Con ben due settimane di anticipo rispetto all’uscita, abbiamo messo le mani su Guacamelee! 2 e dopo averlo completato possiamo finalmente parlarvene confessandovi che si tratta di un titolo per il quale nutrivamo pochi dubbi, visto il nostro apprezzamento per il precedente capitolo e per Severed. Eccovi dunque la nostra recensione, figlia di un lungo ed approfondito test.

Guacamelee

La nostra recensione di Guacamelee! 2!!!

Sette anni dopo aver sconfitto il temibile Calaca, Juan, il luchador protagonista del primo capitolo, si gode la meritata pensione con moglie e figli. Siccome però la tranquillità è troppo mainstream, una nuova minaccia incombe sul Messico. Un certo Salvador vuole controllare l’intera nazione sudamericana facendo collassare il Mexiverso.
E lo vuole fare rubando dei potenti manufatti, così da rovinare ogni timeline di questa sorta di multiverso messicano. La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che il Juan della nostra timeline è l’unico rimasto in vita. Il nostro eroe viaggerà in uno degli universi paralleli, per porre fine al collasso di tutto il creato.
Che dire, abbiamo letteralmente adorato trama e ambientazione, grazie anche allo stile, agli esilaranti dialoghi e alle numerose citazioni presenti. Non farete infatti fatica a cogliere riferimenti a videogiochi, film e non solo. Come nel primo capitolo, viene sfiorata la genialità attraverso la rottura della quarta parete.
Abbiamo completato Guacamelee! 2 in circa 12 ore a difficoltà normale, bilanciando la progressione nella storia e l’esplorazione delle aree facoltative. Al solito, il monte ore è destinato a salire completando le mappe e la rigiocabilità è assolutamente garantita anche dalla presenza di un true ending. Una volta completato il primo giro, è inoltre possibile ricominciare il gioco in modalità difficile.

Guacamelee

Se avessimo avuto un limite di caratteri per descrivere il gameplay di Guacamelee! 2, lo avremmo definito come un ottimo more of the same. Squadra che vince, non si cambia, e questo seguito segue esattamente questa semplice regola. Il titolo mantiene quindi struttura e peculiarità del predecessore, ereditando però anche qualche difetto.
Il gioco si presenta essenzialmente come un Metroidvania con un pregevole sistema di combattimento corpo a corpo e marcati elementi platform. Il mondo di gioco prevede una vasta mappa colma di ostacoli e segreti da scoprire. Questi ostacoli limitano e allo stesso tempo incentivano l’esplorazione, essendo superabili solo dopo aver acquisito il giusto potenziamento.
Come nel precedente capitolo, il backtracking è naturalmente presente ma mai eccessivo, a meno che si decida di tornare nelle precedenti aree per esplorare passaggi facoltativi prima inaccessibili. La progressione nella storia principale è piuttosto lineare e quasi sempre chiara, seppur assolutamente non semplice in quanto colma di ostacoli e avversari.
I potenziamenti di base sono gli stessi visti nel primo gioco e prevedono comandi per distruggere alcune pareti, doppio salto, trasformazione in pollo e via andare. In tutto questo non mancano però delle novità, di cui vi parleremo a breve. Seppur in misura minore, i potenziamenti vengono talvolta ancora elargiti un po’ troppo in fretta.
Le fasi platform funzionano grossomodo nella stessa maniera che abbiamo imparato ad amare e odiare nel vecchio titolo. Grazie alla possibilità di cambiare liberamente dimensione, possiamo far apparire o scomparire appigli e piattaforme e per superare certi ostacoli è quasi sempre necessario concatenare più azioni, accompagnate da colorite e gratuite imprecazioni nelle aree avanzate.
Anche il combat system è essenzialmente quello già conosciuto, così come la struttura ad arena che fa da sfondo agli scontri. Salti, schivate, colpi normali, prese e attacchi speciali con il tasto cerchio (più le direzioni) compongono la base di ogni combattimento. Il tutto condito da nemici vulnerabili ad attacchi specifici e/o solo in una delle due dimensioni.
Non mancano nemici particolarmente fastidiosi e sbilanciati, come quelli che esplodono a tempo provocandoci ingenti danni, avversari che abbiamo già odiato nel primo capitolo. Per il resto, i comandi sono responsivi e precisi, specialmente se si decide di giocare con la croce direzionale.
È possibile nuovamente affrontare il titolo in multiplayer locale, possono liberamente entrare nella partita fino a tre amici. Il tutto è reso semplice e naturale grazie ad un ottimo sistema di drop-in e out, per il quale non serve uscire dalla sessione. Ognuno dei compagni eredita tutti i potenziamenti del giocatore uno e il loot è condiviso.

