Divenuto fruibile anche senza PlayStation VR, grazie all’ultimo aggiornamento uscito, cogliamo l’occasione per portarvi le nostre impressioni su Bow to Blood!
Sviluppato dal team indipendente Tribetoy con sede negli Stati Uniti, Bow to Blood: Last Captain Standing ci mette nei panni del capitano di navi volanti chiamato “Freelancer”. Il nostro obiettivo è quello di diventare campioni dell’Arena.
Non sapendo esattamente cosa aspettarmi mi sono subito gettato nel gameplay, trovandolo molto più profondo di quanto mi aspettassi.
Che altro? Mettetevi comodi ed iniziamo!

La nostra recensione di Bow to Blood!

Per prima cosa, cos’è Bow to Blood?
Bow to Blood: Last Captain Standing è un titolo piuttosto particolare. Facendola semplice, voi siete il “Freelancer”, un concorrente di un reality show. Questo show consiste nell’utilizzare la propria nave volante per ottenere punti, come vi spiegherò in seguito, e diventare “Campioni dell’Arena”. Il reality è suddiviso in più “puntate”, ognuna di esse è composta da due competizioni. Al termine di ogni puntata, i concorrenti dovranno votare su chi eliminare tra i due concorrenti con meno punti.
Essenzialmente, Bow to Blood è proprio questo. Una lotta “all’ultimo punto” per aggiudicarsi il titolo di campione.
Ciò che rende veramente particolare il titolo è l’intelligenza artificiale di cui sono dotati i concorrenti. Ognuno di essi è dotato di una personalità, che varia da partita a partita, la quale ne modifica il comportamento durante l’intera competizione. Il tutto si basa infatti sul rapporto con gli altri concorrenti. Aiutarli li renderà amichevoli ed ostacolarli li renderà nemici. I concorrenti creeranno alleanze durante il reality, andando a modificare l’approccio che adotteranno nei tuoi confronti anche in base alle amicizie tra gli stessi NPC. Questo apre a moltissime possibilità durante l’intera partita. Potrete fare il doppio-gioco, mentire, rubare, barare e così via. Insomma, tutto ciò che può aiutare il Freelancer a vincere il titolo.
Detto francamente, mi sono bastate un paio di partite per notare la ripetitività di certe azioni. Nonostante i concorrenti possano cambiare alleanze e così via, il loro comportamento individuale e la loro varietà nei dialoghi è piuttosto risicata e monotona. Questo porta sì ad una maggior immersione all’interno del titolo, ma anche ad una ripetitività che dopo qualche partita potrebbe stufare.
Ciò detto, ogni partita ha una durata di circa 3 ore. Sempre che non veniate eliminati prima dai vostri avversari.

Sì, signor capitano!

