Sono passati ben sette anni da quel Dark Souls che consacrò Hidetaka Miyazaki nell’olimpo dei game designer. Dopo quel gioiello grezzo che fu Demon’s Souls, From Software ebbe una vera e propria esplosione di popolarità proprio con il primo Dark Souls.
Un po’ per la trasformazione da esclusiva a multipiattaforma e in parte grazie a un miglior bilanciamento e level design rispetto al vero capostipite, il successo è stato davvero meritato. Nonostante l’uscita di due seguiti e di quel Bloodborne che ha reso la formula più action, il primo capitolo viene considerato ancora oggi insuperato sotto quasi ogni punto di vista.
Questo titolo risultava fino ad oggi l’unico della serie principale non uscito su PlayStation 4, vista la presenza sulla piattaforma del secondo e del terzo capitolo. Quello che vi proponiamo in questa nostra recensione è quindi il nostro parere su Dark Souls Remastered, testato sia su PlayStation 4 che sulla relativa versione Pro della console Sony.

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Dark Souls: Remastered (PS4)
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Dark Souls Remastered completa la saga su PlayStation 4 della famosa saga BANDAI NAMCO

Prima di analizzare e valutare il lavoro svolto in questa riedizione, vogliamo ripercorrere i motivi dietro al successo di questo titolo. Osannato, trattato alla stregua di un oggetto di culto, il primo Dark Souls aveva in effetti i suoi meriti, nel lontano 2011. Uscito in una generazione nella quale il livello di difficoltà medio dei giochi è sceso a livelli quasi infimi, la creatura di Miyazaki ha fatto breccia nel cuore di molti giocatori d’annata.
Tutto ciò grazie a un livello di difficoltà elevatissimo e appagante, ma allo stesso tempo frustrante all’inverosimile. Ma che, dannazione, era in grado di tenerci incollati allo schermo come pochi altri giochi al mondo. Una difficoltà causata dal respawn dei nemici, dalla scarsità di cure, dalla distanza tra un falò e l’altro. Ma pure dalla brutalità dei boss, in grado di devastare il giocatore al suo primo errore.
Un grande merito del primo capitolo fu sicuramente il suo level design, a dir poco meraviglioso, ricercato e coerente con sé stesso all’inverosimile. Una mappa aperta, liberamente esplorabile, con aree concatenate in modo geniale grazie alle scorciatoie in grado di facilitarci la vita. Una struttura perfetta, né troppo chiusa ma nemmeno troppo dispersiva come la maggior parte degli open world. Un modo di intendere il mondo di gioco che ha fatto scuola, vedi il recente God of War.
Dark Souls fu apprezzato anche per il relativo combat system, semplice e complesso allo stesso tempo, molto fisico e soddisfacente. Regolato oltretutto in modo sopraffino dalle statistiche in stile RPG che reggono l’intero videogioco. Tutto ciò unito a una struttura multigiocatore geniale, nata per caso da un’intuizione del già citato designer giapponese.

Dark Souls Remastered

Dopo aver riassunto cosa fu (e cosa è ancora oggi) il primo Dark Souls, è giunto il momento di analizzare cosa è stato cambiato per l’occasione. Partiamo dal presupposto che non sono state apportate modifiche strutturali, ma solo dei piccoli accorgimenti in grado di migliorare l’esperienza e facilitare la fruizione di alcune funzioni.
Se da un certo punto di vista preferiamo il fatto che non abbiano “toccato” nulla di fondamentale, rimane un pochino l’amaro in bocca. Sarebbe bastato infatti poco per ribilanciare alcuni errori fatti all’epoca, senza alterare minimamente le fondamenta del gioco realizzato da From Software. La difficoltà è, ad esempio, ancora determinata da alcune scelte poco condivisibili.
Nemici con stamina apparentemente infinita in grado di colpire attraverso le pareti, avversari che a causa del lock ci colpiscono “a perno” e via discorrendo. Difetti che sono ancora esistenti e che non ci stupiamo nel vederli non sistemati, a dire il vero, visto che questa versione rimasterizzata non è stata realizzata direttamente da From Software.
Ma torniamo a noi. In questa nuova versione è stato ottimizzato in primis il consumo di oggetti multipli. Se nel 2011 era necessario usare, ad esempio, un’anima per volta, ora l’operazione è molto più rapida. Possiamo infatti utilizzarne più di una in un solo colpo, alleggerendo il transito nel non sempre pratico menu.
A tal proposito, è ora possibile ridurre le proporzioni dell’interfaccia e del menu stesso. Questo è utile per eseguire alcuni settaggi e cambi di equipaggiamento in situazioni poco consone, senza che il menu copra completamente l’azione di gioco. È inoltre possibile gestire i patti direttamente dai falò, senza per forza dover tornare dai relativi committenti sparsi per la mappa.
Una novità ancora più gradita è rappresentata dalle migliorie nel comparto multiplayer. Oltre ad essere più stabile dell’originale, la componente online conta l’introduzione del sistema a password già visto in Bloodborne e Dark Souls III, utile per organizzare partite con gli amici. È inoltre possibile avere fino a sei giocatori in partita, ossia il giocatore, due alleati e tre nemici.

