Severed – Recensione

Sia per meriti propri che per mancanza di titoli (almeno qui in Europa), Severed si impone come uno dei migliori titoli disponibili per PS Vita. Abbiamo trovato tremendamente azzeccata l'unione di più generi, il sapiente utilizzo del touch screen della portatile Sony ed il delizioso stile grafico ispirato al folklore messicano. Nonostante la ripetitività delle meccaniche e la difficoltà non sempre bilanciata a dovere, il titolo firmato Drinkbox Studios è riuscito a convincerci appieno, meritandosi quindi il voto che trovate qui sulla destra. Un gioco su cui non avremmo puntato un centesimo ma che merita effettivamente di essere almeno provato.

Dopo il buon Guacamelee, il team Drinkbox Studios si è messo al lavoro su Severed, il titolo che andremo ad analizzare in questo articolo. Disponibile in esclusiva (temporale?) su PlayStation Vita, Severed promette di farci riaccendere la bistrattata console portatile di Sony. Bene, dopo la doverosa introduzione, ci sembra giusto lasciarvi alla recensione vera e propria.

severed5Riaccendiamo con piacere PS Vita!
Ispirato a leggende e folklore messicani, Severed racconta le avventure di Sasha, una ragazza che si trova in una di quelle situazioni che non augureremmo nemmeno al peggiore dei nemici. La protagonista si ritrova infatti senza un braccio, sola ed in cerca dei propri genitori e del proprio fratello, intrappolati in un mondo ostile. Nonostante tutto ciò, Sasha è quantomai determinata a compiere il proprio destino ed a combattere contro ogni mostruosità immaginabile.
L’incipit potrebbe anche essere considerato banalotto, ma riesce nell’intento di tenerci incollati al piccolo schermo di PS Vita, grazie ai risvolti narrativi ed al fresco gameplay che analizzeremo a breve. Abbiamo terminato l’avventura in circa 6 ore senza però esplorare a fondo il mondo di gioco e senza soddisfare le condizioni per sbloccare il finale segreto, quindi la rigiocabilità è assolutamente garantita.

severed3Piccoli Chef Tony crescono!
Il gameplay di Severed è composto da due elementi ben distinti ma amalgamati alla perfezione, ossia l’esplorazione ed il combattimento. La struttura nelle fasi di esplorazione è quella di un dungeon crawler in soggettiva, genere particolare ma già piuttosto apprezzato da noi in Dungeon Travelers 2.
Le somiglianze con il titolo appena citato e simili sono piuttosto marcate, la mappa di gioco è infatti composta “a caselle” ed in ognuna di queste stanze è possibile ruotare la telecamera e spostarci in quella successiva usando la levetta sinistra, la croce direzionale o i pulsanti d’azione frontali. Il resto delle interazioni durante queste fasi è gestito dal touch screen, tra le quali spiccano il tirare leve, raccogliere potenziamenti, chiavi ed oggetti di cura. Come da protocollo, il backtracking è piuttosto marcato ma mai esageratamente fastidioso, infatti spesso dovremo tornare sui nostri passi una volta acquisita una chiave, aperta una scorciatoia e via dicendo.
Parliamo ora invece del sistema di combattimento, banale e simile a Fruit Ninja in un primo momento, ma che ben presto si rivela articolato e particolarmente ispirato. Combatteremo contro uno o più nemici in simultanea, con visuale in prima persona e colpi inferti a taglio con l’ausilio del touch screen. Ogni nemico ha una barra di energia e un’indicatore che, una volta riempito, causerà un attacco nei nostri confronti. Per impedire che l’attacco vada a buon fine basterà, a seconda del tipo di nemico, eseguire un attacco o una parata muovendo le nostre dita nella direzione dalla quale proviene il colpo.
Mandando a segno una serie di colpi, si riempirà un’apposita barra di concentrazione presente sotto ai nostri punti vita che, una volta piena, ci permetterà di eseguire delle “fatality” ai nemici morenti. Queste mosse finali, se eseguite correttamente (trattasi di recidere in modo preciso delle parti del corpo dei nemici) fanno sì che gli avversari rilascino arti, occhi e via andare, che possiamo raccogliere per migliorare le nostre abilità. Tramite una pratica schermata possiamo infatti potenziare la protagonista in modo da renderci la vita più facile, specialmente in previsione delle fasi finali del gioco.
Le cose si faranno infatti complicate fin da quando il gioco ci metterà contro più avversari contemporaneamente, costringendoci a tener d’occhio le barre di attacco di ognuno e calcolare i giusti tempi per attaccare o parare i colpi inferti dai nemici. Fortunatamente il gioco ci viene incontro in tal senso in quanto avremo sempre ben visibili tutti i livelli di energia degli avversari, indipendentemente da chi stiamo colpendo in quel momento.
La curva di difficoltà è tendenzialmente ben calibrata anche se, nelle fasi finali, la stessa si innalza in modo troppo marcato e senza preavviso. A parte in questa occasione, il livello di difficoltà generale non è elevatissimo, visto che al game over ricominceremo dalla stanza precedente al combattimento appena fallito, con tanto di barra vitale completamente ricaricata.
A parte ciò, abbiamo trovato il gameplay di Severed accattivante e capace di non farci staccare facilmente, nonostante, in fin dei conti, non vi siano grandi innovazioni su nessun fronte. In ultima analisi, un altro grande pregio del gioco è che si presta per brevi sessioni, grazie a salvataggi costanti ad ogni stanza ed alla semplicità di base del sistema di gioco.

severed4Stile messicano 2.0
Inutile dire che, essendo ispirato al folklore del paese sudamericano, lo stile grafico di Severed ci ha fin da subito ricordato quello adottato in Guacamelee. Quindi, nonostante la natura tridimensionale del titolo che stiamo analizzando, la parte tecnica risulta di buona fattura e funzionale allo scopo. Tutto ciò grazie ad una direzione artistica di prim’ordine, un’azzeccata tonalità nei colori, animazioni più che valide ed una fluidità impeccabile. Questo stile potrebbe inizialmente dare l’idea di cozzare con l’atmosfera del titolo, ma vi garantiamo che non è affatto così.
Nulla da reclamare anche per quanto riguarda il sonoro, ben realizzato e coerente, sia per quanto riguarda la colonna sonora, che per l’effettistica in generale. Pur non essendoci molto da tradurre, la localizzazione in italiano non contiene sbavature di alcun tipo, al contrario di tanti titoli indie usciti di recente.

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Davide Begnihttps://www.playstationzone.it
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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