Sono passati ormai ben due anni da quando è stato commercializzato PlayStation VR. Pur con il timore iniziale che la periferica facesse la fine di altri dispositivi ideati da Sony, i titoli non sono mancati e alcuni sono stati davvero di ottima fattura. Ma torniamo a 24 mesi fa.
Insieme al VR, su PlayStation Store fu pubblicato The Playroom VR, che conteneva una sorta di prototipo di un semplice quanto magnifico platform. Ironico che ci sia voluto così tanto tempo per vederne una versione completa e rifinita, ma finalmente ci siamo. Ecco quindi la nostra recensione di Astro Bot Rescue Mission.

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Astro Bot

Si torna nel mondo dei robottini con PlayStation VR e Astro Bot Rescue Mission! Ecco a voi la nostra recensione!

Come intuibile, i protagonisti di questo platform in VR sono i robottini resi celebri da The Playroom e relativa versione in realtà virtuale. Anche se sarebbe meglio dire che i protagonisti sono in realtà due, ossia noi e il robottino da noi controllato. Ma di questo parleremo a breve.
Il compito del nostro robottino, dopo che la navicella da esso capitanata viene danneggiata da un alieno, è quello di recuperare l’equipaggio e riparare il mezzo spaziale. Una trama banale più che mai, ma che serve come pretesto per dare il via all’avventura.
Avventura che, al netto del prezzo di vendita (e ai vari sconti), dura il giusto. Il titolo è infatti completabile in circa cinque ore progredendo nella storia e dedicando il giusto a collezionabili e sfide. Questo valore è destinato a raddoppiare nel caso in cui decidessimo di puntare al trofeo di platino.

Astro Bot

Astro Bot Rescue Mission è composto da un totale di 26 livelli, di cui 5 sono i boss dei relativi mondi, più il boss finale. Ognuno dei 20 livelli “standard” che compongono l’avventura sono all’apparenza dei lunghi corridoi nei quali è costruito il mondo di gioco. La progressione è di base lineare e sono poche le occasioni nelle quali si può tornare sui propri passi.
Ed è qui che entriamo in gioco noi e la VR. Il nostro robottino viene inquadrato dal giocatore, che a questo punto svolge una triplice funzione. Con i tasti è possibile muovere il personaggio, farlo saltare e colpire i nemici. Con il sensore di movimento e il touchpad si controllano dei gadget per interagire col mondo di gioco. E per ultimo, la testa serve sia per colpire o evitare oggetti diretti verso di noi, che per guardarci intorno.
Preso non come un qualsiasi platform, Astro Bot potrebbe non sembrare un granché, ma in realtà funziona divinamente nella sua semplicità. Con la levetta analogica controlliamo il personaggio, con X si salta e con quadrato possiamo colpire i nemici. Tolta la possibilità tener premuto il tasto del salto per oltrepassare ostacoli più ampi e danneggiare alcuni nemici, è davvero tutto qui.
I controlli sono precisi e responsivi ed è difficile sbagliare un salto non per causa nostra. Il senso di immersione dovuto al visore e la presenza di un’efficace ombra, rendono il tutto piuttosto godibile. Ad essere pignoli, qualche piccolo problema esiste, in particolar modo per alcune collisioni con i nemici, non sempre perfette come vorremmo.
La difficoltà è di base piuttosto bassa, grazie anche ai frequenti checkpoint. Il discorso cambia nel caso in cui vogliamo dedicare del tempo a trovare tutti i nostri compagni nascosti, oltre che completare i diversi livelli bonus e ottenere di conseguenza il platino.

Astro Bot

Negli anni abbiamo avuto modo di vedere diversi metodi per nascondere oggetti e collezionabili al giocatore. L’uso di una visuale fissa ha più di una volta funzionato come ottimo escamotage per lo scopo. In Astro Bot ciò assume dei connotati davvero divertenti. Nel momento in cui si ha il dubbio che possa esserci un robottino ben imboscato, basta letteralmente girarsi o sporgersi in qualsiasi direzione per avere una conferma della nostra intuizione.
A tal proposito, oltre che arrivare indenni alla fine di ogni schema, come prevedibile, lo scopo è quello di scovare i nostri compagni nelle varie aree. La maggior parte di essi è rintracciabile senza troppa fatica, ma alcuni sono stati nascosti con una genialità che ha pochi eguali. Ma non solo, ogni livello conta la presenza di un camaleonte (ancora più nascosto, solitamente) che sblocca una sfida.
Prima di parlarvi di questi livelli aggiuntivi, vorremmo dedicare qualche riga ai gadget. In alcuni casi il nostro pad si trasforma letteralmente, diventando un rampino, una pistola ad acqua e via dicendo. Come detto poco fa, il touchpad controlla tali strumenti. Striciare in avanti il touchpad spara ad esempio il rampino su appigli predefiniti, stordisce i nemici e funge da corda per il protagonista.
I boss sono enormi e i relativi livelli ben strutturati, anche se gli scontri si riducono quasi sempre ad imparare a memoria i relativi pattern di attacco. Non che ci saremmo aspettati nulla di diverso a onor del vero, ma crediamo che si sarebbe potuto fare di meglio in tal senso. Anche in questi casi è necessario sfruttare gadget e ambiente circostante per avere la meglio.
Tutto quello che vi stiamo descrivendo potrebbe risultare banale, ma vi assicuriamo che ci ha strappato più di qualche sorriso e stupito in molti frangenti. E non abbiamo voluto raccontarvi tutto, per non spoilerare certe situazioni che abbiamo veramente amato. E non poco, lo ammettiamo.
I contenuti endgame comprendono le già nominate sfide, ossia 26 livelli basati sulle missioni e boss della campagna. Esse rappresentano il picco di difficoltà del gioco e si compongono di sfide a tempo, a punteggio, più altre nelle quali non bisogna essere colpiti. Anche in questi casi si tratta spesso di trial and error e con un po’ di pazienza la si può aver vinta.
Come in The Playroom VR, esiste una sorta di sala giochi utile a spendere le monete raccolte nei livelli per acquistare oggetti. Tali oggetti non sono niente di più che abbellimenti, utili più per sbloccare i relativi trofei, che per uno scopo effettivo.

Astro Bot

Prima di entrare nel merito della grafica, ci sembra giusto parlare del motion sickness, visto che si parla di un titolo VR. Il fastidio generato dallo spostamento in avanti della telecamera è ridotto al minimo e i problemi di disallineamento visti nel prototipo di due anni fa sono spariti. Insomma, il fattore sbocco™ è praticamente nullo. Parola di giocatore che soffre come non mai di mal d’auto.
Visto su TV, il titolo non impressiona sicuramente al primo impatto. Non parliamo infatti di un titolo complesso a livello poligonale, né per quanto riguarda le texture. Una volta indossato il casco, il discorso cambia radicalmente. Abbiamo tra le mani un titolo colorato, animato in maniera impeccabile e stabile in termini di frame al secondo, quantomeno su PlayStation 4 Pro.
Splendide e ben caratterizzate sono anche le ambientazioni. Sia inteso, ci troviamo di fronte a cliché del genere in termini di mappe, nulla di nuovo in realtà, quindi. L’interpretazione data dagli sviluppatori in chiave “robottini” riesce a dare quel tocco di personalità che non guasta.
Ottima la colonna sonora che, pur non contando una gran varietà nei pezzi proposti, riesce ad amalgamarsi perfettamente con le ambientazioni e l’atmosfera in generale. Stesso discorso per gli effetti sonori, sempre azzeccati e coerenti.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
9.0
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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