Batman: Arkham Origins Blackgate Deluxe Edition – Recensione

Batman Blackgate altro non è che un porting senza infamia e senza lode, che si porta dietro tutti i difetti della versione portatile e che non aggiunge nulla di interessante al titolo già uscito su PS Vita. La trama che non decolla mai, il backtracking un po' forzato ed esagerato ed un aspetto tecnico non impressionante fanno il resto. Controbilancia tutto questo un prezzo molto competitivo ed allettante per chi non possiede PS Vita e vuole ingannare l'attesa per il primo capitolo next-gen di Batman. Un titolo per i soli fan accaniti dell'uomo pipistrello dunque, i quali si sentiranno a casa per l'ennesima volta.

Questo fine di generazione si sta portando con sè porting di ogni genere, ed anche il buon Batman ha avuto la medesima sorte: arriva così su home console la versione portatile del cavaliere oscuro con Batman Arkham Origins: Blackgate.

Metroidvania 2.5
Il cavaliere oscuro è tornato in gran voga negli ultimi anni, sia grazie al cinema che all’ottimo lavoro svolto in ambito videoludico con la serie Arkham. Blackgate prende spunto dalla saga principale per creare uno spin off per console portatili che modifica le dinamiche di base della saga, mettendoci nei comodi panni del Cavaliere Oscuro ma questa volta in un universo a metà tra il 2D ed il 3D.
Le vicende narrate si svolgono circa tre mesi dopo gli eventi di Origins, con il nostro protagonista costretto ad irrompere nel carcere di Blackgate, luogo in cui sono rinchiusi i più pericolosi criminali di Gotham, per fermare l’insorgere dei detenuti, capitanati da Joker, Maschera Nera ed il Pinguino. Dopo una fase iniziale che funge da tutorial, nella quale avremo a che fare con una fugace Catwoman, ci trovemero a dover scegliere in che ordine affrontare i nostri nemici, ognuno padrone di una zona ben definita del carcere. La sequenza scelta ci permetterà di ottenere un diverso finale ad ogni partita, in base a chi elimineremo per ultimo, andando ad allineare la difficoltà del titolo su di un unico livello, con una progressione della difficoltà degli scontri risibile. Questi infatti, punto focale delle produzioni domestiche, tornano qui in pompa magna, senza stravolgimenti o modifiche sostanziali. Di fatto ci troviamo davanti al medesimo combat system già visto negli altri titoli, preso di peso ed inserito in una struttura in 2D che si svolge su due piani paralleli, nei quali ci muoverermo senza soluzione di continuità, attaccando e venendo attaccati indipendentemente dal piano in cui ci troviamo, generando a video un effetto ben poco piacevole. Fanno ritorno anche le fasi stealth, anch’esse prese di peso per quanto concerne la dinamica dell’azione, i gadget e la visuale detective, ora rappresentata da un disco grigio che ci permette di scannerizzare porzioni della mappa in cerca di oggetti ed informazioni.
L’avanzamento nell’avventura risulta abbastanza lineare, nonostante un design dei livelli veramente complesso ed articolato, aspetto che si va ad approfondire e ad apprezzare dopo essere entrati in possesso dei tanti gadget del protagonista. In questo nuovo titolo i gadget saranno disponibili mediante l’esplorazione delle zone di gioco e una volta acquisiti ci permetteranno di raggiungere zone altrimenti non esplorabili ad un primo passaggio. Ciò comporta una massiccia presenza di backtracking, sia per proseguire nella storia che per raccogliere tutti i vari collezionabili presenti, arrivando ad annoiare ben presto a causa anche della definitiva disfatta dei nemici una volta sconfitti.

Un porting di tutto rispetto…o un mero porting?
Come abbiamo già sottolineato, il titolo altro non è che un mero porting della versione portatile del titolo, con aggiunte marginali qua e là che riguardano principalmente extra di scarso rilievo. L’aspetto tecnico non ha beneficiato di un balzo pregevole, presentando modelli poligonali scarni, texturizzati in maniera poco sopra la sufficienza e dotati di animazioni non fluide e tutt’altro che entusiasmanti. Ad appesantire ulteriormente un aspetto non eccellente troviamo anche la divisione del piano di gioco in due “righe” nelle quali muoversi e nelle quali gli stessi nemici si muovono, generando, spesso, situazioni inverosimili, come una parata che ci fa scivolare in profondità poichè il nemico che ci attacca si trova su un piano diverso dal nostro.
Il comparto texture ha ricevuto le maggiori cure, sopratutto per quanto riguarda gli ambienti, così come sono stati perfezionati gli effetti di luce, ma il tutto risulta ancora troppo slavato e poco dettagliato sopratutto se confrontato con i capitoli principali. Buono il doppiaggio (solo in inglese, almeno nella versione a noi fornitaci), ed ottime le vignette stile fumettone americano che fanno da collante per la trama. Del medesimo livello anche gli effetti sonori, piacevoli e ben posizionati.

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Loris "Asmodeus_Psycho" Mattiolo
Da sempre appassionato di Videogames ed affini, ha iniziato a giocare sull'ormai lontano Commodore 64 con mangiacassetta, passando poi per le varie console SEGA e Nintendo, approdando infine sulle console più recenti. Ama il buon gaming, i titoli single player, gli shooter e gli RPG, ma non disdegna nemmeno gli altri generi, purchè sempre strutturati attorno a delle trame coinvolgenti e che sviluppino principalmente il Single Player. Poco avvezzo al multiplayer per natura, con le dovute esclusioni, ed ancora estremo sostenitore dello Split Screen e delle partite tra amici.

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