possibile infatti alterare l’aspetto ambientale del gioco creando ripari o ganci su cui ci possiamo appendere per raggirare gli avversari, aumentando e modificando il tatticismo dell’azione. Oltre a questo è anche possibile creare delle illusioni ottiche come esche o macchine che combattono e che vengono in nostro aiuto, come ad esempio le torrette mitragliatrici.
Non mancheranno inoltre i Vigor (ex Plasmidi) in grado di poter donare al nostro protagonista effetti magici molto utili negli scontri, soprattutto se contro una buona quantità di nemici. Per la gestione di questi Vigor è presente, nella parte bassa dello schermo, una barra che è possibile riempire trovando sparse per le ambientazioni bottigliette di Sali e che viene consumata proprio come le classiche barre del mana che siamo abituati a vedere in altri titoli. Per attaccare i nostri avversari non mancano inoltre una buona dose di armi da fuoco, ognuna delle quali con le sue caratteristiche e con un design che si mescola alla perfezione con lo stile grafico del titolo.
Ulteriore novità che va ad intaccare direttamente la meccanica di gioco è il gancio che abbiamo a disposizione per poterci appendere alle Skyrail, dei veri e propri binari sospesi a mezz’aria che possiamo sfruttare sia per muoverci velocemente da una zona all’altra di Columbia sia per allontanarci in modo repentino da un conflitto in caso di difficoltà. Durante la nostra sospensione in aria è inoltre possibile colpire gli avversari con le armi da fuoco o atterrare su uno di essi con un colpo corpo a corpo più vigoroso.
Uno dei lati verso cui Bioshock Infinite mostra il fianco è l’I.A. nemica non troppo brillante, e che spesso induce gli avversari ad effettuare movimenti decisamente poco strategici. Questo rende il livello di difficoltà del titolo non troppo elevato, ma si mantiene su uno standard medio che aumenta solamente negli scontri più concitati.
Parlando di antagonisti, il team di Irrational Games propone anche in questo terzo capitolo una buona varietà di nemici ognuno dei quali ha le proprie peculiarità e punti deboli. Tuttavia, fatta eccezione per alcuni casi, l’aspetto stilistico di coloro che ci troveremo a combattere non riesce a raggiungere gli alti livelli caratteristici che abbiamo potuto ammirare nei primi due capitoli della serie: il Big Daddy rimane un personaggio decisamente superiore da questo punto di vista.

Splendore tra i cieli
Dal punto di vista stilistico la cosa che subito viene in mente da fare è confrontare Rapture con Columbia, per trovarne differenze, pregi e difetti. Sinceramente parlando quando vidi per la prima volta la città sommersa rimasi veramente sbalordito dall’opera realizzata da Ken Levine ed i suoi uomini, ma anche sorvolando i cieli lo stupore è stato molto. Entrambe vantano una design di prim’ordine, con scelte stilistiche e registiche che messe insieme danno vita ad uno spettacolo per gli occhi. Forse Rapture ha dalla sua un maggior impatto visivo dal punto di vista dell’atmosfera, più cupa sicuramente, ma Columbia non scherza in fatto di dettagli e di panorami mozzafiato.
Nulla è lasciato al caso tra le vie della città volante, ogni angolo risulta essere una sintesi d’arte videoludica che ha poco da invidiare ad altri titoli, ma anzi fa scuola. Sicuramente noterete qualche imperfezione grafica, come qualche texture decisamente sottotono dal punto di vista qualitativo, o la presenza di un aliasing abbastanza marcato in alcuni punti, ma tutto questo va in secondo piano di fronte alla bellezza di quello che possiamo ammirare a schermo.
Infine il coparto audio, condito da un’ottima colonna sonora che accompagna l’intera avventura di DeWitt ed Elizabeth e che si mescola perfettamente all’avventura.

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Antonio Loparcohttps://www.playstationzone.it
Videogiocatore sin da piccolo, ho iniziato ad addentrarmi nel mondo videoludico con Amiga600. Pian piano ho provato varie piattaforme fino all'acquisto della prima PlayStation che è rimasta da sempre la mia console preferita.

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