Dark Souls Remastered

Parliamo ora dell’aspetto che riteniamo il più importante nella riproposizione di un titolo “stagionato” come Dark Souls. Inutile negarlo, la grafica conta, ancor di più nella remastered di un gioco che di certo già nel 2011 non brillava dal punto di vista tecnico. Mettiamo subito in chiaro che non si tratta di un remake, quindi non ci si aspettava un lavoro certosino come quello ammirato nel recente Shadow of the Colossus su PS4.
Non è stato infatti modificato per nulla il conteggio poligonale, mentre le texture hanno giovato di una revisione davvero minima. Spicca sicuramente la brillantezza di alcune armature, così come una miglior resa di lava, fulmini, fuoco e dell’iconica nebbia. L’illuminazione e le ombre in generale danno idea di essere state migliorate, rendendo di fatto ancora più affascinanti luoghi come Anor Londo.
Eccezion fatta per queste piccole migliorie, ci saremmo aspettati molto di più dal punto di vista prettamente visivo, anche perché l’alta risoluzione mette ancora più in luce alcuni limiti. A proposito di risoluzione, Dark Souls: Remastered gira a 1080p su PlayStation 4 standard e a 1800p sulla versione Pro della console, upscalati a 4K. Non sono presenti opzioni relative all’HDR, purtroppo.
Abbiamo notato un eccessivo quanto non graduale popup di alcuni elementi dello scenario, oltre che di alcuni nemici. Per fare un esempio, superando un preciso punto al di sotto della scalinata centrale della già citata Anor Londo, sullo sfondo appaiono in un’unica soluzione oggetti e avversari. Elementi che scompaiono nuovamente tornando indietro a quell’ipotetica linea.
Avendolo testato su entrambe le console, confermiamo la bontà del lavoro dal punto di vista dell’ottimizzazione. Il titolo gira a 60 fps costanti anche in zone all’epoca critiche come la Città Infame, rendendo il gameplay decisamente più piacevole. Non siamo sicuri di ciò, ma abbiamo avuto la sensazione che il framerate elevato causi alcuni piccoli problemi nella rilevazione di alcune collisioni, alleggerendo inoltre la fisica, nulla però di grave come fu in Dark Souls II e relativo problema di usura dell’equipaggiamento su PS4.
Da elogiare i tempi di caricamento, rapidi e indolori sia al primo avvio, che usando il teletrasporto tra i falò, così come post-mortem. Ottimo in virtù dei numerosi decessi e spostamenti rapidi che accompagneranno ogni partita. La colonna sonora e gli effetti sonori sono come sempre di altissima qualità, esattamente come sette anni fa.

RASSEGNA PANORAMICA
Voto
7.4
Appassionato di console Sony, ha un debole per Sonic e per la saga di Metal Gear, ma in generale non disdegna nessun genere, eccezion fatta per la maggior parte dei giochi di ruolo e titoli sportivi. La sua carriera videoludica inizia a cavallo tra gli anni '80 e '90 su Master System e Game Boy, andando a toccare tutte le console casalinghe e portatili prodotte da Sega e Nintendo fino alla prima metà degli anni '90. È passato al lato oscuro di Sony grazie alla prima PlayStation, brand a cui si è affezionato da allora fino ai giorni nostri, pur avendo avuto delle piccole parentesi dedicate al mondo PC e ad altre console. Non ditelo in giro, ma ha un'insana devozione per il Mega Drive, console che spesso e volentieri ricollega alla TV in memoria dei vecchi tempi.

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