A Way Out – Recensione

A Way Out

Annunciato durante l’EA Play all’E3 2018, A Way Out è il nuovo prodotto dagli autori di Brothers: A Tale of Two Sons. Il progetto, capitanato da Jose Fares e sviluppato dal team Hazelight Studio, fa della cooperativa il suo punto di forza, tanto che la mossa di marketing adottata sia dalla compagnia che dal regista di Hollywood è stata focalizzata solo su questo aspetto. Il titolo promette ai giocatori un’esperienza cooperativa senza precedenti fondata sulla collaborazione dei due protagonisti che impersoneremo durante questa fuga di prigione. Ovviamente non vediamo l’ora di parlarvi di ogni aspetto di questo titolo nella nostra recensione, quindi basta con i convenevoli ed entriamo subito nel sodo.

La nostra recensione di A Way Out

Vincent è il nuovo arrivato all’interno di una carcere degli Stati Uniti del sud: condannato a una pena di quattordici anni, l’uomo è stato incastrato da Harvey, un criminale ben noto alle autorità. Qui il novellino conosce Leo, un altro prigioniero che sconta una pena di circa 8 anni per colpa di un affare andato male proprio con lo stesso Harvey. I due inizialmente fanno fatica a stringere amicizia ed è ancor più folle scommettere su una fuga organizzata tra due personaggi che a malapena si conscono. Ma ciò che rende sorprendente questo A Way Out è la narrazione degli eventi in cui i giocatori vengono coinvolti: la regia realizzata da Jose Fares, insieme alla sceneggiatura, rendono questo titolo sempre più intrigante nel proseguimento della trama.
La storia vede due uomini che condividono un obiettivo, che collaborano ma che, soprattutto, devono far fronte alle autorità che danno la caccia ai fuggitivi ma questo non basta per fermare i protagonisti, che si mostrano determinati ad andare fino in fondo con la loro vendetta. Entrambi hanno una casa in cui fare ritorno, dei familiari da proteggere ma soprattutto condividono lo stesso destino che li ha portati a conoscersi all’interno di quella carcere. Menzionata prima, la regia di Jose Fares si mostra spettacolare regalando alcuni primi piani che riescono a trasmettere al videogiocatore ciò che Vincent e Leo stanno provando in quel momento. La sceneggiatura si mostra all’altezza della regia, i personaggi secondari trovano spazio in alcuni dialoghi chiave della storia, i familiari dei due protagonisti sono la motivazione in cui il duo riesce a trovare la forza per agire contro tutto e tutti.
Ciò che sorprende all’interno della trama principale sono gli npc: dialogando con loro scopriamo delle piccole sotto trame, addirittura simpatiche per certi versi, ed interagendo nei panni di Vincent o Leo i dialoghi subiscono dei cambiamenti. Non c’è mai la ripetizione di una determinata frase, di un’opzione di dialogo uguale ad altre già viste prima, il tutto è pensato per scoprire ogni volta qualcosa di più sui due protagonisti e di ciò che noi veniamo a sapere con un determinato dialogo viene viene messo a conoscenza anche il nostro compagno d’avventura. Durante lo scorrere della trama è necessario anche tenere a mente le caratteristiche di uno dei due protagonisti: Vincent è ad esempio un fumatore ed appassionato di motori, Leo soffre invece di vertigini ma è un tipo piuttosto alla mano. Cosa ce ne facciamo di queste caratteristiche? Tenete a mente tutto ciò che conosciete del personaggio che state utilizzando, vi sarà d’aiuto per molti dialoghi e per scoprire qualcosa in più.
Insomma A Way Out possiede un comparto narrativo realizzato coi fiocchi, ogni interazione all’interno del suo piccolo mondo risulta sempre una novità dinanzi ai nostri occhi.