Parlando del gameplay, ci troviamo di fronte ad uno “sparatutto” molto semplice. In pratica, il gioco ci mette a comando di una nave volante dotata di moltissime armi. Si può sparare con i cannoni laterali, con dei laser frontali, alzare gli scudi e così via. Niente di incredibile ma comunque funzionale al nostro giocare.
Molto più strutturata è invece la gestione della nave e della gara.
La nostra nave volante è dotata di un pannello centrale, nel quale sono mostrate tutte le statistiche di salute e attacco della stessa. La nave ha tre scudi rigenerabili che la circondano. Ognuno di essi protegge una delle tre corazze, disposte sugli angoli della nave, le quali proteggono lo scafo. La distruzione dello scafo comporta la squalifica dalla partita della giornata, impedendo di conseguenza di ottenere punti. La vita della nave rimane la stessa durante tutta la “giornata”, obbligandoci a valutare attentamente i rischi prima di gettarci a capofitto in uno scontro col nemico e rischiare di perdere punti.
Insieme a noi, sulla nave sono presenti due compagni. Possiamo scegliere in qualunque momento a quale postazione della nave farli lavorare, cambiandone la velocità, la rigenerazione degli scudi o l’attacco, in base alla loro posizione.
Ogni giornata del reality si apre con un evento “aperto”. Il nostro Freelancer deve esplorare un’arena alla ricerca di una chiave, la quale è necessaria per proseguire nella seconda sfida. Sta a noi decidere quanto rimanere in quest’area, per accumulare punti, rischiando di danneggiare la nave ed avere problemi in seguito. Le arene non sono molte, altra problematica di rigiocabilità limitata.
Il secondo evento è casuale e varia da giornata a giornata. Potreste dover gareggiare in una corsa, distruggere un nemico molto potente, resistere a delle ondate ed altro. Questa seconda sfida sarà sempre condivisa con un altro concorrente, modificando la stessa in base al rapporto che avete con l’NPC.
In base alla prestazione, al termine di ogni puntata il miglior concorrente riceve una sponsorizzazione dagli spettatori. Questi sponsor donano armi molto potenti da utilizzare, in numero limitato, in ogni puntata successiva.
Giunti all’ultima “puntata”, i restanti tre concorrenti si devono sfidare in una battaglia all’ultimo sangue. Questa battaglia, però, è preceduta da un percorso nel quale ci attendono tutti i concorrenti eliminati durante la gara. In questo frangente il rapporto tra voi e gli eliminati risulterà fondamentale! Ogni ex concorrente può scagliarvi contro nemici o aiutarvi donandovi oggetti. Rendendo possibilmente la battaglia finale molto più facile o difficile del previsto.
Tutto questo, dopo la componente di ruolistica, è ciò che ho apprezzato di più di Bow to Blood. Decisamente particolare e strategico.

Con o senza PlayStation VR?

Sinceramente credo che Bow to Blood perda quasi il senso di essere giocato senza VR. Nonostante nella sostanza il titolo non cambi quasi per nulla, la totalità del gameplay viene modificata per rendere il tutto fattibile con il semplice Dualshock. Tutte le informazioni di cui avrete bisogno vengono spalmate sullo schermo, mostrando un HUD  ingombrante e poco funzionale.
Utilizzando il VR, nonostante abbia preferito il Dualshock ai controller Move, tutto risulta più semplice ed intuitivo. Potrete mirare semplicemente muovendo la testa e, inoltre, tutta l’interfaccia di gestione della nave è di fronte a voi, non occupandovi la vista, risultando molto più chiara e fruibile.
Insomma, personalmente valuterei l’acquisto solamente se siete intenzionati a sfruttare le potenzialità del PlayStation VR.

La tecnica dietro al videogame

Tecnicamente parlando Bow to Blood risulta abbastanza modesto.
Tutte le arene sono diverse ma molto semplici. Texture di bassa qualità ed un campo visivo veramente limitato, non permettono di godere a pieno dell’esperienza.
Comparto audio praticamente assente. Giusto una colonna sonora gradevole e la voce doppiata del presentatore del reality.
L’intero titolo è in inglese, compresi i testi. Se qualcuno avesse problemi con l’inglese, è avvisato!
Caricamenti nella norma e nessun calo di frame aiutano il tutto a scorrere liscio fino alla fine.
Concludendo, devo ammettere che Bow to Blood è stato il primo titolo VR con cui ho sofferto di Motion Sickness. Sarà per il muoversi freneticamente o per il dover girare la testa velocemente in maniera inversa ai movimenti della nave. Qualsiasi sia la motivazione, durante la mia prima prova ho dovuto interrompere per la nausea. Successivamente (e a stomaco completamente vuoto!) ho ripreso a giocare senza avere troppi problemi, ma se doveste soffrire parecchio la cosa, fate attenzione!

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.5
Nato già vecchio, Mirco entra nel mondo dei videogiochi fin dalla tenera età, passando le giornate a guardare il fratello giocare su computer. Non appena le mani divennero abbastanza grandi da impugnare un pad, nulla lo ha più allontanato dai videogiochi. Appassionato di quasi ogni genere videoludico, Mirco cerca di testare con mano ogni gioco che gli capita sotto tiro, dalle corse automobilistiche ai giochi di ruolo. Nonostante l'età avanzi inesorabile continua a pensare che il pad lo seguirà nella tomba.

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