Annunciato da Bethesda durante la live pre-E3 2018, arriva finalmente su PlayStation 4 “Wolfenstein: Cyberpilot”!
Sviluppato da MachineGames, questo nuovo titolo (completamente VR) ci porta nel mondo del famoso brand “ammazza nazisti”. Wolfenstein: Cyberpilot ci immerge in una Parigi del 1980 conquistata dai nazisti, circa venti anni dopo gli eventi narrati in The New Colossus.
Noi siamo il Cyberpilot, un membro della resistenza con il  compito di hackerare le macchine naziste ed impiegarle in missione da remoto.
Dopo diverse ore passate ad ammazzare i nazisti, sono finalmente pronto a raccontarvi la mia esperienza in questa recensione. Buona lettura!

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Wolfenstein: Cyberpilot Wolfenstein: Cyberpilot Nessuna recensione 19,64 EUR

La nostra recensione di Wolfenstein: Cyberpilot!

Nel caso qualcuno non conoscesse la saga, Wolfenstein narra una realtà distopica nella quale i nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, dominando di conseguenza il mondo.
Wolfenstein: Cyberpilot è ambientato 20 anni dopo la fine di “The New Colossus” (secondo capitolo del reboot). La trama ha inizio con la presentazione del nostro personaggio, il Cyberpilot. Il protagonista è stato arruolato nella resistenza francese per aiutare i ribelli a distruggere la base nazista “Brother 3”. Il nostro compito è molto semplice, ricondizionare le macchine naziste (come  il PanzerHund) ed utilizzarle per la ribellione.
Gli eventi di questo capitolo sono leggermente collegati a quelli narrati in “Youngblood” (altro capitolo della saga uscito in questi giorni), anche se in maniera piuttosto superficiale.
Parlando di trama non posso sbilanciarmi ulteriormente. L’intero titolo è, purtroppo, completabile in circa due ore. Questo rende quasi impossibile parlarvi del titolo senza menzionare tutto ciò che esso contiene. Volendomi quindi limitare alle mie impressioni, credo che la trama risenta molto della breve durata dell’avventura. Risulta abbastanza palese come essa non sia il punto focale del titolo, ma lascia comunque un po’ di amaro in bocca. Più per la semplicità con cui tutto viene narrato che per gli eventi stessi.

Burn Nazi Burn

L’intero gameplay del titolo di MachineGames è strutturato in due fasi: ricondizionare i robot nella base ribelle ed utilizzarli in missione.
All’interno della base, in prima persona, abbiamo accesso a 4 piani della torre diversi l’uno dall’altro in base alla funzione. Seduti su di una sedia, possiamo cambiare piano tramite un’apposita leva. All’interno della base, il titolo ci guida a compiere diverse azioni seguendo la trama ed hackerando le macchine naziste. Il tutto risulta molto semplice, con una quasi monotona ripetizione delle stesse azioni per ogni macchina presente. Avendo ben poco da fare (apri la macchina, togli e reinserisci il chip), queste azioni non mi hanno coinvolto particolarmente. Inizialmente, pensavo che sarebbe stata una meccanica sempre più complessa man mano che si avanzava nella storia. Così non è stato.
Hackerata la macchina nazista, si entra nell’abitacolo di comando e si da inizio alla missione. L’abitacolo di comando funziona con dei comandi a distanza ed ogni macchina ha funzionalità differenti, anche se vengono utilizzate tramite gli stessi controlli.
Entrati in missione (una di seguito all’altra senza poter scegliere la macchina da utilizzare), ci viene spiegato il movimento libero (non a rotaie) e le funzioni della macchina. Ogni macchina ha un attacco principale, uno secondario ed un’abilità speciale ricaricabile nel tempo. Inoltre, ognuna di esse può auto-ripararsi tramite l’apposito comando.
I combattimenti risultano piuttosto avvincenti, soprattutto la possibilità di lottare a distanza ravvicinata contro altri robot enormi. Ciò che non riesco a comprendere è la scelta di produzione che è stata fatta creando Cyberpilot. Perché, parliamoci chiaro, il titolo è carino, divertente. Uccidere i nazisti in VR non è cosa da poco. Anche lo sfruttamento della macchine è particolare e veramente ben strutturato. E allora perché ridurlo così? Perché ridurlo ad un semplice e cortissimo passatempo? Poche macchine, poche missioni. Insomma, non dico che sarebbe dovuto durare 10 o 15 ore, ma almeno 5. Il tempo di poter sviluppare missioni più complesse del semplice avanza e uccidi. Magari con più macchine all’interno delle stesse. Non lo so. È un vero peccato, perché il potenziale dimostrato è enorme.

Difficile?

Avviando la campagna è possibile scegliere tra 3 diverse difficoltà: Normale, Difficile ed Impegnativa. Essendo l’unico motivo per cui avviare una nuova partita, oltre all’ottenimento dei trofei, mi sarei aspettato un maggiore divario tra le tre modalità. Il titolo risulta semplice anche alla difficoltà massima e l’IA nemica è inoltre piuttosto stupida. Basta nascondersi dietro ad un riparo per curarsi in tutta tranquillità.
Mi sarei aspettato di più. Almeno il senso di sfida. Se non altro durante i combattimenti. Ben realizzati, ma lasciano il tempo che trovano.

Robot e poligoni

Soffermiamoci, infine, analizzando l’aspetto tecnico generale.
Per quanto riguarda la mera qualità grafica, sono rimasto abbastanza soddisfatto da quanto realizzato da MachineGames. La base e le aree di missione sono ben realizzate (anche se un po’ spoglie), con ambientazioni suggestive e modelli di nazisti umani e robot incredibili. Vedere i robot nazisti da così vicino, col visore, è bellissimo.
Comparto sonoro di tutto rispetto, sia nella riproduzione dei meccanismi dei robot che nell’utilizzo delle armi.
Wolfenstein: Cyberpilot è completamente doppiato in italiano. Un doppiaggio comunque ben realizzato, anche nell’utilizzo dell’accento francese.
L’intero prodotto appare stabile per quanto riguarda il frame rate ed anche il lavoro di rifinitura non mi ha fatto riscontrare alcun bug.
Prossimo allo zero anche il motion sickness. Sono stato colto impreparato solamente negli spostamenti nella base, cambiando piano. Niente di continuato comunque.
Concludendo, il titolo è completamente giocabile sia con il Dualshock 4 che con i controller Move. Su questo proposito, però, mi vedo costretto a consigliare al 100% l’utilizzo dei Move. Considerando che l’intero gameplay è strutturato sull’utilizzo di entrambe le mani, è veramente scomodo muovere il pad per agguantare i comandi dei robot. Con i Move risulta tutto molto più semplice, sia per le piccole azioni nella base che nei combattimenti.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
6.5
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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