La particolarità di A Way Out sta nel gameplay, che si basa unicamente su una storia completamente percorribile in cooperativa grazie all’idea di base su cui è fondato il titolo. Basta infatti una sola copia per giocare in due e vivere l’esperienza a un prezzo davvero ridicolo se confrontato con la maggior parte dei titoli pubblicati attualmente sul mercato. Il gioco è diviso in split screen, permettendo ai giocatori di aiutarsi a vicenda per il proseguimento in alcuni spezzoni di gameplay; nelle fasi stealth, che si mostrano piuttosto semplici ma anche soddisfacenti, possiamo ad esempio sincronizzare gli spostamenteo per sfruttare al meglio le coperture o i cespugli per rimanere celati nell’ombra e abbattere silenziosamente il nemico. Il sistema di shooting si presenta come quello di un classico Third Person Shooter, in cui possiamo scegliere una sola arma da portarci sempre dietro, fino alla fine del gioco; il sistema di puntamento non è il massimo per il genere, ma bisogna ammettere che il titolo non è pensato per utilizzare le armi da fuoco, dato che per tutta l’esperienza raramente ne impugneremo una. Durante l’avventura ci viene anche data la possibilità di guidare alcuni mezzi ed in questi frangenti abbiamo trovato un sistema di guida è molto arcade; in queste fasi non dobbiamo per forza seguire un tracciato delineato, ma possiamo anche decidere di fare qualche piccola deviazione. Attenzione però ci son sempre gli inseguitori che ci danno del filo da torcere.
Il titolo presenta anche tanti QTE e per agire in alcuni punti i giocatori dovranno interagire coordinatamente su queste interazioni. Molto spesso il gioco permette anche di poter fare “da palo” al nostro amico, in modo che possa agire indisturbato.
Ciò che rende speciale questo titolo è il non ripetersi mai: nuovo capitolo, nuove azioni da fare, nuove interazioni e dialoghi con npc del luogo ma una chicca speciale che sono sicuramente i mini giochi. Disponibili in gran quantità, ognuno regala momenti di spensieratezza – ma anche un pizzico di infantilità da parte dei protagonisti – piuttosto vari. Dall’eseguire una home run in un campo di roulotte al giocare a un cabinato dentro un hangar, dalle freccette al lancio dei ferri di cavallo, insomma oltre al normale gameplay, il titolo ha anche altro da offrire. Sono inoltre presenti anche alcuni easter, una trovata sempre molto apprezzata dai videogiocatori.
La filosofia cooperativa adottata da Hazelight Studio in A Way Out si mostra innovativa e con molta probabilità detterà nuove linee guida sulla realizzazione futura di nuovi titoli cooperativi.

A Way Out

Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, il titolo riserva una regia veramente ben fatta. Lo split screen per molti può risultare un ostacolo ma in realtà, per come è stato realizzato, durante tutta l’esperienza di gioco non ha influito negativamente e anzi, spesso e volentieri ha regalato magnifiche inquadrature da due prospettive diverse. Il lavoro realizzato da Jose Fares risulta sorprendente, tanto da regalare un’esperienza cinematografica degna del grande schermo; purtroppo però non raggiunge tale qualità il comparto grafico, le cui texture non hanno un aspetto glorioso, ma nel complesso riescono a creare un buon ecosistema che soddisfa l’occhio del giocatore. Le animazioni facciali dei due protagonisti sono invece ottime, tanto da trasmettere al giocatore ciò che pensano i due protagonisti, così come il doppiaggio originale di buona qualità che in questa occasione viene accompagnato dai sottotitoli localizzati anche in italiano, in modo da poter seguire ogni dialogo senza troppa difficoltà.
Il gioco si presenta con un frame rate stabile e la colonna sonora non è affatto male, così come tutto il resto del comparto audio che si mostra ordinato anche quando si intraprendono due dialoghi contemporaneamente, senza finire in alcuna sovrapposizione.

RASSEGNA PANORAMICA
voto
8.8
Appassionato di videogiochi e anime sin da tenera età, il suo primo videogioco fu Super Mario 64 per Nintendo 64, col tempo si affezionò alle console di Sony partendo appunto dalla prima Playstation. Oggi è un cacciatore di trofei su Playstation 4, predilige gli sparatutto, i titoli di corse e i picchiaduro, ma gioca veramente di tutto!

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