Guacamelee

Finora ci siamo concentrati nel descrivervi il funzionamento del titolo in riferimento al suo precedessore. Pur essendo, come già detto, un more of the same, non mancano ovviamente delle novità, atte ad aumentare la varietà e in generale rendere più piacevole la già ottima esperienza del primo capitolo.
Abbiamo apprezzato i nuovi geniali usi della fisica di gioco, grazie a zone dinamiche dove la dimensione cambia e al vento che varia direzione in base alla dimensione scelta. Le fasi platform godono di ulteriore varietà anche grazie all’introduzione del rampino, attivabile con il tasto triangolo e inizialmente difficile da gestire.
È stata migliorata anche la verticalità delle mappe tramite lo sblocco di un potenziamento in grado di scalare efficacemente le pareti. Di contro, alcuni muri presentano una specie di melma, che rende impossibile ancorarsi ad essi, scalarli ed effettuare i wall jump.
Queste novità si riflettono anche negli scontri, aggiungendo diverse variabili al già vario e profondo combat system. Ma non solo, abbiamo fin da subito notato la presenza di nuove tipologie di avversari. Uno su tutti, uno scheletro circondato da una bolla in grado di rallentare il tempo. Qualcuno ha detto “Braid”?
È stata data una maggiore importanza alla trasformazione in pollo, già presente nel primo gioco. Sono infatti presenti dungeon dedicati e più combattimenti affrontabili solo in questa forma a causa degli spazi ristretti. Di conseguenza, vi sono nuove abilità e mosse sbloccabili, oltre che potenziamenti specifici per il nostro pennuto.
Le abilità, sbloccabili con la valuta di gioco ottenuta dai nemici, prevedono cinque categorie. Esse non sono disponibili fin dall’inizio ma vanno sbloccate parlando con alcuni specifici allenatori incontrati durante l’avventura. Taluni potenziamenti si ottengono direttamente pagando, altri richiedono anche dei prerequisiti, come l’esecuzione di combo e il ritrovamento di bauli vari.
In base al nostro stile di gioco, possiamo quindi dare priorità alla difesa, alla stamina, all’efficacia delle combo e alla varietà delle mosse. La citata maggiore importanza data al pollo si riflette anche nelle abilità sbloccabili, grazie a un’intera categoria dedicata ad esso, alla quale consigliamo di dare importanza.
In ultima analisi, anche le aree segrete hanno letteralmente raggiunto una nuova dimensione. Evitando spoiler, sappiate che sono presenti aree in grado di stravolgere completamente il genere di appartenenza del gioco. Senza contare il già citato finale segreto, ottenibile portando cinque particolari oggetti in uno specifico punto.

Guacamelee

Abbiamo davvero poco da dire per quanto riguarda l’aspetto grafico di Guacamelee! 2. Lo stile inconfondibile di Drinkbox Studios dona al titolo un aspetto unico e caratteristico. L’amore degli sviluppatori per il folklore messicano è, come sempre, ben visibile in ogni singolo pixel che compone ognuno dei fotogrammi.
La grafica bidimensionale, per quanto presenti uno stile semplice, risulta pulita e definita, specialmente su PlayStation 4 Pro in 4K. Il titolo risulta renderizzato a 60 fps, non mostrando incertezze in alcuna situazione. Ottime anche le animazioni e nuovamente apprezzato l’uso della tecnica del parallax scrolling sui fondali.
Nulla da eccepire anche per quanto riguarda l’audio. Colonna sonora ed effettistica risultano ben realizzati e coerenti con stile e mondo di gioco. Nulla di grave, ma abbiamo notato un parziale riciclo della soundtrack del primo capitolo, oltre ad alcuni trascurabili errori di localizzazione del testo nella nostra lingua.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8.7
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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